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L’eco-trendy: se proteggere l’ambiente si trasforma in cliché

In questi giorni Sky sta trasmettendo le prime puntate di Terra Nova, l’attesissima – e costosissima – serie tv prodotta da Steven Spielberg, che vi rispolvera uno dei suoi temi preferiti: i dinosauri. Gigantesco il budget richiesto per realizzarlo: solo il primo episodio è costato 15 milioni di dollari. Al di là però degli effetti speciali e degli scenari paradisiaci di una terra incontaminata (su cui si intravedono nel primo episodio anche alcune pale eoliche) e di una trama in alcuni punti abbastanza banale, resta  il fatto che i temi della sostenibilità e dei disastri ecologici sono diventati  degli stereotipi commerciali che in particolare l’industria cinematografica ha il grande pregio/difetto di porre in primo piano.

Il primo episodio di Terra Nova è costato 15 milioni di dollari

Si può partire da Avatar, l’indiscusso capolavoro di James Cameron, una rivisitazione moderna della storia di Pochaontas; nel 2009, all’uscita del film, la coscienza ambientalista stava iniziando a conquistare l’opinione pubblica; la tematica ambientale poi era al centro del kolossal e parte integrante della trama, e si può dire che sia stato utile a diffondere l’interesse per l’ambiente. Ma questo filone di ricerca è diventato sempre più sterile per arrivare nel 2011 ad Animals United, un pessimo film dalla trama banale: in Botswana una diga minaccia la sopravvivenza degli animali, impedendone l’accesso all’acqua; le vittime decidono quindi di unirsi e cercare una soluzione che metta fine alle malefatte degli uomini. Protagonisti dell’impresa sono un leone vegetariano e un’immatura mangusta, entrambi originari del luogo, un orso polare, un gallo francese, due tartarughe, una giraffa e un diavolo della Tazmania, ognuno dei quali sfugge a disastri ecologici e “appiccicati” tra loro senza criterio: basti pensare all’orsa Sushi, che finisce in Botswana dopo aver vagato nell’oceano vittima dello scioglimento delle calotte polari. Il film è – molto liberamente – ispirato al libro La conferenza degli animali, scritto da Erich Kästner nel 1949, ai primordi della guerra fredda, e si poneva come un’ironica e amara riflessione sul clima politico di quegli anni. Perchè ricavarne un film sul “pianeta a rischio”? La risposta è facile: si cavalca l’onda ambientalista. Il risultato sono 93 minuti di noia in 3D.

Anche l'animazione 3D si è convertita ai temi della sostenibilità ambientale

E torniamo infine a Terra Nova: nel 2149 la Terra è sovraffollata, priva di risorse e l’aria talmente irrespirabile che si è costretti a usare un respiratore artificiale, ma una frattura spazio-temporale permette a gruppi scelti di persone – tra cui i cinque membri della famiglia Shannon – di essere catapultati sulla Terra di 85 milioni di anni fa, col compito di ricreare una nuova civiltà. Va da sè che l’energia elettrica e nucleare sono bandite; si intravedono alcune pale eoliche, si suppone la presenza di pannelli solari, ma tutto questo basta per alimentare tutti gli strumenti iper-tecnologichi usati dai protagonisti? E poi, dopo aver dato lo spunto per una tipica storia americana ambientata tra i dinosauri, misteriosamente della Terra in pericolo non si parla più. Ormai è diventato solo il cliché adatto per iniziare una serie tv.

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