
“Connessioni rurali” è il programma della MASAF che coinvolge 14 ragioni e Università italiane. In Puglia in primo Mini Camp nazionale 2026
Parte dalla Puglia il primo Mini Camp nazionale 2026 di “Connessioni Rurali. Open farms, dal laboratorio al campo”, progetto promosso dal MASAF nell’ambito della Rete PAC, con il supporto del CREA e il coinvolgimento di 14 Regioni e Università italiane.
Si tratta di un’analisi con metodi scientifico-accademici delle innovazioni in agricoltura e un coinvolgimento ad alto impatto delle nuove generazioni in formazione.
Dal 10 al 12 maggio 45 studenti universitari provenienti da Campania, Molise, Calabria, Abruzzo, Piemonte, Sicilia e naturalmente dalla Puglia, selezionati dopo una fase di formazione preliminare, lavoreranno in team insieme a docenti universitari, tecnici e stakeholder del settore.
Tre giorni di attività immersive tra lezioni, workshop e visite aziendali, in cui la teoria si intreccia con la pratica secondo il principio del learning by doing.
Il progetto Connessioni Rurali nasce per accorciare le distanze tra ricerca, mondo accademico e imprese agricole, mettendo al centro la sperimentazione sul campo e il confronto diretto tra studenti, ricercatori e agricoltori. Le aziende pugliesi che accoglieranno gli studenti sono state selezionate dal CREA per tipologie e caratteristiche specifiche rispetto alle attività previste durante i Mini Camp nazionali. In occasione del Mini Camp in Puglia si approfondirà il tema dell’agroecologia come chiave per affrontare le sfide della sostenibilità, dell’adattamento climatico e della resilienza dei sistemi produttivi.
Il cuore del progetto è la ricerca-azione partecipata: l’attività formativa è incentrata sui temi della PAC e, in particolare, sulle tre transizioni ecologica, digitale, generazionale. Gli studenti, 90 selezionati in tutta Italia per le due edizioni del Mini Camp, non sono semplici osservatori, ma protagonisti di un processo di analisi e co-progettazione. Attraverso focus group, esercitazioni e lavori di gruppo, sono chiamati a confrontarsi con casi reali, elaborare soluzioni e valutare la sostenibilità delle pratiche agroecologiche nei diversi contesti territoriali. Tutto ciò rende possibile la creazione di un “living lab”, un ecosistema di formazione, ricerca e innovazione che valorizza il capitale umano e affronta le sfide del settore primario.


