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Hopenhaghen: una speranza per la Terra

HOPENHAGHEN. Si apre oggi nella capitale danese la conferenza internazionale dell’ONU cui partecipano 192 Paesi per firmare un trattato su come diminuire le emissioni di gas che producono l’effetto serra e il relativo surriscaldamento della temperatura della Terra con le ormai note conseguenze catastrofiche.

la città di Guangzhou, Cina, coperta dallo smog

la città di Guangzhou, Cina, coperta dallo smog

La grande difficoltà di questo congresso sta proprio nel mettere tutti d’accordo. Tuttavia, la presenza di oltre un centinaio di capi di Stato e di governo lascia sperare tutti che una soluzione concreta alla fine sia trovata. Per l’occasione, Copenhaghen è stata ribattezzata Hopenhaghen, dall’inglese hope, speranza. Grandi cartelloni pubblicitari raffiguranti due ragazzini e la suddetta scritta hanno tappezzato la capitale danese. Anche il Papa è intervenuto sulla questione dicendo che bisogna salvaguardare il Creato e le future generazioni. Da oggi fino al 18 dicembre prossimo, più di quindicimila addetti ai lavori seguiranno le trattative per sottoscrivere un accordo politico che solo prossimamente, però, sarà completato da norme e articoli. Un obiettivo che non si può eludere è l’abbattimento delle emissioni dei gas serra entro il 2020 da parte dei Paesi sviluppati e in via di sviluppo. Ma tra gli scienziati che si stanno occupando dell’effetto serra, c’è anche uno schieramento di scettici per i quali il nostro pianeta non si scalda a causa delle emissioni.

Secondo questi ultimi, non ci sono prove che l’uomo è la causa dell’innalzamento della temperatura terrestre. E a dare conforto alle tesi di questi ultimi c’è pure il Climategate, lo scandalo scoppiato la scorsa settimana, dopo le rivelazioni di un hacker che entrato negli archivi informatici di un centro di ricerche dell’East Anglia University, è riuscito a leggere centinaia di e-mail nelle quali noti accademici britannici hanno ammesso di aver sistematicamente falsificato i dati sul surriscaldamento del clima. Scandalo che vede coinvolto anche Al Gore, ex vice presidente degli Stati Uniti che, dalle teorie degli studiosi della East Anglia University, ha attinto  le informazioni per la realizzazione del suo film documentario «An Inconvenient Truth», premiato con due Oscar. Grazie alla drammatica denuncia sui rischi che corre il Pianeta a causa dei cambiamenti climatici, Al Gore è stato premiato anche con il Nobel. Intanto, in attesa che i grandi decidano come proteggere la Terra, noi tutti, però, possiamo contribuire almeno a non pesare sull’ambiente, adeguando il nostro stile di vita. Una guida che insegna come ridurre le emissioni è Impatto zero”, pubblicata dal Corriere della sera. Per esempio, New Scientist, riporta il Corriere, ha calcolato che bere 6 tazzine di caffé al giorno, tenendo conto dei consumi legati alla coltivazione della pianta, del trasporto, dell’energia che alimenta la macchina del bar, equivale a emettere 175 Kg di anidride carbonica (CO2) all’anno. Se ne bevessimo qualcuna in meno.

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