Incendio della Riserva naturale “le Cesine”, parola al presidente del WWF Brindisi

L’incendio del 30 giugno non ha colpito gravemente i boschi. Flora e fauna sono in rapida ripresa. Occorre però implementare le misure di prevenzione degli incendi per tutelare maggiormente la riserva naturale

 

Il cambiamento climatico e la siccità mettono a dura prova il benessere di alcune delle oasi naturali pugliesi. Solo lo scorso 30 giugno a causa dell’aumento delle temperature e la conseguente incapacità delle piante di trattenere acqua e quindi di far tardare il loro rinsecchimento è divampato un incendio che ha colpito un canneto a sud della Riserva naturale statale di Le Cesine, in provincia di Lecce, gestita dal WWF.

Il bilancio dei danni e le zone colpite

In seguito all’episodio doloso sono andati in fumo 67 ettari di cui il 10% sono quelli interni alla riserva- palude. Nello specifico la flora e la fauna hanno riportato gravi danni in termini ecologici, portando anche conseguenze per rettili, anfibi e uccelli in nidificazione.

Alcune specie scampate all’incendio del 30 giugno e presenti nell’Oasi

A subire però le maggiori conseguenze è stata la zona paludosa, mentre il bosco è stato danneggiato lungo i suoi 3 ettari caratterizzati dalla presenza di fustaia di pino d’Aleppo di giovane rigenerazione e acacia.

Accanto al tema ambientale anche quello umano. Al momento non si hanno dati precisi sul numero di giovani che si trovavano sul posto al momento dell’incendio.

L’intervista al presidente del WWF Brindisi

Per fare chiarezza e per monitorare la situazione, a distanza di una decina di giorni, abbiamo intervistato Giuseppe De Matteis, presidente del WWF Brindisi.

“Le Cesine si trovano all’interno di un’area umida più vasta e che si estende per 650 ettari -spiega De  Matteis – mentre la riserva è di circa 350 ettari. L’area che è all’esterno della riserva e che comprende anche le paludi è in parte privata e in parte di pubblica competenza. La gestione di un’area così vasta è per questo molto complicata”.

Cesine si trovano all’interno di un’area umida più vasta e che si estende per 650 ettari, mentre la riserva è di circa 350 ettari. (Fonte: wwf.it)

Stando ai dati forniti dal presidente l’episodio del 30 giugno sarebbe la conseguenza diretta non solo del cambiamento climatico ma anche delle criticità legate alla riserva circondata, quest’ultima, da una grande palude che si estende a Sud. L’incendio infatti sarebbe partito proprio dal lato sud per poi divampare ulteriormente con il vento di scirocco. Per fortuna – continua – l’incendio non ha colpito flora o fauna particolarmente a rischio o in zona rossa”.

Le misure adottate e quelle da implementare

A seguito dell’incendio il WWF Brindisi ha adottato delle ulteriori misure preventive da adottare oltre a quelle già esistenti e caratterizzate da diverse fasce parafuoco aventi il compito di rallentare o fermare la forza delle fiamme in modo da consentire un più rapido intervento di soccorso.

Tra le nuove misure da adottare e proposte dal WWF, volontari e altri soggetti coinvolti nella protezione di tutto il territorio ci sono: il posizionamento di alcune cisterne che contengano una quantità d’acqua necessaria per fornire una risorsa idrica adeguata per coloro che intervengono; misure d’intervento che riguardano il controllo esterno alla riserva in collaborazione con le istituzioni e volte all’inserimento di telecamere di controllo in modo da capire la causa degli incendi e, per finire, l’introduzione delle termocamere per individuare subito l’incendio e monitorarlo.

 

Tra le misure da implementare per tutelare l’Oasi e per prevenire futuri incendi c’è quella dell’introduzione di videocamere di sorveglianza

“Chiederemo, sottolinea il presidente, anche l’aumento del presidio del territorio. Sebbene il luogo sia già fortemente presidiato dai carabinieri forestali, dal servizio anti-incendio e dalla presenza dei volontari e dallo staff del WWF, l’intervento è limitato perché, per questioni di gestione dell’area e di competenze, questi ultimi si attengono ai confini della riserva”.

Per concludere un’ulteriore soluzione potrebbe essere l’aggiunta, in altre zone che saranno individuate grazie all’ausilio dei dottori forestali, di ulteriori fasce parafuoco.

Cosa è rimasto dall’incendio

“Dopo l’incendio l’area è stata bonificata, spiega il presidente, e per fortuna diverse aree della palude sono già in ripresa. Queste ultime si stanno risvegliando iniziando a pochi giorni dall’episodio a germogliare. Una caratteristica propria dell’habitat paludoso. Fortunatamente il bosco non è stato interessato in maniera grave altrimenti i tempi sarebbero stati di gran lunga più lunghi e non sempre recuperabili”.

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