Arriva una testimonianza diretta di Giuseppe (Giufo per gli amici) Leo, che da ragazzo ha “esplorato”, come tanti suoi amici otrantini, i sotterranei del castello di Otranto e ha visto ciò che Ambient&Ambienti ha documentato e che oggi sta faticosamente tornando alla luce. E avanza una ipotesi…
Ho letto l’articolo sul ritrovamento dell’ambiente ipogeo al Castello aragonese di Otranto: interessantissimo. Ora mi scuso in anticipo ma vi porterò via un po’ di tempo per questa lettura. Perdonatemi, ma la mia è gioia di comunicare con chi può capire!
Tutto quel che riguarda il nostro Castello è per me fonte d’interesse e tutti noi fin da piccoli ci abbiamo girato intorno e dentro nutrendoci della sua storia. Non so cosa i miei compagni ricordino delle esplorazioni dei sotterranei. Io ho buona memoria di quegli ambienti ipogei anche perché a suo tempo già facevo speleologia e così mi divertì cartografarli e fotografarli in lungo e in largo. Inoltre a suo tempo informai il Dott. Franco Orofino, direttore dell’Istituto Italiano di Speleologia (e mio paziente e affettuoso amico) della particolare conformazione dei cunicoli.
Parlo a voi di Ambient&Ambienti perché quasi certamente ci potrebbe essere una relazione tra la scoperta che avete presentato e gli ambienti già noti sotto il Castello. Per la maggior parte i cunicoli sono scavati direttamente nel tufo e solo parzialmente sono completati in alcune parti con malta rossa. La teoria è che, originariamente, ci fosse lì una collinetta traforata in lungo e in largo da cunicoli artificiali probabilmente messapici, poi in seguito anche riutilizzati nel periodo paleocristiano. In seguito la prima fortezza quadrangolare fu costruita su questa collinetta, inglobandola parzialmente nelle mura. Dopo l’assedio e la ricostruzione del 1500 il Castello fu ampliato (credo dal Ciri o dal Martini… o da tutti e due! n.d.t Francesco di Giorgio Martini e Ciro Ciri, entrambi famosi architetti e ingegneri militari molto attivi in Puglia all’epoca) inglobando totalmente questa altura traforata. Cioè la zona tufacea percorsa dalle gallerie artificiali preesistenti si trova al di sopra del livello del fossato del castello, proprio nelle mura fino a circa 5 metri di altezza. Il Dott. Orofino mi confermò che questa era una tecnica usata al tempo per ottenere solidità nella parte inferiore delle mura (praticamente piene) e sfruttare le cavità eventualmente esistenti (a volte artificiali, a volte naturali per esempio per l’approvvigionamento dell’acqua). Necessariamente l’andamento di alcuni cunicoli e la geometria di tutto il sotterraneo è determinata da questo inglobamento: tutte le zone che portavano “fuori” sono state murate. Se si percorre il circuito si troverà la zona nord con tanti cunicoli ciechi ortogonali a quello principale. Sembrano chiusi da delle cannoniere che forse si affacciavano sul fianco della prima fortezza quadrangolare.
Ma c’è una zona in particolare che è interrata e questo è il punto del quale mi premeva parlare, perché potrebbe (dico potrebbe) essere l’altro lato dell’ ambiente che avete documentato. Vi si accedeva dal lato delle carceri. Io non ci vado da una vita e non so come sia cambiato e ristrutturato il tutto ma… scendendo la scalinata delle carceri dalla zona del cortile si giungeva in un corridoio intonacato. Sul lato destro questo corridoio finiva in una saletta quadrangolare cieca. Tra la scala e questa saletta, nel muro di destra del corridoio (cioè quello rivolto verso il cortile) c’era un foro di circa un metro di diametro. Da qui si accedeva a quello che noi chiamavamo “il lato sinistro del circuito sotterraneo”. Appena oltre questo foro si era di nuovo in ambienti totalmente scavati nel tufo e… parzialmente interrati. Si passava tenendosi sulla destra, dove il soffitto consentiva di stare in piedi ma a sinistra si vedevano degli archi interrati fin quasi alla volta, un ambiente apparentemente con colonne e nel terreno di riempimento tanta terracotta a figura geometrica rossa di tipo messapico, persino qualche selce eneolitica (ma in uso fino a tardi comunque) e poi ossa. Questa delle ossa è una particolarità nella particolarità: ossa lunghe certo non recenti, molte delle quali ridotte a listelli e traforate… come per ricavarne bottoni. So che fa ridere ma non riesco a darne una interpretazione migliore.
Insomma ci tenevo a comunicarvi questi miei ricordi che mi ha fatto piacere riportare alla memoria.
Curatevi di questi sotterranei se potete… per esempio le due sale tronco-coniche del circuito di destra varrebbero da sole visite guidate e notorietà turistica! In altri luoghi si organizzano visite ad ambienti ipogei con piccoli gruppi di persone: sono queste esperienze che il turista non dimentica facilmente perché molto emozionanti. Io stesso sono stato a Tarquinia a fare uno di questi giri sotterranei e ho saputo che in stagione è necessario prenotarsi via web con largo anticipo per la grande richiesta.
Grazie per l’attenzione scusate ancora la prolissità… sapete, è solo passione!


