
L’UNICEF ricorda che 2,3 miliardi di persone non possono lavarsi le mani con acqua e sapone a casa. Anche se il COVID ha permesso l’aumento delle misure di igiene, ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate ad acqua e servizi igienico-sanitari non sicuri
Lavare le mani con sapone è fondamentale nella lotta alle malattie infettive, compreso il COVID-19. Eppure, a livello globale circa 3 persone su 10 – ovvero 2,3 miliardi – non possono lavare le mani con acqua e sapone a casa. La situazione è peggiore nei paesi meno sviluppati, con oltre 6 persone su 10 senza accesso a igiene di base per le mani.
Lo ricorda oggi l’UNICEF, in occasione della Giornata Mondiale del Lavaggio delle Mani (Global Handwashing Day), istituita nel 2008. Quest’anno il tema portante è “Our future is at hand – let’s move forward together” (Il nostro futuro è a portata di mano, andiamo avanti insieme).
Progressi sì, ma ancora troppo pochi
Gli ultimi dati mostrano che dal 2015 sono stati ottenuti diversi progressi. Per esempio, la popolazione globale con accesso a servizi igienici di base per le mani a casa è aumentata da 5 a 5,5 miliardi – o dal 67% al 71%. Tuttavia, se le tendenze attuali continueranno, entro la fine del decennio 1,9 miliardi di persone non avranno ancora accesso a servizi igienici di base per le mani.

Secondo gli ultimi dati 2 scuole su 5 nel mondo non hanno servizi igienici di base con acqua e sapone, con conseguenze su 818 milioni di studenti, di cui 462 milioni che frequentano scuole senza alcun impianto. Nei paesi meno sviluppati (*), 7 scuole su 10 non hanno spazi in cui i bambini possono lavare le mani; inoltre 1 struttura sanitaria su 3 nel mondo non dispone di strutture per l’igiene delle mani nei punti di cura in cui il paziente, l’operatore sanitario e il trattamento comportano il contatto con il paziente;
Esistono profonde disuguaglianze fra e all’interno dei paesi riguardo l’accesso e i progressi, e i bambini e le famiglie più vulnerabili ne risentono maggiormente. Inoltre, nei contesti fragili, colpiti da conflitti e negli insediamenti per rifugiati, il progresso è particolarmente lento: basti pensare che nei contesti fragili, 1 persona su 5 non ha alcuna struttura per lavare le mani a casa e che in 8 paesi su 20 per i quali l’UNHCR ha dati disponibili, oltre il 30% delle famiglie rifugiate non ha accesso al sapone.
A livello globale, gli attuali tassi di progresso devono quadruplicare per raggiungere l’igiene universale entro il 2030. Nei paesi meno sviluppati, il tasso di progresso dovrebbe accelerare di 10 volte, e nei contesti fragili di 23.
Lavare le mani può salvare fino a mezzo milione di bambini
Lavare le mani può prevenire malattie gravi e morte, soprattutto per i bambini: è stato stimato che ogni anno mezzo milione di bambini muore per diarrea o infezioni respiratorie acute che potrebbero essere prevenute con una tempestiva e accurata igiene delle mani. Inoltre ogni giorno oltre 700 bambini muoiono per malattie legate ad acqua e servizi igienico-sanitari non sicuri. Una tempestiva igiene delle mani previene fino al 50% delle infezioni prevenibili contratte durante prestazioni di assistenza sanitaria, comprese quelle che colpiscono il personale sanitario.
«Le azioni globali di risposta alla pandemia da COVID-19 hanno creato un momento senza precedenti per il lavaggio delle mani. Eppure, i progressi rimangono troppo lenti per le comunità più vulnerabili e meno servite – dichiarato Kelly Ann Naylor, Direttore UNICEF per l‘Acqua e i Servizi igienico-sanitari – Lavare le mani non può essere visto solo come una misura temporanea per contrastare il COVID-19. Ulteriori investimenti di lungo periodo su acqua e servizi igienico-sanitari possono aiutare a prevenire il verificarsi di future crisi sanitarie. Significa anche che meno

persone si ammalano di infezioni respiratorie, meno bambini muoiono per malattie diarroiche e più donne in stato di gravidanza e neonati sono protetti da condizioni prevenibili come la sepsi».
L’appello dell’UNICEF
L’UNICEF esorta i governi a impegnarsi per garantire l’igiene delle mani, non come risposta temporanea alla pandemia, ma come investimento nella salute pubblica e di resilienza economica. L’ultimo rapporto congiunto UNICEF e OMS identifica 5 acceleratori che possono consentire ai governi di ampliare rapidamente l’accesso all’igiene delle mani e comprendono: buona governance, finanza pubblica strategica, rafforzamento delle capacità, raccolta di dati consistenti e innovazione.
(*) Paesi meno sviluppati: Afghanistan, Angola, Bangladesh, Benin, Bhutan, Burkina Faso, Burundi, Cambogia, Repubblica Centrafricana, Ciad, Comore, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Haiti, Kiribati, Repubblica Democratica Popolare del Lao, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Myanmar, Nepal, Niger, Ruanda, São Tomé e Príncipe, Senegal, Sierra Leone, Isole Salomone, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Timor-Leste, Togo, Tuvalu, Uganda, Repubblica Unita della Tanzania, Yemen, Zambia.


