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Bari, Piazza Cesare Battisti: la nuova piazza/giardino.

Piazza Cesare Battisti in una cartolina d'epoca (collezione Nico Tomasicchio)

La nuova città impone la reinvenzione di spazi urbani centrali con l’inserimento di funzioni che, nel caso specifico del parcheggio auto, hanno portato alla modificazione della piazza/giardino, cancellando i segni originari di giardino composto di semplici aiuole qual era per ridisegnarsi come area urbana abbellita da arbusti, rampicanti, pergolati, alberi, palme d’alto fusto e monoliti di pietra.

I nuovi segni urbani, in contrapposizione alla vecchia piazza/giardino, riguardano i monovolumi affiancati da squarci di rampe ritagliate nel suolo le quali non hanno in sè nessun segno architettonico, storico o contemporaneo, che li faccia interagire con gli edifici circostanti; la pavimentazione inoltre, nella maggior parte realizzata da grate per la ventilazione naturale dei piani interrati, emana un odore sgradevole e non risponde all’uso di piazza per l’uomo perché provoca, camminandoci sopra, la sensazione di vertigine.

Piazza Cesare Battisti, a sinistra l'Ateneo

Superati questi aspetti è opportuno considerare il nuovo spazio urbano rispetto al precedente. I più, forse, non ricordano la sensazione di giardino concluso tra edifici che, in modo mentale, allineavano la piazza/giardino alla grande e alle piccole corti interne dell’Ateneo storico. Le modificazioni hanno fatto perdere la sensazione domestica dello spazio urbano originario autocostruitosi nel tempo e nella storia tra l’Ateneo antico, il Palazzo delle Poste e l’Ateneo nuovo chiusi visivamente tra le vie Crisanzio e Nicolai.

La dimensione domestica e urbana aperta a tutti, la piazza/giardino l’aveva guadagnata nel tempo, con la storia, gli eventi, il sistema degli edifici universitari intorno a se. Quel luogo è stato, sempre, insieme alla gemella Piazza Umberto I, la piazza/giardino d’incontro dell’avanguardia alternativa politica e sociale della città. E’ stato il luogo delle discussioni e delle assemblee che, negli anni settanta/ottanta, hanno segnato lo sviluppo politico e sociale della città. Storia che dobbiamo ricordare e non cancellare alle nuove generazioni ponendo l’accento su che cosa è stato quel luogo e quell’Achitettura urbana composta nel tempo dalla storica e aulica facciata ottocentesca dell’Ateneo, il nuovo Palazzo delle Poste che incute ancor oggi timore reverenziale con le sue forme e i suoi materali e l’Ateneo moderno nato su pilotis e delimitato perimetralmente dalla cancellata bronzea, un’opera d’arte di Giuseppe Capogrossi.

L'ex Cinema Teatro Galleria visto da Piazza Cesare Battisti

Alla trama aperta della scultura bronzea sono stati annodati striscioni d’intere generazioni studentesche consapevoli che la conoscenza rendeva liberi e l’Università, luogo di scienza, conoscenza e pensiero rendeva possibile tale libertà maturando la convinzione che solo un nuovo pensiero politico e sociale, avrebbe potuto oltrepassare il muro di vetro che ci circondava e che ancora oggi riappare facendoci intravedere le possibilità ma negandoci la materiale attuabilità del nostro pensiero.

Quel luogo urbano ha avuto un’anima plasmata da storia, eventi, giovani che l’anno vissuta intensamente con la presenza fisica, i fogli ciclostilati in bianco e nero, le frasi e i graffiti, i ta tze bao, i Go Home all’America uscita sconfitta dal Vietnam, mentre in fondo alla piazza sulla via Crisanzio, nel cinema teatro Galleria, gli AREA i GENESIS e la PFM inondavano di suoni e poesia il pensiero studentesco.

Oggi la piazza, benché più contemporanea nelle sue funzioni, ricca di fiori, arbusti e alberi, non riesce ad essere corte aperta tra gli edifici dell’Università, perdendo quel carattere, quell’idea-anima e quell’odore-profumo dei giovani che l’ha caratterizzata per anni.

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