
Il Castello di Otranto e il sistema fortificato del centro antico diventano oggetto di una tesi di laurea di un gruppo di architetti del Politecnico di Bari premiati a Camerino
Una nuova vita per il Castello di Otranto? E’ quello che propone un progetto di alcuni neoarchitetti del Politecnico di Bari segnalati con una speciale menzione alla 18° edizione del premio d’Architettura, SACU 2018, tenutasi a Camerino (MC) lo scorso agosto.
Il castello di Otranto testimone della Storia

Tutto parte dal famoso e tragico assedio che Otranto subì dal 28 luglio al 14 agosto 1480 da parte dei turchi di Maometto II, interessato ad arrivare fino a Roma, il cuore della cristianità. Assedio che si concluse con la morte di ben 800 otrantini che rifiutarono di abiurare alla fede cristiana per diventare musulmani.
L’assedio cruento a quella che da quella momento venne chiamata “la città dei martiri” (le cui ossa sono custodite in 7 grandi armati a vetro nella Cattedrale) mise in luce la debolezza del sistema difensivo della città. Otranto all’epoca era sotto il reame di Napoli e il castello era il baluardo contro gli attacchi da mare e da terra, ma la sua struttura era quella classica normanno sveva, ossia a base quadrangolare, e perciò inadeguata ai nuovi mezzi d’attacco che basavano il loro successo sulle armi da fuoco.
Riconquistata la città, gli aragonesi avviarono un’opera di potenziamento e adeguamento del sistema difensivo della regione rafforzando la rete dei castelli, in particolare lungo la costa ionica e adriatica. Otranto, Gallipoli, Brindisi e Taranto ne diventarono i caposaldi.
In particolare Otranto intorno al 1492 venne chiusa da un circuito continuo, le murature vennero sopraelevate e irrobustite e venne rafforzata la Porta Alfonsina, una delle due porte di accesso alla città.
I lavori di adeguamento proseguirono nei decenni successivi con gli spagnoli del viceregno di Napoli: la fortificazione più significativa è la “Punta di diamante”, uno dei due spuntoni che ancora oggi si protendono sul porto a protezione del castello. L’impianto cinquecentesco rimase pressoché inalterato sino agli inizi del XX secolo quando, per esigenze pratiche, si realizzarono piazze e nuovi collegamenti viari, che alterarono e pregiudicarono il rapporto della struttura con la città intera.
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Il progetto del Politecnico

Negli ultimi vent’anni numerosi sono stati gli interventi di recupero del castello , dalla riapertura del fossato alla recente apertura della Torre Matta, ma nonostante il buono stato di conservazione generale e la parziale relazione fra castello, fossato, circuito fortificato e centro antico,rimangono delle criticità. Su questi nodi problematici ha lavorato, appunto un Laboratorio di Laurea di Architettura del Politecnico di Bari, presentando il suo lavoro di ricerca, oggetto di tesi, “Sistemi Fortificati in Terra d’Otranto. Studi analitici e percorsi interpretativi: il Castello di Otranto”al concorso di architettura di Camerino, ha individuato una soluzione progettuale di conservazione e valorizzazione d’insieme. La proposta di conservazione e valorizzazione è un attento studio, condotto dai neo architetti Viviana Baldassarre, Alessia Borrelli, Domenico Carbonara, Carla Galanto, Alessia Giaquinto, Erica Mastandrea con la supervisione della relatrice, prof. Rossella de Cadilhac, docente di restauro al Poliba.
la proposta conduce ad una parziale riconversione d’uso del castello mirando a recuperare il rapporto con la città adiacente. In particolare, l’ipotesi progettuale intende riscattare il fossato dalle condizioni di isolamento e punta su un itinerario di visita che dalla Porta Alfonsina raggiunge il castello e prosegue verso il Porto.
Un museo emozionale nel Castello di Otranto
La conservazione passa anche attraverso la valorizzazione. In sintonia con le risorse, i bisogni e le aspettative della collettività locale, il progetto propone la trasformazione del castello in un museo emozionale, capace di attrarre abitanti del luogo e turisti che vengono guidati lungo un itinerario di visita alla scoperta delle fasi costruttive del castello condizionate dall’evoluzione dell’arte poliorcetica (cioè l’arte di attaccare ed espugnare le città) e delle tecniche di assedio; il percorso prevede anche la scoperta della storia di Otranto, del suo territorio e della cultura del luogo, attraverso racconti letterari interattivi capaci di coinvolgere le varie forme dell’espressione artistica.


