Amianto: la Camorra dietro lo smaltimento illecito in Campania

Ezio Bonanni

4milioni e 300 mila tonnellate di materiali che contengono amianto in matrice compatta, alcune centinaia di tonnellate di amianto friabile, ancora più pericoloso per la salute umana, 405 casi di patologie asbesto correlate denunciati all’INAIL nel corso del solo 2012 nel solo settore privato, alcune centinaia nel settore pubblico, compresi anche numerosi casi tra operatori del settore aereo e marittimo e tra militari; circa 100 casi di mesotelioma denunciati nel 2012 (le rilevazioni del registro sono ferme al 2008).

Sono le cifre che l’Osservatorio Nazionale Amianto ha denunciato questa mattina nel  corso della conferenza stampa di presentazione del Piano regionale amianto per la Campania. L’avvocato Ezio Bonanni ha denunciato la presenza della criminalità organizzata dietro la questione dell’amianto e c’è stata l’incapacità dello Stato e delle altre istituzioni a interdire le condotte dannose e pericolose della Camorra e a bloccarne il fenomeno. «In Campania – afferma Bonanni – c’è un surplus di amianto dovuto al fatto che molti rifiuti sono stati affidati alla Camorra che dal nord Italia li ha trasportati in Campania, contaminando ampie parti del territorio, tanto è vero che ciò si riverbera anche sull’incidenza di patologie asbesto correlate».

In Campania ci sono situazioni veramente allarmanti, non solo nella Terra dei Fuochi, ma anche ad Avellino, dove c’è tutto l’amianto interrato dell’ex Isochimica, nel sito di Bagnoli a Napoli, la Nexans, la Firema di Caserta, il cantiere navale di Castellamare di Stabia, gestito da Fincantieri, nelle centrali dell’Enel, nel settore della navigazione e in molti altri siti produttivi. Tuttavia il Registro Mesoteliomi nella regione è fermo ai dati del 2008 e  l’incidenza è destinata ad aumentare per il futuro, presumibilmente a partire dal 2020, fino al 2030, a causa della latenza delle patologie asbesto correlate.

Il Piano nazionale amianto del governo Monti – sostiene il presidente dell’ONA – non è condivisibile, tanto è vero che le Regioni lo hanno bocciato perché non prevede concrete attività sul territorio, in particolare sulla regione Campania.

Bonanni ritiene che il problema si risolverebbe grazie all’«impegno di tutte le istituzioni e dei cittadini, delle associazioni presenti sui territori e con il coinvolgimento dell’Europa, attraverso l’utilizzo dei Fondi strutturati europei ed eventualmente di capitale privato, che potrebbe essere ripagato con l’utilizzo dei terreni e dei territori ormai bonificati e con l’utilizzo della migliore industria della Campania: il turismo».

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