Copenaghen ancora una volta promossa “città verde” d’Europa e punta a diventare la prima metropoli al mondo “carbon neutral”; entro il 2025, con l’impegno della popolazione a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Con i suoi 400 chilometri di piste ciclabili e mezzi pubblici elettrici, a idrogeno o a biogas, la capitale danese è un modello unico nel suo genere, dove gli stessi cittadini, per filosofia di vita, partecipano attivamente al disegno di eco-metropoli. E per attivamente si intende che investono anche denaro in iniziative come il parco eolico marino di Middelgrunden, nella baia di fronte alla capitale, finanziato da centinaia di cittadini-soci.
Artefice del vivere green nella capitale è Jan Gehl, celeberrimo architetto danese. Suo il progetto dello Strøget, degli anni Sessanta, il corso principale del centro storico di Copenhagen, la prima e più estesa zona pedonale d’Europa. E risale al 1971 la pubblicazione di un saggio nel quale Gehl medita gli spazi pubblici non più in funzione delle automobili ma del traffico di pedoni e biciclette. Oggi Copenaghen ha oltre 100mila metri quadrati di zone pedonali.
Un terzo dei tragitti verso l’ufficio o la scuola è effettuato in : entro dieci anni dovrebbero essere più del doppio. Durante le ore di punta, circolano in città oltre 20mila biciclette. A ogni incrocio esistono semafori dedicati ai ciclisti; le piste ciclabili sono ricoperte di un manto verde speciale; altra novità le “autostrade ciclabili”: la prima inaugurata l’anno scorso arriva ad Alberslund, un’altra trentina sono in costruzione.
Più ambizioso il progetto “carbon neutral”, di convincere tutti gli abitanti ad abbandonare definitivamente l’automobile, o di utilizzare il carsharing o il carpooling, con auto elettriche fornite in diversi punti della città. Entro il 2025, ha detto l’attuale sindaco Franck Jensen, tre quarti dei residenti dovrà muoversi a piedi o in bicicletta. Il ritmo rallenta ma rende più sani e più felici. La velocità ideale per una vera slow city secondo Jan Gehl è 5km/h, pari a quella di un essere umano.
Quanto ai rifiuti, nella città della “Sirenetta” di Andersen, sono una risorsa; infatti, grazie allo smaltimento si produce il calore necessario al riscaldamento delle case e acqua calda per rifornire tutta la città.
Con Svezia e Norvegia, infatti, la Danimarca ha realizzato uno tra i sistemi di raccolta differenziata più efficienti del continente. Anche se, la notizia è di qualche settimana fa, proprio per questo motivo, Oslo e Stoccolma non sanno più come alimentare i propri termovalorizzatori e hanno fatto ricorso proprio al nostro Paese che di immondizia ne produce tanta da sommergere città come Napoli, Palermo, Foggia e non riusce a risolvere la questione della discarica romana di Malagrotta, per esempio. Per gli scandinavi non è un problema bruciare immondizia per ricavarne energia e abbattere i gas serra. Secondo gli studi dell’autorità svedese l’utilizzo dei termovalorizzatori per smaltire i rifiuti consente un risparmio di 1,1 milioni di barili di petrolio l’anno
“Copenhagenize”, è il brend che Gehl ha inventato per portare all’estero il modello danese. Negli ultimi anni, lo studio Gehl Architects è stato ingaggiato dal sindaco di New York per il progetto di pedonalizzazione di Times Square e costruire le piste ciclabili a Broadway. Gli architetti danesi sono stati chiamati anche per immaginare spazi car-free nelle caotiche Città del Messico e Pechino, e persino a Mosca, in Oman e Giordania.


