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Ambiente, impronta idrica ed imprese “Green Italy”

L’impronta idrica (water footprint) di un singolo, di una comunità o di un’azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi. Per il suo calcolo si prendono in considerazione, in un dato intervallo di tempo, la quantità d’acqua consumata (evaporata o incorporata in un prodotto) e quella inquinata.

La gestione sostenibile dell’acqua sarà il carattere distintivo di un’impresa. Di questo si è parlato ad un seminario di preparazione a Città Sostenibile 2013, laboratorio di biomateriali che sarà allestito ad ECOMONDO (6-9 novembre a Rimini Fiera).

La water footprint è uno strumento che si affianca alla carbon footprint, cioè alla valutazione delle emissioni inquinanti di un sistema produttivo. Per Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, essi sono «una nuova componente strategica per la qualità e la competitività delle imprese italiane». Presto si parlerà di Green Italy, «una sintesi tra la Green Economy e il nuovo Made in Italy sempre più orientato all’innovazione e alla sostenibilità».

Al dibattito sono intervenute le cooperative del circuito Legacoop, organizzatore dell’evento. Vanni Rinaldi, responsabile Legacoop ambiente ed energia: «I criteri ambientali e di sostenibilità rappresentano il primo motivo per l’acquisto di un prodotto».

Le procedure di valutazione dell’impronta ambientale devono essere pratica consolidata all’interno delle aziende, soprattutto se collaborano con le pubbliche amministrazioni. In quest’ultimo caso, Legacoop auspica l’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi nei bandi di gara.

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