Compagnie petrolifere e trasparenza: la piccola grande vittoria di Amnesty

Una piccola, grande vittoria. Per evitare un conflitto di interessi che definire evidente è eufemistico. L’Eni fa un passo verso la trasparenza: conoscere i dati sulle fuoriuscite di gas, l’impatto di valutazione ambientale e i progetti per il territorio della compagnia petrolifera in Nigeria, non sarà più tabù. Amnesty international si gode così un piccolo ma significativo successo. L’organizzazione non governativa – che da maggio 2009 svolge un’azione per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente nel delta del fiume Niger – da anni chiede infatti alle aziende petrolifere di rendere pubblici i dati sull’impatto delle loro operazioni.

Ora, l’Eni ha mantenuto quella promessa che l’amministratore delegato aveva preso lo scorso anno, durante l’assemblea degli azionisti. È di dominio pubblico la sezione del sito Internet Naoc Sustainability  in cui Naoc (Nigerian Agip Oil Company), la consociata di Eni in Nigeria, riporta informazioni relative ai progetti di riduzione delle torce di gas (gas flaring), alle fuoriuscite di petrolio, alle valutazioni di impatto ambientale e ai progetti per le comunità e il territorio.

Maggiore informazione che fa rima con più controllo – Viene a ridimensionarsi, infatti, il potere esercitato finora dall’Eni – al pari delle altre compagnie petrolifere – in caso di fuoriuscite di gas. Come evidenziato proprio da un recente rapporto di Amnesty international, se queste vengono attribuite ad atti di sabotaggio o al furto di petrolio le comunità colpite non ottengono alcun risarcimento, nonostante l’impatto devastante che la fuoriuscita ha avuto su fonti di sostentamento, alloggi, cibo e acqua.

Finalmente Amnesty International ha ottenuto che l’Eni renda pubblici i dati sull’impatto ambientale delle estrazioni di petrolio lungo in fiume Niger

Al contrario, se la fuoriuscita è stata causata da errori della compagnia petrolifera, le comunità hanno diritto a un risarcimento. Nella maggior parte dei casi, però, è la stessa compagnia petrolifera a decidere quale sia stata la causa della fuoriuscita: un paradosso. Ora, però, qualcosa di muove e con la pubblicazione su Internet delle informazioni relative alle indagini sulle fuoriuscite di petrolio – assicurano da Amnesty – c’è maggiore possibilità di condurre una revisione indipendente dei dati pubblicati e di ridurre quindi la possibilità di cattive pratiche. «Si tratta di un passo importante verso una maggiore trasparenza dell’industria del petrolio in Nigeria – commenta soddisfatto Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia – e da anni noi segnaliamo come la mancanza di trasparenza sugli impatti ambientali dell’industria petrolifera mina i diritti umani delle popolazioni che vivono sul delta del fiume Niger».

Una manifestazione di Amnesty International contro le manchevolezze dei report della Shell sulle fuoriuscite di petrolio in Nigeria

Il ruolo di Amnesty International – L’organizzazione a tutela dei diritti umani denuncia come a causa delle fuoriuscite di petrolio, dello scarico di rifiuti e delle torce di gas prodotte dalle compagnie petrolifere che da anni operano sul territorio – quali Shell, Total e la stessa Eni -, gli abitanti sono costretti a usare acqua inquinata per bere, cucinare e lavarsi, a nutrirsi con pesce contaminato e a respirare agenti inquinanti. Ecco perché il passo intrapreso dall’ Eni/Naoc, però, non può rimanere isolato. «Devono essere poste in essere ulteriori forti misure per garantire che le informazioni fornite siano attendibili – evidenzia Rufini – e possano essere verificate in maniera indipendente». L’anno scorso, ad esempio, l’organizzazione per i diritti umani ha notato come i dati divulgati dalla Shell sulle fuoriuscite di petrolio, resi pubblici nel 2011, presentavano gravi manchevolezze. E i dati, rivisti poi da un esperto statunitense in materia di oleodotti, sono risultati pieni di errori. Alla ricerca del petrolio perduto. Anche su internet.

 

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