E’ una scoperta destinata ad aprire un nuovo capitolo nella storia di Otranto e del Salento tutto, quella avvenuta giorni fa, durante i lavori per la valorizzazione del Castello aragonese, che prevedono, tra le altre cose, anche scavi archeologici nel cortile, prima di procedere al rifacimento della pavimentazione e alla eliminazione di barriere architettoniche. Al di sotto di una pavimentazione in cemento è stato infatti riportato alla luce un ambiente, ad oggi solo parzialmente esplorato e per il quale sono ipotizzabili già alcuni dati provvisori, secondo cui il luogo sembra essere stato abitato o quantomeno utilizzato a partire dal periodo paleocristiano (V – VI secolo d.C.),” come testimonierebbero alcuni graffiti presenti sulle pareti dello stesso. La scoperta apre una fase di studi per la quale non si conosce molto della storia non solo di Otranto, ma di tutto il Salento. Lo studio di tali tracce superstiti sarebbe quindi di enorme aiuto alla comprensione delle dinamiche storiche ed insediative del territorio salentino e darebbe grande impulso al comparto turistico, incentrato com’è sulla valorizzazione del patrimonio culturale ed archeologico del luogo.
La natura e lo stato di conservazione dei numerosissimi graffiti rappresentati sulle pareti della cavità artificiale scoperta ne fanno un unicum assoluto e documentano diverse fasi di frequentazione e destinazioni d’uso: molto probabilmente nel periodo tardo-antico l’insediamento era di carattere cultuale/religioso, per poi passare ad una fase più moderna di utilizzo, quando i sotterranei del castello vennero adibiti a prigione (anche questa fase documentata da alcuni graffiti ben visibili, anche se privi di valenza artistica).
Alla visita all’ipogeo era presente l’ing. Tommaso Farenga, uno dei direttori dei lavori, che commenta così l’esperienza: «E’ particolarmente importante e suggestivo arrivare in cantiere e scoprire che i saggi archeologici in corso ci portano in altri mondi inesplorati. Al di sotto di una pavimentazione in cemento, attraverso un foro di circa 60 cm, si giunge in una cavità ricca di passato e delle glorie della civiltà. Credo che questa sia un’opportunità non solo per aumentare le conoscenze della nostra storia, ma anche per poter arricchire in un futuro prossimo i nostri turisti di nuovi scenari»
La scoperta dell’ipogeo potrebbe portare ad arricchire le numerose offerte che il castello aragonese potrà offrire, si spera già da questa primavera, a turisti, visitatori e scolaresche. Da tale data, anche se gli scavi del cortile dovessero proseguire, è già previsto un allestimento di protezione con lastre di cristallo verticali che separano le piccole zone di scavo ancora in corso; l‘appeal del luogo potrebbe poi in futuro arricchirsi di nuove opportunità come monitor esplicativi di cosa si è scoperto, con testi e presentazioni multimediali a cura di studiosi. «Sarà’ un invito a fermarsi, a chiedere cosa si è scoperto, a guardare oltre le lastre verticali, ad altri lastroni di vetro a pavimento che ci spingono nel sottosuolo ricco di archeologia», prosegue convinto Farenga, che descrive nel castello che verrà «un cantiere che vive, poi stanze laboratorio che ci illustrano ciò che ancora deve studiarsi e stanze allestite che illustrano ciò che si è catalogato. Il tutto trasversalmente “tagliato” dalla tecnologia che ci collega al Museo Archeologico di Taranto che custodisce altri tesori di Otranto, a Lecce o a Copertino con altri siti di custodia della nostra storia. E ancora, la tecnologia che ci riporta e ci collega agli scavi del passato, alle collocazioni ad Otranto dei cantieri archeologici dove si sono formati tanti nostri giovani poi divenuti valenti archeologi in Italia e all’estero».
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