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La Corte costituzionale boccia il decreto sul nucleare

È stata depositata il 12 maggio la sentenza della Corte costituzionale che boccia in parte il decreto sulle misure urgenti in materia di energia, come il nucleare. La Consulta ha, infatti, accolto i ricorsi di Toscana, Puglia e Provincia autonoma di Trento che rivendicano il principio di poter decidere su questioni che hanno a che fare con la salute e il benessere dei propri cittadini. La sentenza n. 165 del 2011, depositata in Cancelleria ha così stabilito che, per la trasmissione, la distribuzione e la produzione dell’energia e delle fonti energetiche che rivestono carattere strategico nazionale, il Governo debba obbligatoriamente trovare l’intesa con le Regioni, senza poter far ricorso a poteri sostitutivi. Questo significa che se lo stop temporaneo al programma nucleare voluto da Berlusconi è solo una ritirata strategica temporanea per far fallire i referendum e aggirare la volontà popolare, nel momento in cui il Governo volesse riproporre il ritorno all’atomo, da ieri si troverebbe di fronte ad un nuovo ostacolo.

Il Governo non potrà decidere di far costruire le centrali se le Regioni non sono d’accordo e come è noto anche quelle amministrate dal centro-destra non sono disponibili a ospitare un reattore.

Ma intanto, i comuni di Caorso, Saluggia,Trino Vercellese, Rotondella, Ispra e Piacenza hanno avviato un’azione legale, nei confronti del Governo e a tutela dei cittadini.

I sei centri, sedi delle antiche servitù nucleari, cioè centrali e siti di stoccaggio delle scorie, stanno lentamente smantellando tali impianti con finanziamenti statali (decreto legge n.314 del 14 novembre 2003 – decreto Scanzano) ma, causa tagli finanziari, il Governo non paga.

 

 

 

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