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Acqua bene per tutti. O quasi

Troppa eppure per tanti troppo poca; per tutti e inspiegabilmente riservata a pochi. La contraddizione dell’acqua sta tutta nel suo essere un bene comune che fa gola a potentati locali e consorterie internazionali. Per questo celebrare la Giornata mondiale dell’acqua diventa ogni anno  un impegno impellente, almeno per chi ha a cuore la dignità del pianeta e di chi lo abita.

<p>India, dove possibile, l'acqua potabile viene trasportata con mezzi di fortuna</p>

India, dove possibile, l'acqua potabile viene trasportata con mezzi di fortuna

Ogni anno circa 40mila kmq di acque scorrono dalla terra al mare  e sono risorse che almeno in teoria assicurerebbero ben 7mila metri cubi di acqua pro capite; ma si calcola che di questi 40mila kmq può esserne utilizzato poco meno di un quarto; inoltre, a causa dell’ineguale distribuzione geografica, la disponibilità pro capite varia da zona a zona: tra Europa settentrionale e meridionale il rapporto è di 12 a 1 e tra Italia e Finlandia è di 1 a 7. La disponibilità di acqua è in forte calo in tutto il mondo e a questo si aggiunge lo spreco delle risorse idriche.

<p>condotta idrica Pugliese</p>

condotta idrica

E se nei Paesi tropicali molta acqua va dispersa durante la stagione delle piogge o con le inondazioni, perché cade in zone disabitate e non viene trattenuta, per cui ritorna al mare, in nazioni industrializzate come l’Italia lo spreco è dato dall’inefficienza dei sistemi di irrigazione (solo il 45% dell’acqua destinata all’agricoltura viene effettivamente utilizzata)  e delle reti idriche urbane (in Italia va perso mediamente il 29% dell’acqua immessa nelle condutture, con punte che arrivano al 40%).
Aggiungiamo l’inquinamento dei fiumi è di un mese fa la catastrofe del Lambro – e dei mari – che solo in parte i depuratori riescono a bloccare, tanto che ogni anno assistiamo al proliferare delle mucillagini – per avere un quadro che definire sconsolante è poco.

<p>fiume inquinato</p>

fiume inquinato

E ora, anche i conflitti per la gestione delle acque. Il decreto Ronchi prevede che entro il 2011 le società pubbliche per la gestione dell’acqua terminino la loro attività e che entro il 2015 la quota di partecipazione pubblica  cali dal 51 al 30%. C’è da chiedersi perché “blindare” l’acqua. Qualcuno dovrà spiegare il perché di una disposizione che offre quello che ormai è l’oro blu in mano alle multinazionali e ai privati, con conseguenze, in termini di soldi pagati, solo per le classi deboli di questo Paese, come ha detto Padre Alex Zanotelli il missionario comboniano che  da anni ha sposato la causa dell’Acqua bene comune e che anche in Puglia ha detto parole chiare (e forse per questo non a tutti gradite) anche a proposito della “battaglia per l’acqua” che ha caratterizzato una fase della nostra campagna elettorale.

<p>Padre Alex Zanotelli: " Il popolo dell'acqua: un fiume in piena" </p>

Padre Alex Zanotelli: " Il popolo dell'acqua: un fiume in piena"

In questa mobilitazione per la difesa dell’acqua  – la questione non è se privatizzare sì o no, ma come fare per ottimizzarne i vantaggi economici e sociali – anche Ambient&Ambienti si interroga e lancia spunti di riflessione. Lo stato delle acque di mare e di fiume, l’intero sistema di controllo e di gestione, l’esperienza virtuosa di città straniere e i progetti rispettosi dell’acqua, il ruolo delle associazioni: questo e altro ancora sono in questi giorni argomento di discussione sulle nostre pagine. Intanto il prossimo 15 aprile partirà la campagna referendaria  per far approvare una legge di iniziativa popolare, elaborata dal Forum italiano dei movimenti per l’Acqua: la proposta prevede il ritorno alla gestione pubblica delle acque  e la ripubblicizzazione del servizio idrico. Depositata in Parlamento dal 2007, la proposta di legge non è stata ancora discussa.

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