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Amianto all’Isochimica: diffidato il sindaco di Avellino

Un’inchiesta della redazione de “il Ciriaco” ha messo in luce la presenza di amianto, tutt’ora, nei capannoni dismessi ventitre anni fa, ormai, della Isochimica ad Avellino.

«Desta meraviglia e sorpresa – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale di circa 150 dei 330 ex operai Isochimica di Avellino – che a oggi non si sia ancora bonificato il sito e che non ci siano responsabili per le decine e decine di lavoratori, ma anche semplici cittadini, che si sono ammalati per patologie asbesto correlate per la insicurezza e la violazione delle norme da parte di Isochimica».

La Isochimica S.p.A., un’azienda creata dal nulla grazie ai finanziamenti del dopo terremoto che all’epoca colpì l’Irpinia, ha smaltito migliaia di quintali di amianto, a cielo aperto, proveniente dalla scoibentazione di oltre duemila carri ferroviari dismessi dalle Ferrovie dello Stato.

Francesco D'Argenio

«Auspichiamo che l’autorità giudiziaria individui i responsabili e faccia giustizia – insiste Bonanni – e, prima ancora, che l’amianto sia rimosso perché la sua presenza aggrava il danno e pone a rischio altre persone. Anche se a distanza di oltre 23 anni dal primo provvedimento dell’allora Pretore di Firenze, Dott. Beniamino Deidda». Dichiarazione cui fa seguito una diffida al Sindaco di Avellino  Giuseppe Galasso e alla alla ASL del posto perché provvedano all’immediata bonifica del sito, sottoscritta da Francesco D’Argenio e Carlo Sessa (clicca qui per leggere le interviste rilasciate ad Ambient&Ambienti), ex dipendenti della Isochimica S.p.A., entrambi esposti all’amianto, coordinatori della sede di Osservatorio Nazionale Amianto Onlus di Avellino. Il documento, inoltre, anticipa anche una richiesta di risarcimento danni e si rivolge alla Magistratura inquirente perché faccia emergere responsabilità ed eventuali collusioni.

Carlo Sessa

L’amianto, prima che se conoscesse la pericolosità, per le sue proprietà termoisolanti era stato utilizzato anche nella costruzione delle carrozze ferroviarie. Nei cinque anni di attività dell’Isochimica sono state scoinbentate, cioè liberate dall’amianto, 499 elettromotrici e 1740 vagoni passeggeri. È stato calcolato che ogni carrozza contenesse tra i 2000 e i 3000 Kg di amianto. Gli operai hanno lavorato, quindi, oltre 20.000 quintali di materiale, senza nessuna delle dovute cautele, che fu sepolto sotto l’edificio della nuova stazione che stava nascendo, nel cortile della fabbrica, oppure ammassato nei capannoni. Mentre nuvole di fibre, sospinte dalle correnti d’aria, hanno invaso la città, con conseguenze inimmaginabili. Secondo una perizia dell’Università Cattolica di Roma, portata a termine nella primavera del 1985, la quantità di polvere d’amianto nell’aria superò di ben 150 volte il limite di soglia fissato dalla Comunità Europea. Il capannone B era privo di impianti di areazione. Le micidiali fibre di asbesto furono trovate anche nell’infermeria, nella mensa, nel magazzino e nello spogliatoio. La “Fabbrica Killer” fu chiusa solo dopo cinque anni di avvelenamento, grazie alla lotta degli operai. Anche se in ritardo, un’ordinanza dell’allora sindaco Enzo Venezia del 15 settembre 1988 impose la sospensione temporanea dell’Isochimica; l’attività di scoibentazione continuò per altri tre mesi fino al 15 dicembre quando, poi, Beniamino Deidda, Procuratore della Repubblica di Firenza, ne dichiarò l’effettiva chiusura.

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