Un’indagine giudiziaria sì, ma anche il tentativo forse di ricostruire la storia della Milano industriale, è stata avviata dalla Procura della Repubblica, che ha aperto una serie di inchieste sulle storiche aziende della città e del suo hinterland. OM-Fiat, Montedison, Pireli, Falck, Breda, Ansaldo, Marelli e persino le distillerie Ramazzotti, quelle della pubblicità della Milano da bere, tanto in voga nei “ruggenti” anni ’80 del secolo scorso.
L’amianto è il filo sottile, come le sue fibre capaci d’installarsi nei polmoni e lì causare malattie del tutto inguaribili, che collega tutte queste aziende: furono protagoniste del boom economico degli anni fine ’50 e ’60, diedero lavoro a tantissimi operai, impiegati e dirigenti, gli stessi operai che a distanza di anni si sono ammalati e sono morti.
L’ipotesi accusatoria è quella di aver sottoposto i lavoratori a esposizioni dannose, sapendo a quali rischi si andava incontro. Tuttavia i processi e le indagini si aprono soltanto adesso perché per anni qui a Milano ha fatto scuola la tesi dell’ex direttore della clinica del Lavoro di Milano, Gerolamo Chiappino, per cui è sufficiente l’inalazione di una fibra per ammalarsi di tumore. Sulla scorta della sua pubblicazione i “negazionisti” hanno così sostenuto l’impossibilità di risalire al momento dell’esposizione e di conseguenza l’impossibilità di provare vi fosse una responsabilità da parte del management dell’azienda. Una tesi che gli ex dirigenti della Pirelli, sono undici quelli chiamati ora a rispondere dell’uso di amianto nella storica fabbrica di viale Sarca, sosterranno anche in aula, i quali aggiungono anche di aver interrotto l’utilizzo di detta sostanza nel momento preciso in cui venne inserita tra i materiali da bandire.
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L’Asl ha però in questi giorni depositato un memorandum che, al contrario potrebbe inchiodare gli ex dirigenti alle loro responsabilità, e forse dare una spiegazione alle 41 vittime dell’amianto (18 sono i moti accertati) della Pirelli. E l’Asl stessa nota come ogni anno a Milano si verifichino ben 30 nuovi casi di mesotelioma (il tumore al polmone causato dall’amianto, ndr), un trend in crescita le cui ragioni potrebbero essere appunto legate alla famosa, o meglio famigerata, industrializzazione milanese.
Altro caso emblematico è quello dell’Om-Fiat di via Pompeo Leoni. Ora la fabbrica non c’è più, è stata chiusa nel 1990, e al suo posto è sorto un quartiere residenziale. Qui però si producevano carrelli elevatori e non solo le lavorazioni erano fatte con l’amianto, ma la sostanza era presente anche nei dispositivi di protezione.
La procura di Milano ha così deciso di avviare un maxi processo che porterà a sentire ben 700 lavoratori, del periodo compreso tra i il 1960 e il 1976. Secondo i dati e le ricerche effettuate, in questo periodo, sono volate quantità impressionanti di amianto, ma non essendo disponibili le documentazioni sulle condizioni di lavoro degli operai, si dovrà procedere appunto attraverso l’esame dei testimoni. I morti qui sono 14 e l’ipotesi accusatoria è omicidio colposo e lesioni colpose gravissime.
Comincia così un’operazione verità sul passato industriale di Milano, ma chissà se ai milanesi piacerà conoscere come sono diventati ricchi.


