Rischio chimico per presenza di aflatossina nella farina di polenta

Sono state ritirate dagli scaffali dei supermercati dei lotti di polenta per la presenza di aflatossine superiori ai limiti consentiti. Un rischio chimico non nuovo per questo tipo di cereale che risente del cambiamento climatico

Ennesimo richiamo del Ministero della Salute per rischio chimico. É stato diramato il richiamo di alcuni lotti di polenta di mais commercializzata da Eurospin per la presenza di aflatossina superiore ai limiti di legge.

il riscaldamento globale mette a rischio le coltivazioni di mais

Un “richiamo per rischio chimico” del Ministero della Salute è solitamente un qualcosa di urgente, che riguarda un articolo alimentare all’interno del quale è emersa una irregolarità, si verifica ogni qual volta si sospetta la presenza di una sostanza chimica non segnalata sull’etichetta o, come nel caso dell’aflatossina, pericolosa per gli esseri umani.

Ci sono altri tipi di richiami, come il richiamo per rischio fisico (possibile presenza di corpi estranei come la plastica all’interno), il richiamo per rischio microbiologico (quando esiste la possibilità di contrarre malattie causate da batteri, virus e altri microrganismi patogeni ingeriti attraverso il consumo di alimenti) e il richiamo per la possibile presenza di allergeni (cioè ingredienti potenzialmente pericolosi per la salute di persone allergiche).

Il nome o la ragione sociale dell’OSA, ossia l’Operatore del Settore Alimentare con cui il prodotto è commercializzato, è Azienda Agricola Piconi Alessandro e Appennino Umbro di Eurospin. Ma non solo la farina di mais è passibile di avere aflatossine al suo interno: anche pistacchi, mandorle, corn-flakes, fichi secchi, sughi al basilico, latte… un lungo elenco di cibi e distributori che ciclicamente vengono ritirati e altri che, inevitabilmente si aggiungeranno.

Questa marca di farina per polenta è la “ultima non ultima” di una lunga serie, perché capita spesso che vengano trovati aflatossine negli alimenti. Un altro lotto di polenta, questa volta del Molino Riva, era stato richiamato dagli scaffali dei supermercati a novembre scorso.

Che cosa sono le aflatossine e dove sono presenti?

Le muffe visibili possono essere (anche se non sempre) una conseguenza evidente della presenza di aflatossine

Le aflatossine sono micotossine, stanze assai comuni in natura, capaci di degradare il materiale organico, adattandosi a condizioni di vita diverse. Sono prodotte da tre generi di funghi: l’Aspergillus produce le aflatossine e comprende circa cinquanta specie, il genere Penicillium, invece, comprende le muffe che crescono su cereali e legumi, durante la raccolta e la conservazione, soprattutto quando l’umidità è elevata e le temperature sono basse. Le muffe del genere Fusarium crescono in fase di coltivazione, favorendo un accumulo di tossine nelle pianta e nei semi, fino a contaminare i prodotti alimentari derivati.

Il ruolo delle micotossine nello sviluppo e nella crescita delle muffe da cui derivano non è ancora ben chiaro, e non tutte le specie appartenenti ai tre generi citati le producono indistintamente. Peraltro, i cibi attaccati non necessariamente presentano elevate concentrazioni di queste tossine, che in determinate condizioni di sviluppo fungino non vengono prodotte.

L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, già da studi fatti nel 2020 aveva previsto che il cambiamento climatico avrebbe cominciato ad avere un impatto importante sulla presenza di aflatossine negli alimenti in Europa.

Poiché le aflatossine sono note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, l’esposizione del consumatore tramite gli alimenti deve essere mantenuta quanto più bassa possibile. Le aflatossine possono essere presenti in prodotti alimentari come arachidi, frutta a guscio, granoturco, riso, fichi e altra frutta secca, spezie, oli vegetali grezzi e semi di cacao, a seguito di contaminazioni fungine avvenute prima e dopo la raccolta.

Come si possono riconoscere negli alimenti?

Purtroppo queste sostanze chimiche prodotte da funghi, non si vedono e non hanno sapore, difficile riconoscerne la presenza all’interno di una confezione. Certo se l’alimento presenta muffa il consiglio è sempre di eliminarlo totalmente e non solo togliendo la parte interessata, in quando anche la restante parte potrebbe essere stata interessata a contaminazione, seppur invisibile ad occhio nudo.

Le principali micotossine sono appunto le aflatossine, le prime a essere state identificate, nel 1961, in Inghilterra, quando una partita di mangime causò la morte di migliaia di tacchini

Meglio quindi sacrificare un mandarino se una fetta risulta avere la muffa. Ma non basta: ad esempio, sicuramente bisogna rispettare le date di scadenza e le modalità di conservazione di frutta secca, noci e spezie. Sempre meglio comperare frutta secca biologica o non troppo datata e preferire la frutta secca italiana di filiera corta dai piccoli produttori.

Già da marzo 2020 L’EFSA ha cominciato a valutare i rischi per la salute umana connessi alla presenza di aflatossine negli alimenti: per effettuare la valutazione dei rischi, gli esperti hanno valutato la tossicità delle aflatossine per l’uomo e hanno stimato l’esposizione alimentare delle popolazioni dell’UE.

La valutazione conferma le precedenti conclusioni secondo cui le aflatossine sono geno tossiche e cancerogene.

La normativa UE tutela i consumatori

C’è un quadro normativo dell’Unione Europea che si preoccupa di fissare i livelli massimi di aflatossine in alimenti e mangimi per garantire che non nuocciano alla salute umana o animale e mantenere i tenori di micotossina al livello più basso ragionevolmente conseguibile, seguendo le buone pratiche raccomandate in materia di agricoltura, stoccaggio e lavorazione. I tenori massimi di aflatossine e di altri contaminanti negli alimenti sono stabiliti nel Regolamento (CE) 1881/2006 e successive modifiche. Le disposizioni relative ai metodi di campionamento e di analisi per il controllo ufficiale dei tenori di micotossine sono state introdotte con il Regolamento (CE) n. 401/2006. La direttiva 2002/32/CE stabilisce infine i livelli massimi di contaminanti, comprese le aflatossine, ammessi nei mangimi. Regolamentazione che sicuramente pone dei limiti importanti che possono tutelare la salute umana.

Come fare quindi per cercare di restare alla larga dai cattivissimi funghi aflatossine?

sempre più spesso, nelle piazze delle città, si trovano “mercati contadini”. Nella foto il mercato contadino di Reggio Emilia

Sicuramente il primo consiglio è quello di prediligere prodotti locali a km0, preferendo prodotti coltivati e prodotti in Italia e in Europa, scegliere prodotti freschi, di stagione se possibile, non trattati e non conservati e scegliere farine e cereali raccolte e lavorate in tempo più recente possibile (controllando la data di produzione oltre che quella di scadenza, e a tale scopo è utile scegliere produzioni piccole e locali).

Si potrebbe dire che tutto questo potrebbe, apparentemente, ricadere in dispense meno fornite e frigoriferi più “vuoti”, ma sulla qualità del cibo forse è bene iniziare a scegliere e, talvolta, rinunciare.

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