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Margherita di Savoia: le antiche Saline e le sculture di sale dei salinari.

Un'ampia veduta delle saline - foto di Gianni Avvantaggiato

E’ rosa, un rosa/viola/blu, l’acqua calma e increspata dal vento che dai miei piedi si apre sino all’orizzonte formando una piana d’acqua salata di mare e di sale, rotta da stretti camminamenti di pietra a crear vasche saline. E il sole, ora alto, poi basso del giorno, irradia la superficie con una variazione di rosa che nel tardo pomeriggio si trasforma in rosa/blu/grigio.

A guardarle bene, le distese d’acqua di mare che cingono gli alti, bianchi prismi di sale sembrano surreali e l’idea che il pelo dell’acqua calma è coincidente con lo zero assoluto che segna le altitudini sopra e sotto il livello del mare del mondo dà, alla piana, un valore, un punto di riferimento a tutto ciò che è misurabile, a vista d’occhio sulla terra.

Di questo fascino assieme naturalistico e umano, non mi accorsi subito. Fu l’incontro con un capo salinaro, un mio amico che lavorava e viveva nelle saline, dove, nelle pause di lavoro, costruiva per passione e piacere personale, velieri di sale, che d’estate vendeva ai turisti increduli e curiosi nel vedere come si possano creare bellissime sculture di sale. Lui non svelava mai il semplice segreto di saper costruire sculture di sale a forma di velieri per mezzo di bastoncini di legno d’abete composti e lasciati immersi per qualche tempo in un angolo delle grandi saline sino a quando la naturale concrezione non avrebbe soddisfatto il suo ideale. Quando le tirava fuori dall’acqua rosa sembravano magnifiche creazioni della natura. Una simbiosi tra uomo e natura, tra idea e scienza, tra arte e cultura del luogo.

A chi altri sarebbe potuto venire in mente di realizzare sculture di sale se non ad un uomo che vive la sua vita nel sale e vivendoci dentro si accorge e declina per le sue sculture, la naturale stratificazione dei cristalli per creare arte.

Alcune piccole sculture

Quest’arte, la passione di creare sculture di sale, incuriosisce pochi lavoratori delle saline. Pochi sono i salinari che lavorano nelle saline con l’attenzione a ciò che hanno intorno di speciale, di unico, perché il lavoro dei raccoglitori di sale è vissuto come un lavoro primario, rozzo, salato, che spacca le mani e brucia la faccia al sole, che gela d’inverno al vento freddo di tramontana e rilassa al caldo vento di scirocco quando d’inverno si insinua nelle giornate fredde. Sono giorni di calma estivo-autunnale d’una bellezza e sensazione estrema, unica, da condividere con stormi di fenicotteri rosa, ferule, cavalieri d’italia, falchi pecchiaioli, gruppi di volpoche, marzaiole, avocette e aironi che si fanno dolcemente scompigliare le piume bianche dal vento.

Il rosso/arancio della luce tinge di rosa ogni pietra dei camminamenti e dei prati di salicornia misti a fiocchi di giunchi mobili nel vento che forano il pelo dell’acqua diventando di un rosa/verde. In quei giorni, si rallentano i ritmi, si esaltano i colori, si disegnano sull’acqua salata le ombre rosse sul rosa. Nulla fa immaginare la lenta trasformazione dell’acqua di mare che, sia nei giorni d’inverno o di massima calura, d’estate, evapora lasciando cristalli di sale rosa agganciati a bastoncini di legno d’abete; geometriche composizioni d’arte naturale ogni volta uniche nel disegno, nel volume e nello spazio.

Bibliografia essenziale:

Antonio Lopez, Voli rosa sulla Salina, Claudio Grenzi Editore, Foggia, 2003.

PHOTOGALLERY

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www.domenicotangaro.it/biografia

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