Si fa presto a parlare di amianto come la “fibra-killer” e si fa presto anche a condannare – oggi – quelle fabbriche che hanno prodotto sì l’eternit – un tempo salutato come un materiale miracoloso per la sua dote di estrema resistenza- ma che hanno prodotto anche morte: anzi, morti, più di 3mila nella fabbrica di Casale Monferrato e fuori di essa. Un po’ più lento risulta, invece, attribuire in sede giudiziaria le reali responsabilità a chi ha governato e gestito quelle fabbriche, perchè da parte di questi ultimi diventa quasi d’obbligo giocare allo scaricabarile e tendere a stemperare le colpe, dato che tutti “rispondevano al superiore” e chi era ai vertici “non sapeva ciò che si faceva lì”. Eppure questo teorema dell’ io non sapevo è stato smontato sia pur con grande difficoltà ed ha reso giustizia a un’intera popolazione di un paese – Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, dove ogni famiglia è stata segnata da uno o più lutti per mesotelioma.
Il processo per i fatti svoltisi nello stabilimento Eternit della cittadina piemontese dal 1952 al 2008, è quello svoltosi a Torino dal 2010, la cui storica sentenza del 13 febbraio 2012 ha fatto ormai giurisprudenza – la condanna a 16 anni di reclusione per i proprietari della fabbrica, il barone belga Louis de Cartier e il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny – ed ha aperto la strada ad analoghe azioni giudiziarie. Questo processo viene raccontato con grande partecipazione ma anche con profonda discrezione e rispetto per vittime e sopravvissuti dal giornalista Giampiero Rossi in Amianto – processo alle fabbriche della morte (Melampo).
L’autore non è nuovo ad indagini sull’amianto e in questa sua ultima fatica, che vede la bella prefazione di Susanna Camusso, ricostruisce le fasi dibattimentali fino alla famosa “offerta del diavolo”, la foga e il rigore morale con cui il pm Raffaele Guariniello, insieme agli altri due pm Sara Panelli e Gianfranco Colace, ha inchiodato alle loro colpe “gli eredi delle due famiglie che – scrive l’autore – dai primi del Novecento, fino ai divieti imposti dai singoli Stati, hanno dominato l’industria dell’amianto in Europa e in tutto il mondo”; inoltre dà un ruolo fondante a tutte le strategie di controinformazione attuate dalla dirigenza, consapevole dell’effetto letale dell’amianto sin dagli anni ’50 (ed è di questi giorni la notizia della radiazione, da parte dell’ordine dei giornalisti del Piemonte, della giornalista Maria Cristina Bruno, che per anni aveva inviato informazioni su ciò che accadeva a Casale a una società di pubbliche relazioni che aveva tra i committenti anche l’Eternit). Dello stabilimento di Casale, Rossi ricostruisce la storia: perchè nacque lì e non altrove, quali erano i suoi rapporti con gli altri stabilimenti di Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, perchè venne dichiarato fallito nel 1986. L’autore segue passo passo il deliberato e sconsiderato tentativo di minimizzare gli effetti della fibra-killer e di privare di fondamento qualsiasi azione di bonifica dei siti inquinati, perchè antieconomica: perchè investire nel miglioramento delle condizioni di lavoro dello stabilimento quando si sa che quello stabilimento verrà abbandonato dato che esistono tecnologie più pulite di quelle legate all’amianto?
Rossi però va oltre il semplice resoconto del processo: cita dati a livello nazionale e internazionale, segnala il vasto movimento d’opinione che ha superato i confini nazionali e soprattutto restituisce spessore e potenza alle tante piccole storie segnate dal mesotelioma: la panettiera, l’operaio, il professore, la ragazza, il sindacalista; su tutte svetta la storia di Romana Blasotti Pavesi, ormai ultraottantenne e non più capace di piangere, come lei stessa ha detto più volte, presidente dell’associazione familiari vittime dell’amianto e non tanto perchè lei di persone care ne ha perse cinque, ma perchè è stata quella che ha dato a tutti la forza di lottare e il senso di dignità di una battaglia civile da affrontare. Battaglia che viene sintetizzata dalla proposta di Guariniello di dare vita a una superprocura nazionale incaricata di agire sui reati ambientali.
Giampiero Rossi, Amianto – Processo alle fabbriche della morte, Melampo, 2012, 160 pp., € 15,00


