Porto Miggiano, dal Salento un brand per tutto il mondo

Da aprile 2011 sono cominciati i lavori per il consolidamento del costone roccioso di Porto Miggiano

Ad aprile del 2011 (per tanti salentini già periodo da gite a mare) l’ingresso alla cala di Porto Miggiano, nei pressi di Santa Cesarea, viene chiuso con dei cancelli per lavori. La zona, una delle più suggestive del Salento e da sempre aperta al pubblico, comprendeva fino al 2011 un ampia zona verde sopravvissuta alla costruzione di un resort con piscine progettato negli anni ’80. Da un giorno all’altro l’accesso alla famosa “cala dei 100 scalini” e la discesa a mare per uno dei luoghi più belli del Salento viene così sbarrata, senza un cartello che informi dell’inizio di nuovi lavori; tutta l’area diventa un enorme cantiere e chiunque passi dalla litoranea non può non notare quell’enorme opera di sbancamento, quel fortissimo contrasto con l’immagine che da sempre tutti hanno di Porto Miggiano Nasce così su Facebook il Comitato di tutela per Porto Miggiano, dall’intuizione di un utente che pubblica le prime foto di quello che, come dimostrano i numeri degli utenti ed i loro commenti, in molti reputano un vero e proprio scempio.

Una protesta a macchia d’olio –Dall’estate 2011 si sono succedute iniziative di protesta e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica – salentina e non – sempre più seguite e pubblicizzate: sit-in, una raccolta di quasi 50mila firme per chiedere all’assessore regionale al territorio Angela Barbanente di inserire il territorio di Santa Cesarea nel Parco Otranto-Santa Maria di Leuca, interrogazioni parlamentari, un concorso letterario e uno fotografico diffuso su facebook; sempre da facebook parte la “Raccolta di firme 2.0”, con tanto di kit comprendente moduli raccolta firme, articoli di giornale, volantini

Nandu Popu dei Sud Sound System indossa la maglietta col logo del Comitato Tutela Porto Miggiano durante la Notte della Taranta 2011

.«La raccolta di firme tra la gente ha permesso di verificare come le persone, una volta informate di quello che stava succedendo a Porto Miggiano, fossero tutte dalla nostra parte. Il sentimento più evidente era la rabbia, insieme alla voglia di collaborare alla nostra battaglia», spiega Diego, una delle anime del gruppo su Facebook. La mobilitazione coinvolge anche un evento internazionale come la Notte della Taranta e richiama artisti del calibro dei Sud Sound System, seguiti da molti altri nei mesi seguenti  (ha fatto il giro del mondo il video del videomaker Hermes Mangialardo che presenta l’area prima e dopo l’aggressione del cemento)e da un’attenzione crescente di programmi di informazione, per arrivare all’interesse di Legambiente, che per anni si era battuta contro la cementificazione dell’area, prima di “abbandonare” la battaglia, dicono i rappresentanti del comitato. Dopo una prima chiusura dell’accesso pubblico, il passaggio viene riaperto fino a settembre 2011, quando iniziano i lavori di consolidamento del costone roccioso pericolante. L’intervento dura fino ad agosto 2012, dopo un’intensa attività di monitoraggio e denuncia da parte del comitato per lo sversamento in mare di decine di tonnellate di detriti in acqua. Nonostante i lavori di messa in sicurezza siano pubblici e teoricamente a favore della cittadinanza, ripristinando una discesa a mare pubblica, l’impatto è tremendo. Tutto quello che era naturale adesso è stato trasformato in una cava e la presenza delle ruspe ne sta straziando ancora di più ciò che ne resta. «I lavori per ora sono terminati – precisano dal Comitato – , anche se già da parecchio tempo altri progetti assassini gravano sulla zona: da un nuovo resort proprio in prossimità della torre saracena (dove fino a pochi anni fa era presente un bar ecosostenibile molto famoso, con struttura in legno che veniva smontato nei mesi invernali), e la creazione di oltre 500″unità abitative”, ristoranti, piscine etc. nella collina immediatamente al di là di Porto Miggiano».

«La gente è con noi» –  Negli ultimi mesi, dopo la pubblicazione delle fotografie dei lavori di consolidamento, particolarmente forti perchè presentano un territorio devastato rispetto alle immagini bellissime di pochi mesi prima, la sollevazione popolare e la risposta della gente sono state fortissime. 

I lavori di consolidamento della falesia stanno mettendo a rischio uno dei tratti più suggestivi del Salento

E’ proprio la risposta popolare a rendere a dir poco euforico il Comitato di tutela per Porto Miggiano che già nel suo logo (un girotondo  a protezione della torre saracena che dominava fino a poco fa il panorama) punta l’attenzione sulla presa in carico collettiva di una battaglia contro la distruzione di un’area di rara bellezza. «Quella per Porto Miggiano non sarà certo la battaglia che salverà il Salento – spiegano dal comitato -, tuttavia, siamo sicuri che la consapevolezza della gente, che quando informata è sempre a sfavore di qualsiasi intervento che danneggia il territorio, è il mezzo per ostacolare seriamente i progetti devastatori. Paradossalmente il valore aggiunto che la Puglia ed il Salento in particolare hanno saputo fornire ai turisti, diventando in una quindicina d’anni meta ambita per il turismo di massa, è proprio quello che verrà a mancare dopo gli interventi di consolidamento della falesia. Tipicità, natura incontaminata, tradizioni, una forte identità, un’accoglienza calorosa, tutto ciò sta venendo a mancare e irrimediabilmente allontanerà i tanto desiderati turisti, lasciando vestigia fatte di ecomostri mai abbattuti, una terra impoverita dallo sfruttamento commerciale che avrà arricchito solo lobby e speculatori».

(le foto a corredo dell’articolo sono tratte dalla pagina facebook del Comitato Tutela Porto Miggiano)

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