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Gargano, un riferimento per i Parchi del Sud

Il Parco nazionale del Gargano sta coordinando progetti di conservazione e valorizzazione con il Parco del Pollino, di Val D’agri, dell’Aspromonte, del Cilento, del Vallo di Diano, del Vesuvio

Il raggiungimento di un rapporto di compatibilità e sostenibilità con l’ambiente è la scommessa delle aree protette. Sarebbe necessario allora intervenire contro lo spreco alimentare e le colture intensive. Lo sostiene il presidente del Parco nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, illustrando le attività dell’area protetta e le iniziative di promozione. Il Parco del Gargano è una delle aree protette più importanti a livello nazionale ed europeo, diventato punto di riferimento per i parchi del Sud.

Quali sono le potenzialità del Parco?

«Le aree protette stanno sostenendo una grande responsabilità e scommessa nei confronti del futuro. Non voglio richiamare l’enciclica di Papa Francesco che pone al centro della discussione un nuovo rapporto antropologico ed etico con la natura. Ma l’uomo deve trovare in un contesto sociale di sviluppo il suo rapporto di compatibilità e sostenibilità con l’ambiente. E’ una scommessa che potrà essere vinta o persa a seconda dei fattori che saranno messi in campo».

Ci può illustrare le caratteristiche di questo territorio e gli interventi realizzati?

«E’ un territorio con una varietà di paesaggi: dalle zone umide di Manfredonia e del Lago Salso, si passa alla steppa pedegarganica di San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, dalla zona boscata della Foresta Umbra e Bosco Quarto a quella delle lagune di Lesina e Varano e della fascia costiera di Peschici, Mattinata, Rodi. Si tratta di un territorio di 18 comuni con una popolazione di oltre 200 mila abitanti. E’ il territorio dei Presidi Slow Food, fra cui il caciocavallo podolico prodotto con il latte della mucca podolica, per la quale il Parco ha erogato 600 mila euro di contributi negli ultimi sei anni. Il risultato è stato l’aumento dei 35% dei giovani imprenditori che hanno deciso di allevare questa razza autoctona. L’intento è creare una filiera di qualità che abbiamo approvato con il paniere dei prodotti dell’area protetta».

E’ possibile coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico?

«Uno sviluppo industriale e sociale quasi mai corrisponde alla sostenibilità dello sviluppo. Dobbiamo imparare a consumare qualcosa in meno di quello che produce la terra. Invece, siamo portati verso colture e sviluppi intensivi che bruciano il territorio e le risorse e, lasciatemelo dire, con il 30% di spreco alimentare. Sarebbe opportuno semmai realizzare laboratori e modelli a cielo aperto per insegnare a produrre in maniera sostenibile e costruire un rapporto uomo-natura virtuoso».

Stefano Pecorella

Ci sono servizi per conoscere il territorio del Parco nazionale del Gargano?

«I centri visita sono stati per me una scommessa vinta, in quanto alla mia nomina li ho trovati tutti chiusi ed insieme ai sindaci del territorio dell’area protetta li abbiamo aperti ed affidati a tanti giovani. I nostri centri visita hanno strutture multimediali che consentono da ogni postazione di poter verificare le risorse disponibili anche nell’intera area parco. Sono snodi di mobilità culturale che attraversano tutta l’area protetta in maniera interdisciplinare».

State anche promuovendo il vostro territorio?

«Il visit tour è un progetto che abbiamo fortemente voluto ed intende tornare alla valorizzazione dei nostri tesori. E’ importante far conoscere la vera bellezza di un’area protetta che non è soltanto la natura ed il paesaggio ma enogastronomia, cultura, i valori tradizionali della religione. Non vogliamo, quindi, promuovere soltanto i percorsi naturalistici ma anche la possibilità di degustare piatti preparati all’interno delle cucine tradizionali delle trattorie o case. C’è un’ospitalità diffusa molto alta. Il progetto è inserito nell’ambito di Expo 2015, è suddiviso in diverse fasi e punta a portare i visitatori sul nostro territorio. Sono previste le visite di giornalisti e stakeholders, la valorizzazione d’importanti momenti di tradizione culturale, come Festambiente, Carpino Folk Festival, Premio Re Manfredi, che trovano la massima espansione durante il periodo estivo».

Quale sarà il futuro del Parco?

«Stiamo riacquisendo un ruolo nell’area protetta e nel contesto nazionale. Siamo diventati un punto di riferimento per i parchi del Sud. Stiamo coordinando progetti di conservazione e valorizzazione con il Parco del Pollino, di Val D’agri, dell’Aspromonte, del Cilento, del Vallo di Diano, del Vesuvio».

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