La canapa per bonificare le aree inquinate da ENEL e Montedison a Brindisi

Una piantagione di canapa

La canapa, questa sconosciuta! O meglio: quando sentiamo parlare di canapa pensiamo subito allo spinello. Invece non tutti conoscono, ancora, altre proprietà all’infuori di quelle stupefacenti dei suoi principi attivi o curative, com’è in uso sempre più negli ultimi tempi. Infatti, da un’unica coltivazione e procedimenti diversi, dalla stessa pianta si ottiene fibra tessile, carta di alta qualità, sottile e resistente; un olio particolarmente apprezzato per usi cosmetici oppure per uso edibile, cioè che può essere mangiato a scopo di nutrimento.  Eppure, una delle caratteristiche più peculiari della cannabis è quella che può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno perché non lo impoverisce, anzi, lo bonifica e lo ammorbidisce se indurito da uno sfruttamento eccessivo. Non solo questa pianta è capace di assorbire i metalli pesanti, quindi, di essere una coltura ideale per le bonifiche nei territori inquinati.

Da qui la decisione di seminare a canapa 27 ettari di terreno, a Brindisi, presso la masseria Villanova (in agro Parco della Contessa), tra la centrale termoelettrica a carbone di ENEL a Cerano e lo stabilimento Montedison di Brindisi.

Nichi Vendola (a sinistra) e Fabrizio Nardoni

«Siamo all’inizio di una rivoluzione – ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che questa mattina ha assistito alla semina insieme con l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Fabrizio Nardoni e ai rappresentanti dell’associazione Assocanapa Italia -. La canapa è stata una pianta diffamata per ragioni politiche ed economiche; diffamata perché poteva rappresentare l’alternativa alla “civiltà della plastica”. Un solerte funzionario dell’FBI compilò, all’inizio del Novecento, un falso rapportò che consentì di cominciare l’opera di criminalizzazione di una pianta, che invece ha un potenziale straordinario: dal settore tessile al settore della bioedilizia».

La piantagione di canapa a ridosso dei suddetti insediamenti industriali, che hanno una forte storia di impatto ambientale inquinante, ha anche un significato di riqualificazione dei terreni. «Gli indici di fatturato dei prodotti di questo settore sono sorprendenti – ha aggiunto Vendola – e quindi, noi cominciamo qui, a ridosso di Cerano, su terreni che sono inquinati, un lavoro che può essere utile per ripulire la terra e per dare reddito e ricchezza».

Una prospettiva più che concreta, in Puglia, non solo grazie alle semine di canapa – che si stanno realizzando in molte aree della penisola – ma anche in virtù della nascita del primo impianto di trasformazione, nato proprio a Crispiano in provincia di Taranto.

La rappresentante di Assocanapa Italia Rachele Invernizzi ha annunciato, quindi, l’avvio di un programma di ricerca con l’Università di Bari e l’università di Cosenza per ispezionare gli utilizzi della cannabis sativa non solo per uso tessile, alimentare o edile ma anche per la creazione di cellulosa e l’estrazione di polimeri per la creazione di bioplastica naturale.

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