I materiali che compongono l’architettura, l’ambiente e il paesaggio, come molti sanno, non sono costituiti solo da cemento, acciaio, vetro, alberi ma anche e soprattutto da storia, archeologia, geografia, cultura dei luoghi e, per avere la consapevolezza di questi ultimi frequento biblioteche e scopro libri poco conosciuti. A tal proposito ho letto che la scoperta nel 1700 di documenti e siti archeologici e l’inserimento dell’Italia Meridionale negli itinerari dei viaggi delle élites europee, supportate da pubblicazioni specifiche, hanno costituito effettivamente l’inizio della conoscenza per gli europei colti, dell’immagine fisica e mentale culturalmente fondata, dell’antica Grecia occidentale.
Ercolano (NA) – scaviA supporto dei documenti e dei siti archeologici ci fu la scoperta dell’antica cultura italica e soprattutto greca raccontata da Pitagora e Platone, che portò, solo nella metà del XIX secolo alla conoscenza della Magna Grecia, iniziando così una ricerca storica supportata da studi e indagini archeologiche ancora in corso, consentendo la “conquista culturale” in tempi recenti.
È stata la pubblicazione nel 1474 di Flavio Biondo “Italia Illustrata” a costituire l’inizio della ricerca e, per lungo tempo, il modello storiografico, in cui furono tracciati i lineamenti della topografia dell’Italia antica, integrati più tardi, nel 1550 dalla “Descrittione di tutta Italia” di Leandro Alberti. Sono apparse inoltre altre opere di geografia e storia regionale come quella di Fazello del 1558, dedicata alla Puglia “De rebus siculis decades duae” e l’opera di Antonio De Ferrariis, medico umanista legatissimo agli Aragonesi e di Gabriele Barrio, amico dell’influente cardinale Guglielmo Sirleto riordinatore dei codici della Biblioteca Vaticana.
Paestum – vedutaIl testo e il procedimento di ricerca di Barrio è quello tipico dell’antiquario; riporta un gran numero di testi classici, iscrizioni, notizie antiche e moderne sulle città, reliquie conservate, luoghi santi, seguendo i geografi antichi e riportando i passi degli autori che raccontano dei centri abitati, aggiornandoli con notizie e descrizioni. La ricerca si conclude con un insolito invito rivolto ai dotti italiani, affinché scelgano uomini eruditi che, finanziati adeguatamente, possano integrare la ricerca, allargandola a tutta l’Italia, ma, comunque, nessuna delle opere sinora citate, nonostante la precisa ricerca scientifica alludevano ad una valutazione d’insieme della grecità dell’Italia Meridionale e del concetto di Magna Grecia.
Il concetto di Magna Grecia compare invece in un’opera antiquaria numismatica di H. Goltzius “Sicilia et Magna Graecia. Historiae urbium et populorum Graeciae, ex antiquis numismatibus liber I” del 1676. L’opera, fondata soprattutto sulla numismatica, illustra le notizie sulle varie città per suddivisioni storico-geografiche in cui appare, per la prima volta, la definizione dell’area chiamata Magna Grecia; nasce così una prima idea di una grecità d’occidente, contestualmente alle prime opere cartografiche dedicate alla descrizione dei luoghi.
Paestum Poseidonia – tempio di HeraNello stesso periodo, nel 1606 è pubblicata la prima dissertazione dedicata alle popolazioni d’Italia ad opera di Pierre Leon Casella “de primis Italiae colonis”, in cui è leggibile una forte contaminazione tra mitologia antica e storia biblica. Ma un vero salto di qualità nel campo della geografia storica si ha con Cluverius che nel 1624 pubblicò “Italia antique” unendo alla straordinaria conoscenza delle fonti letterarie la conoscenza diretta dei luoghi.
Le sue splendide carte danno il valore dell’opera, mentre il testo è ricco di giudizi di grande utilità ancora oggi perché si trova la prima analisi d’insieme della Magna Grecia con tutte le testimonianze e la discussione sui suoi limiti che pochi decenni dopo L. Holstenius arricchì con le “Adnotationes” del 1666. Ma la riscoperta della Magna Grecia da parte della cultura europea è avvenuta nel 1700 con la scoperta dell’Italia Meridionale e il mutamento del clima intellettuale degli uomini dotti condiviso da parte dei Sovrani del tempo dopo i fatti essenziali che mutarono l’atteggiamento: la scoperta delle tavole di Eraclea nel 1732 e di Ercolano e Paestum nel 1738. La risonanza di queste scoperte archeologiche, nonché la presenza di Winckelmann e l’entrata dell’Italia Meridionale nell’itinerario dei viaggiatori del Grand tour furono i fatti concomitanti e determinanti che iniziarono a far conoscere e studiare il mondo greco d’occidente denominato Magna Grecia.


