Ortaggi albanesi, spacciati per italiani

La scoperta della Guardia di Finanza di Molfetta. Sequestrati e devoluti in beneficenza 20 tonnellate di prodotti ortofrutticoli. Una truffa ricorrente che l’UE e l’Italia devono risolvere

Le Fiamme Gialle di Molfetta hanno sequestrato 20 tonnellate circa di prodotti ortofrutticoli (pomodori, melanzane e peperoni).

La merce, proveniente dall’Albania e diretta al mercato ortofrutticolo veneto, viaggiava all’interno di cassette di cartone sulle quali era riportata la scritta “prodotto di origine italiana”.

La scoperta è avvenuta durante il controllo di un autoarticolato condotto da un cittadino di origine albanese.

I responsabili della frode sono stati segnalati alla procura della Repubblica di Trani mentre la merce, di buona qualità, su disposizione della medesima Autorità Giudiziaria, è stata data in beneficenza a Enti caritatevoli della Province di Bari e BAT, che hanno particolarmente apprezzato il gesto in un momento così difficile.

Un sequestro che conferma una grave situazione di illegalità nel comparto ortofrutticolo straniero che truffa i consumatori europei e falsifica il marchio “Made in Italy”.

Si sa che i prodotti italiani sono molto apprezzati anche all’estero per la loro eccellente qualità, data dalle tecniche produttive che rispettano precisi protocolli di sicurezza alimentare e ambientale.

Il plauso della Coldiretti

“Alle norme italiane – spiega Coldiretti – che prevedono l’obbligo di indicare l’origine in etichetta dei derivati del latte, del grano, della pasta, dell’olio extravergine e derivati del  pomodoro, si aggiungono quelle europee dove il percorso di trasparenza è iniziato con la carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.

L’etichettatura dei salumi è l’ultimo capitolo della storica battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che ha portato l’Italia all’avanguardia in Europa. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro era arrivato grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro, mentre nel dicembre 2012 è passata la legge ‘salva olio’ Made in Italy. Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani che chiedono di superare l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’etichetta per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per la frutta fresca, ma non per i succhi.”.

Come individuare i “falsi” Made in Italy

Agroalimentare, accordo SOGIN-ICQRF per la tracciabilità degli alimenti

Una situazione anomala che deve essere risolta dall’UE tramite l’Italia, puntando ad alzare i requisiti delle certificazioni di qualità, avvicinandoli a quelli italiani, e non ad abbassarli, permettendo così a tutti i Paesi di entrare nei mercati europei con i requisiti minimi.

Nel frattempo, in Italia, con l’accordo tra l’Icqrf, l’Ispettorato Repressione Frodi del Ministero delle Politiche Agricole, e la Sogin, la Società Gestione Impianti Nucleari, alla presenza del Sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate, si cerca di sviluppare un processo per la tracciabilità dei prodotti agricoli ed agroalimentari in base alla presenza di isotopi naturali al loro interno, attraverso la codificazione di determinate tecniche radiochimiche con l’uso di radionuclidi specifici. In questo modo, è possibile verificare l’accuratezza e l’effettività dei requisiti relativi all’origine dei prodotti agricoli e agroalimentari.

Un altro passo avanti nella lotta alle truffe alimentari nei confronti dell’Italia che danneggiano pesantemente le nostre filiere, l’import e l’export.

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