Il suo modello è l’Inghilterra, guarda con ammirazione la Sicilia, ma aspira a un turismo di giardini e orti botanici made in Puglia. Il “sognatore verde” è Franco Botta, docente di Economia del lavoro all’Università di Bari, ma ormai un opinion leader della comunicazione riguardante piante, fiori e vivai. Al suo attivo ha anche un libro, A che serve un giardino?, scritto con Marina Comei, compagna letteraria e nella vita.
Professore, per lei quindi il verde è una sorta di “affare di famiglia”?
«In un certo senso sì. Con mia moglie abbiamo fatto una precisa scelta diversi anni fa, quando nostro figlio era più piccolo. Ci siamo orientati per un tipo di vacanza che non si limitasse più semplicemente ai viaggi, ma che assicurasse un rapporto stretto contatto con la natura. E così, abbiamo preso una villa nelle colline di Monopoli e per lunghi periodi ci trasferivamo lì. Doveva essere una prova, è stato l’avvio di una vera e propria passione per il verde».
Tanto forte da spingerla a comunicare quanto più possibile questa pulsione. Prima la pubblicazione del libro e da un paio di mesi la rubrica sul Corriere del mezzogiorno, “Balconi e giardini a lezione con il prof”.
«In realtà è collegato tutto al libro scritto assieme a mia moglie: ho voluto condividere la nostra storia e la nostra passione e quella pubblicazione ha avuto molto successo. Poi è arrivata la proposta del Corriere per curare una rubrica settimanale. Contiene informazioni utili, suggerimenti, storia delle piante e racconti. È molto stimolante anche per me, perché mi induce alla ricerca».
A proposito di ricerca, nei suoi articoli racconta anche di viaggi o di incontri con altre realtà. Quali sono le migliori in Europa?
«Sinceramente io vedo l’Inghilterra come un modello, da cui dovremmo imparare molto. Hanno un clima inospitale per il turista eppure hanno una capacità attrattiva per quanto riguarda i giardini e gli orti botanici da fare invidia. In Puglia è esattamente il contrario: abbiamo un clima favorevole, abbiamo le potenzialità ma non le sfruttiamo».
E quale può essere la ricetta vincente per invertire questa tendenza?
«La cosa più ovvia sarebbe quella di investire. Il privato, certo, ma anche in pubblico, perché no?. In questi casi io penso sempre al turismo o all’indotto che porta il vino: noi molti anni fa facevamo un vinaccio, oggi, invece, siamo invidiati e apprezzati per la nostra produzione e stiamo implementando anche il turismo legato all’enologia. Ecco, il mio invito è quello di realizzare un meccanismo identico con le ville, i giardini, i vivai e gli orti botanici».
Se dovesse scegliere un itinerario in Puglia, quali posti consiglierebbe per un turismo del genere?
«Il primo che mi viene in mente è il Vivaio Capitanio a Monopoli che è molto bello e molto attivo a livello di iniziative, ma penso ad esempio anche a una villa come quella di Trani: se solo si riuscisse a tenerla in condizioni migliori, sarebbe ideale contorno a una visita in quella splendida cittadina. Comunque suggerisco un ottimo libro, Giardini di Puglia, edito da Congedo, che offre un quadro esaustivo delle molteplici potenzialità di questa terra».
A proposito di potenzialità. Lei è a stretto contatto quotidianamente con vivaisti e addetti ai lavori: com’è cambiata nel tempo la loro professionalità?
«Ci sono sempre più negozi e sempre più appassionati, è indubbio. E questo è un elemento estremamente positivo, ma manca una produzione forte in Puglia. Il problema dei vivaisti della nostra regione è che la maggior parte commercializzano, ma non producono. Non hanno piante o prodotti propri da poter promuovere, ma semplicemente vendono i prodotti di altri. E qui ritorna il discorso del vino e il parallelismo con il turismo enologico: al posto di vendere quello di altre regioni, dato che c’è una richiesta anche per le piante, dovremmo pensare a proporre un’offerta targata Puglia».
Lei quindi sarebbe disponibile a scommettere sul successo di questa forma di turismo “verde”?
«Certo, ne sono convintissimo. Associazioni e cooperative stanno alzando la consapevolezza sull’ambiente. Stanno aumentando le conoscenze e, ripeto, la richiesta è sempre maggiore. Spero che a breve si possa parlare di itinerari che accolgano turisti interessati a visitare giardini e orti. Dato che esistono realtà come Siracusa, o come Malta, mi auguro che presto la Puglia rientri in una sorta di circuito di giardini mediterranei. Del resto, qualche anno fa chi avrebbe pensato a uno sviluppo così diffuso degli agriturismi? Lo stesso può valere anche per il verde».


