Patologie ambientali e lavorative. Amianto: convegno a Bari

Bridgestone Italia Spa, esterno della fabbrica di Modugno (Bari)

Era settembre 2010 quando Ambient&Ambienti si è occupata delle problematiche legate all’amianto con un’inchiesta che coinvolge il colosso mondiale degli pneumatici, la giapponese Bridgestone, ex Firestone Brema, di Modugno, vicino a Bari e suoi ex dipendenti. Oltre 100 morti accertate, più di 400 ammalati di asbestosi: mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare. Oltre 800 le richieste di esposizione all’amianto – è singolare come, però, siano state accettate richieste di impiegati e non di tanti altri operai – utilizzato nella lavorazione della gomma. Lo chiamavano talco perché era bianco, in realtà era amianto puro. Purtroppo, però, sono cifre destinate ad aumentare.

Ma non ci sono solo gli ex operai della Bridgestone; a Bari la parola amianto è legata a filo doppio anche alla parola Fibronit, al nome, cioè della fabbrica di lavorati in Eternit situata a ridosso dei quartieri Madonnella e Japigia. Il materiale in fibrocemento quando degrada dà origine a un alto tasso di dispersione di polveri sottili sia nell’ambiente di lavoro sia in quello circostante. Polveri che, una volta inalate o ingerite, hanno provocato le malattie asbesto correlate e a distanza di tempo hanno provocato la morte. A Bari si contano più di 250 morti, tra lavoratori e familiari dei dipendenti Fibronit.

Il problema, molto dibattuto e annoso, riguarda anche personale militare imbarcato sulle navi, colpito da intossicazione da fibre di amianto perché fino a qualche tempo fa il naviglio militare, e non, presentava questa caratteristica costruttiva. Un emendamento presentato dal senatore Filippo Saltamartini (PDL), attribuisce alle vittime la qualità giuridica di vittima del dovere. Con la conseguenza che il risarcimento previsto per le vittime del dovere si estende, in questo caso, anche alle vittime, appunto da mesotelioma. Mentre per il personale civile imbarcato sulle navi mercantili erano già previsti risarcimenti.

Il rischio asbesto, intanto, è ormai diffuso in tutto il Paese. A Torino, per esempio, il procuratore Raffaele Guariniello ha condotto l’inchiesta più eclatante in materia di infortuni sul lavoro legata all’amianto: quella contro la Fibronit, sempre quella, ottenendo il rinvio a giudizio degli imputati. E un altro procedimento penale avviato nei confronti di un’altra fabbrica di pneumatici la Goodyear di Cisterna di Latina è stato chiuso con la condanna dei vertici dell’azienda americana.

L’inchiesta barese langue.

Altra patologia contratta nel corso dell’esercizio delle proprie funzioni, è la cosiddetta “sindrome dei Balcani”, cioè le patologie legate all’uso di munizionamento all’uranio impoverito. Anche in questo caso il numero di vittime accertate ha superato il centinaio, molti di più i militari ammalati.

Fermare la strage e ottenere il giusto riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto, è il motivo principale dell’incontro organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e da Ambient&Ambienti. Il 2 luglio, ore 15.00 alla sala consiliare del Comune di Bari.

All’assemblea prendono parte l’Avvocato Ezio Bonanni, Coordinatore Affari Legali dell’ONA, il Prof. Gaetano Veneto, già parlamentare, ordinario del diritto del lavoro presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bari e l’Onorevole Pierfelice Zazzera, deputato nazionale autore di una interpellanza parlamentare. Intervengono rappresentanti istituzionali della Regione Puglia e della Provincia e del Comune di Bari e del mondo delle associazioni. Ospite dell’incontro il maggiore pilota dell’esercito, Ufficiale Ruolo d’Onore Carlo Calcagni.

 

 

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