Disabilità, progetti di vita indipendente 

Come superare le barriere ambientali che accerchiano la disabilità? In Puglia ripartono i Progetti di Vita indipendente: chi li conosce?

Ambiente, Ambienti, Disabilità: è un triangolo molto concreto, e vi spieghiamo perché.  Nel nostro percorso giornalistico ci siamo occupati di ambiente in senso lato e spesso abbiamo parlato in un’accezione più vasta di “Ambienti”, in linea con il nome del nostro magazine e con la nostra mission: gli ambienti che condizionano e regolano la nostra vita sono anche l’ambiente sociale, economico, degli affetti. Non potevano pertanto passare inosservate alcune affermazioni dell’Assessore al Welfare Salvatore Negro apparse già nello scorso mese di luglio, quindi un recente post su Facebook promosso da Enzo Colonna (Consigliere Regionale di Noi a Sinistra per la Puglia). Si parla di PRO.V.I. ovvero Progetti di Vita Indipendente, di un avviso pubblico che a breve riapparirà e che rappresenta un momento propositivo per l’attenzione che la nostra regione deve assegnare a chi ha bisogno, facendoli però diventare soggetti attivi e non passivi delle loro scelte di vita.

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Vincenzo D’Aucelli ha trasferito in un libro la difficile ricerca per garantire a suo figlio Giulio la possibilità di vivere una situazione di vita indipendente, anche grazie al supporto delle istituzioni

Il tema è sempre più attuale e parte da lontano, con la legge 104 del 1992, variata poi dalla legge 162 del 1998, che ha per prima parlato di ”piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta”. È un riconoscimento importante ai piani personalizzati che ci sono sempre stati e a cui ha dovuto far fronte una gran parte delle persone: me ne sono reso conto leggendo in queste settimane un interessantissimo libro di Vincenzo D’Aucelli, Amico mio, sono felice, che racconta un percorso personalizzato di Giulio, un ragazzo autistico pugliese.

L’avvio delle sperimentazioni a supporto anche di percorsi di autonomia personale per chi autosufficiente non è, è stata possibile anche con la spinta propulsiva offerta dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e che costituisce il primo atto internazionale obbligatorio del XXI secolo in materia di diritti umani. La Convenzione richiama, nel preambolo, la consapevolezza che “nonostante questi vari strumenti ed impegni, le persone con disabilità continuano a incontrare barriere nella loro partecipazione come membri eguali della società e violazione dei loro diritti umani in ogni parte del mondo”. Perciò si è espressa con l’art. 19 della Convenzione relativo alla “Vita indipendente ed inclusione nella comunità”. È su queste basi che le iniziative a livello statale e regionale si sono sviluppate; l’eurodeputato Elena Gentile aveva spiegato l’iniziativa pugliese nel 2013 (da assessore regionale) affermando che «La vita indipendente e autonoma è un diritto che va garantito a tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche di ciascuno», sostenendo ancora che «Le persone disabili da oggetto di cura dovrebbero sempre più porsi ed essere percepite come soggetti attivi che decidono autonomamente della propria vita». La strategia pugliese è stata quindi riproposta nel 2015 e lo scorso luglio l’Assessore al Welfare Salvatore Negro ha annunciato in un comunicato regionale che la sperimentazione continua e che la Puglia «scommette sulle risorse e sulla tenacia delle stesse persone nella ricerca di opportunità di autonomia e indipendenza». Dai pochi iniziali ambiti (Barletta e Cerignola, Casarano e Gagliano del Capo, nonché Altamura), la sperimentazione verrebbe prossimamente estesa a 15 ambiti su 40 e, con ulteriori risorse statali entro l’anno, ai restanti ambiti. Speriamo che il range di età per l’accesso ai benefici, da 16 a 64 anni nel precedente avviso, possa aumentare, in linea con quanto fatto, ad esempio, dalla Toscana.

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In Puglia si può pensare a modelli di imprese sociali sostenuti dalla Regione con sostegno a progetti strategici, innovativi e replicabili che guardino al futuro, come le fattorie sociali

Quindi la sperimentazione dei Progetti di Vita Indipendente continuerebbe su tre linee: la prima (linea A), con una dotazione di circa 5 milioni, per progetti di persone con disabilità motorie (come nel precedente avviso). La seconda (B) è destinata a non vedenti, affetti da sindrome di down e autismo o con disabilità psichiche lievi/medie, mentre la terza linea di intervento (C) contempla progetti innovativi e sperimentali nell’ambito del co-housing sociale rivolto a disabili motori. Sarebbe anche auspicabile far nascere nuove sperimentazioni, ad esempio a sostegno di percorsi per persone autistiche e non solo, che guardino all’implementazione di percorsi pilota. C’è da pensare al “dopo di noi”, quando le persone con disabilità perdono il riferimento dei genitori: si può pensare a modelli di imprese sociali che andrebbero sostenuti dalla Regione con sostegno a progetti strategici, innovativi e replicabili che guardino al futuro. Ad esempio, perché non pensare ad una nuova linea di finanziamento proponendo processi innovativi che ruotino attorno alle fattorie sociali? Chissà, si potrebbe fare in tempo, visto che sono ancora poche le risorse comunitarie che dal 2014 ad oggi sono state impegnate: un’occasione da prendere al volo.

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