Al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, catastrofi e altri eventi calamitosi, nel nostro Paese, con la legge n. 100 del 12 luglio 2012 è stato istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile, che ha come suoi elementi le Amministrazioni centrali dello Stato, le Regioni e le Province Autonome, le Province, i Comuni e le Comunità montane.
Gli eventi che richiedono l’intervento del Servizio Nazionale attività si distinguono in naturali o connessi con l’attività dell’uomo, mediante interventi attuabili dai singoli enti e Amministrazioni, tramite l’intervento coordinato di più enti o Amministrazioni competenti, calamità naturali o connesse con l’attività dell’uomo che per intensità ed estensione, devono essere fronteggiate con urgenza, mezzi e poteri straordinari limitati nel tempo.
Un volontario illustra la mappa della pericolosità sismica del territorio italiano a un cittadinoLa legge n. 100 del 12 luglio 2012, obbliga le Amministrazioni a dotarsi del cosiddetto Piano di Emergenza Comunale, strumento indispensabile per la prevenzione dei rischi, che il Dipartimento di Protezione Civile monitora con attenzione, attraverso le Regioni e le Province Autonome.
Dalla ricerca “I rischi naturali e il piano di emergenza dei Comuni” realizzata da Ipsos per Save the Children – l’Organizzazione che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti -, diffusa oggi esattamente a due anni dal varo della legge, risulta che il 74% dei ragazzi e il 61% dei genitori non sa cosa sia un Piano di Emergenza Comunale, mentre il 61% dei genitori e 50% dei ragazzi non sa se il proprio Comune ne sia dotato; oltre il 40% degli italiani non saprebbe come comportarsi in caso di emergenza.
L’attrice Jennifer Garner interviene al programma di Save the Children in una scuola americana«A oggi – sostiene Raffaela Milano, direttore dei programmi Italia Europa di Save the Children -, il 77% dei Comuni è provvisto di un piano ma è necessario che si arrivi alla copertura completa. Sono proprio alcuni tra i territori a più alto rischio sismico a esserne sprovvisti, come la Campania in cui solo il 39% dei Comuni dispone di un Piano, o la Calabria con appena poco più della metà di copertura, pari al 54%».
Dalla ricerca risulta, inoltre, che anche dove il Piano esiste, non corrisponde la cognizione dei cittadini. Per esempio, oltre il 70% della popolazione non saprebbe dove andare in caso di calamità ma la paura per i rischi che si possono correre è molto avvertita.
Save the Children sottolinea la necessità che in tutte le scuole si realizzino prove di evacuazione e altre metodologie partecipative. A questo proposito l’organizzazione sta lavorando per promuovere una pianificazione d’emergenza che sia “a misura di bambino” e che mira alla costituzione di un network per la tutela e la protezione dei bambini coinvolti in situazioni di pericolo.


