La Magna Grecia: alla ricerca dei limiti fisici e della rappresentazione geografica

Ho cercato negli ultimi anni di delineare e definire il limite e la rappresentazione geografica della terra su cui vivo, la Magna Grecia ma è risultata un’idea ardua per alcuni motivi. Innanzitutto non esistono documenti originali, cartografie greco-romane; inoltre, dalle letture effettuate, la Magna Grecia non è definibile entro confini geo-grafici netti. Le testimonianze letterarie che sono arrivate a noi concordano però, nel loro insieme che, più che un territorio, la Magna Grecia è un versante, una lunga costa affacciatesi sul mare da cui si estendono i territori verso la terraferma. Un versante lunghissimo che, dall’alto adriatico, dalle isole Tremiti, le isole di Diomede, scende verso il centro del Mediterraneo lambendo tutta la Puglia orientale, l’antica Salpi, Canosa, Brindisi, Otranto, per poi risalire sul versante jonico: Ausentum, Taranto, Metaponto, allargandosi verso occidente sulle coste della Lucania e del Bruzio, considerando l’area di Taranto come il cuore della Magna Grecia.

Una regione storica con contorni vasti, indefiniti, che la tradizione greco-romana identificò come area ellenizzata dell’Italia Meridionale. Geografi, storici greci e latini, hanno descritto minuziosamente l’ecumene (la parte abitata dall’uomo sulle coste e nell’entro terra) definendo la sua articolazione, le distanze, le proporzioni tra terra e mare.

Anassimandro, Erodoto, Strabone e Plinio il Vecchio hanno contribuito sostanzialmente alla definizione dell’immagine storica della Magna Grecia tramite le loro descrizioni delineando un disegno mentale più che una mappa cartografica. Il mondo ellenico ha avuto una sua cartografia, ma il suo uso è stato molto pratico e ampio, considerando inoltre che la definizione geografica era direttamente collegata ai diversi livelli di conoscenza empirica e teorica in cui la realtà visiva ed oggettiva della costa era legata alla conoscenza astronomica, producendo così rappresentazioni grafiche astratte, distanti dalla rappresentazione concreta della terra e dei mari, in cui predominano, più gli orientamenti relativi ai punti di vista e le visualizzazioni di un viaggiatore che si muove per terra e per mare il quale, sostanzialmente, descrive una cartografia delineandone soprattutto il contorno costiero come elemento di riferimento primario.

Nel tempo è stato affermato dagli studiosi che la geografia è un punto di vista dell’uomo, pertanto la geografia dei greci è in larga misura la “terra vista dal mare“. Genti venute dall’Egeo in Italia meridionale hanno trovato approdo nel Metapontino, presenza confermata dall’abbondante ceramica Micenea ritrovata, a cui si aggiunge quella dell’area di Taranto nell’età del bronzo. A tutto ciò si è sommata la tradizione mitica sull’arrivo in Italia degli eroi dell’epopea omerica in cui, le rotte dell’Egeo verso il Mediteraneo, sono state il volano per le fondazioni delle colonie greche nell’età storica. D’altronde, le stesse peripezie di Ulisse riflettono una sintesi di uno sfondo ideale e reale fondato sui molteplici viaggi marittimi; innumerevoli “Odissee” tra il mar Egeo e il mar Jonio, descrivendo una geografia omerica ricca di toponimi ed etnie, supportata dall’opera monumentale di Strabone.

La geografia nautica dei greci costituisce una complessa messe di conoscenze pratiche, sezionate, ordinate e trasmesse oralmente per molte generazioni, a cui ha contribuito la disseminazione della civiltà greca a partire dal VII secolo a.C. in tutto il bacino dell’Italia Meridionale, creando uno sfondo storico al sapere geografico dei peripli (contorno costiero con l’ordinata sequenza dei toponimi) finalizzata alla ricerca di nuove vie commerciali e all’esplorazione di terre da colonizzare. Resoconti di viaggi che descrivono la porzione della costa esplorata e conosciuta e i paesi che si affaccino sul Mediterraneo, memorizzando i punti salienti della navigazione, i promontori, i golfi, le foci, i fiumi, la sagoma vista dal mare dei Santuari extraurbani sulla costa, i porti, gli approdi e le ampie terre e colture che si aprivano sulla terra ferma, verso l’interno e distanti dal mare.

Una geografia arcaica descritta dai marinai della Grecia d’Asia (Focei, Sami, Milesi, Rodi) e dell’Ellade (Corinzi, Megaresi, Eubei), uomini che in età arcaica frequentavano le coste dell’Italia meridionale, caratterizzando la mia terra d’origine, la Magna Grecia.

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