Aiutare la biodiversità … con un’App

Citizen Science MONitoring, è un’App che consente a tutti i cittadini di partecipare alla raccolta di informazioni, dati e rilevazioni di carattere ambientale

L’Unione Europea si è dimostrata molto attenta negli ultimi anni per quel che concerne la questione ambientale e la sua educazione tanto a livello giovanile quanto a quella sociale in senso lato. Per questo motivo non sorprende – ma va comunque raccontata con una nota di merito – l’ultima (solo in ordine cronologico) idea della più grande organizzazione europea.

CSMON-Life – Il nome non ha una pronuncia facilissima, ma CSMON è l’acronimo di Citizen Science MONitoring, ed è inserito nel più ampio programma Life+, che finanzia progetti per lo sviluppo della politica e del diritto ambientale (e che già in passato Ambient&Ambienti ha avuto modo di raccontare). Già dalle tre parole inglesi si ha un’idea di cosa si tratti. Di fatto siamo di fronte ad un’App., un’applicazione – utilizzabile per dispositivi iOS ed Android – scaricabile gratuitamente sia da Google Play che da App Store. Questa consente a tutti i cittadini di partecipare alla raccolta di informazioni, dati e rilevazioni di carattere ambientale ed arricchire il già di per sé vasto archivio dell’Unione Europea; tali dati vengono analizzati da un team di esperti e, una volta validati, inseriti nel «database del Network Nazionale sulla Biodiversità», ossia «un sistema di banche dati nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare», come descritto dalla stessa UE. Vengono tracciate anche delle linee guida all’interno dell’App, una sorta di classificazione delle tematiche:
– la perdita di biodiversità dovuta alla presenza di specie “aliene”, che impattano in maniera negativa su quelle autoctone;
– gli effetti dei cambiamenti climatici, poiché preoccupa – e non poco – l’innalzamento delle temperature negli ultimi decenni e non caso la “questione clima” è sempre in cima all’ordine del giorno, come dimostrano le frequenti conferenze internazionali sul clima;
– la conservazione delle specie rare, e qui viene fatta un’ulteriore “sottocartella” per guidare gli utenti su ciò che si può definire raro;
– l’impatto antropico sulla qualità dell’ambiente, cioè i gas di scarico, il riscaldamento domestico e le relative conseguenze atmosferiche.

Il cittadino al centro – Il dato più importante della nuova applicazione ( di cui esiste un video tutorial  con le indicazioni per utilizzarla lanciata dall’UE è sociale più che tecnico o statistico: ogni individuo è chiamato in prima persona ad agire ed interagire con le istituzioni, protagonista di un processo che mira nel giro di qualche anno a porre fine alla perdita e al degrado della biodiversità. Non solo: questi citizen scientists (per riprendere il nome dell’app.) possono contribuire anche allo sviluppo di nuove e più efficaci politiche ambientali. Verranno anche organizzati, informano le istituzioni, anche dei Bioblitz, degli eventi di mobilitazione collettiva – solitamente di uno o due giorni – in cui i cittadini si affiancheranno ai ricercatori (o viceversa, dipende dai punti di vista) per svolgere un’intesa attività di raccolta dati in determinate aree di studio.

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