Bambini, giovani e anziani dove vivono meglio?

Dove si vive meglio in Italia?

L’indagine del Sole 24 Ore su “Qualità della vita: bambini, giovani ed anziani” anticipa di pochi mesi quella storica sulla “Qualità della vita”: e la divisione tra Nord e Sud continua.

 

Sesta edizione dell’indagine “Qualità della vita: bambini, giovani e anziani” del Sole 24 Ore, in anteprima ieri al Festival dell’Economia di Trento.  Focalizzando sui bisogni e offerte di bambini, giovani ed anziani, tramite 60 indicatori territoriali aggiornati, sono state premiate le province con il miglior contesto di vita per fasce di età.

L’indagine sulla qualità della vita per bambini, giovani e anziani

Il risultato? A Firenze vivono meglio i bambini, a  Bolzano i giovani, mentre per gli anziani è indicata Trieste.

Ancora una volta le città del Nord Italia sono nelle prime dieci posizioni della classifica mentre, nelle ultime posizioni, si trovano molte città del Sud.
Sembrerebbe una situazione banale e scontata ma se si analizzano i dati e li si confronta con la realtà che ogni giorno viene vissuta da chi ci abita, niente alla fine è come sembra, anche se sicuramente molto c’è ancora da fare.

Cosa definisce la qualità della vita?

Ad esempio un fattore come poter avere parenti e amici in prossimità del territorio dove si vive, costruisce benessere, importante per conciliare vita e lavoro nei contesti urbani, così come l’accessibilità dei servizi privati, la possibilità di raggiungere negozi, farmacie o servizi ricreativi in meno di 15 minuti a piedi dalla propria abitazione.

Oggi sono bisogni primari, talvolta impagabili. Per questo motivo, relazioni sociali e servizi di prossimità debuttano in questa sesta edizione e, a misurare queste dimensioni, sono alcuni dei nuovi indicatori statistici su base provinciale che contribuiscono alla costruzione dei tre indici generazionali.

Le tre graduatorie sui livelli di benessere per fascia d’età rappresentano una tappa di avvicinamento alla storica indagine sulla Qualità della vita e verranno incluse nella 37ª edizione, in uscita a fine 2026. Quest’anno sono 60 gli indicatori (20 per fascia di età, nel 2025 erano 15) che contribuiscono ad arricchire il racconto geografico sulle condizioni di vita di bambini, giovani e anziani: le statistiche, fornite da fonti certificate, misurano la situazione socio-economica, la capillarità dei servizi, le opportunità lavorative e di studio, nonché le “risposte” dei territori alle esigenze specifiche di questi tre target generazionali, considerati strategici per un Paese in grave crisi demografica.
Nello scenario stimato dall’Istat tra il 2024 e il 2034 c’è un crollo del numero di bambini tra 0 e 14 anni (tra -12% e -19 %), mentre la popolazione tra 15 e 35 anni crescerà solo al Centro-Nord e quasi “sparirà” dal Mezzogiorno (-10%); trasversale a tutto il Paese, infine, l’aumento degli anziani, pari al +19 per cento.

I dati dell’indagine 2026 diventano così un’utile bussola per affrontare la condizione infantile, le urgenze dei giovani e le difficoltà dei più anziani, fragilità che insieme richiedono risorse per un patto generazionale che sappia garantire un futuro ai territori. Ammesso che qualcuno li voglia davvero ascoltare.

I dati che emergono, le prime città e le ultime, in graduatoria

A occupare in modo trasversale la parte alta delle graduatorie ci sono alcune teste di serie come Trieste (che oltre al primato negli anziani, è quarta sia nei bambini che nei giovani), Trento (seconda in anziani e giovani, 13ª nei bambini) e Aosta (terza nei bambini, nona nei giovani e 23ª negli anziani). Tra le grandi città metropolitane, si distinguono in particolare Bologna (nella top ten di giovani e anziani, 16ª nei bambini), Firenze e Milano (entrambe tra le prime dieci classificate in bambini e anziani).
Come prevedibile da molti anni ormai, il Sud si trova in coda alla classifica: Trapani chiude la graduatoria dedicata ai bambini, Taranto quella dei giovani e Vibo Valentia quella degli anziani; le ultime 20 posizioni dei tre indici sono occupate in gran parte da province meridionali (18 su 20 nei bambini, 13 su 20 negli anziani e 18 su 20 nei giovani).
Tra i peggiori piazzamenti, in tutte le tre classifiche, si incontrano anche quelli di Frosinone e Latina.

E le città pugliesi come si collocano?

Nell’ultima indagine sulla Qualità della Vita del Sole 24 Ore, le città pugliesi si collocano stabilmente nella seconda metà della classifica nazionale.
Nessun capoluogo pugliese rientra nella parte alta della graduatoria, confermando un divario strutturale rispetto ad altre aree del Paese.

La città di Bari

Nella classifica complessiva, Bari si attesta al 67° posto, con due punti in meno rispetto alla valutazione del 2024; Lecce all’81° con nove punti in meno; stabile la Bat all’86°, Brindisi in crescita di un punto all’88°, come Foggia che sale al 98°; in coda Taranto, che perde cinque punti e si piazza al 99esimo posto su 107.

Nel dettaglio Bari si conferma come miglior risultato regionale vantando performance eccellenti per il clima, per i servizi agli anziani e per il basso indice di solitudine, ma soffre per la sicurezza (in particolare per i furti d’auto) e la vivacità del mercato del lavoro. Lecce risente di criticità legate alle infrastrutture e ai redditi. BAT (Barletta-Andria-Trani) viene penalizzata da parametri economici e di sicurezza. Brindisi ha andamenti altalenanti tra cultura e servizi. Foggia registra punteggi bassi specialmente nelle categorie di giustizia e sicurezza.

Taranto fanalino di coda

Purtroppo Taranto chiude la graduatoria regionale al 99º posto, spesso penalizzata sul fronte dell’ambiente e dei servizi per i giovani.

Luci e ombre su questi piazzamenti, le positività ci sono e potrebbero aumentare

Vero che peggiora complessivamente la qualità della vita a Bari ma aumentano i flussi turistici, i consumi, gli investimenti immobiliari e pure l’inflazione. Il clima è il migliore d’Italia e favorisce la socialità, portando l’indice della solitudine – insieme alla Bat – è tra i più bassi del Paese. Sempre a Bari sono buoni i servizi di prossimità per gli anziani mentre non è ottimale la qualità della vita dei bambini e, soprattutto, dei giovani.

Le voci da spulciare ed analizzare sono tante ma interessanti, per capire come si sta evolvendo la società pugliese, con le sei province che, tendenzialmente, si attestano quasi sempre nella parte bassa della classifica nazionale, a parte sporadici casi, ma che sembrano non risentire particolarmente di questa situazione.

Interessante notare come Brindisi faccia parte del gruppo di città in cui – nel 2025 – è cresciuta meno l’inflazione (0,90 in confronto a Bari dove è aumentata invece del 2 per cento). O il secondo e quarto posto raggiunti dalla Bat e Brindisi per salubrità dell’aria (Bari e Lecce sono al nono e decimo), sintomo di un benessere fisico ineguagliabile. Per non parlare del terzo posto di Lecce per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Poi ci sono i dati negativi per le province della Puglia che sono – ad esempio – il 44 per cento per quanto riguarda la disoccupazione giovanile a Taranto, dove bassa è anche la qualità della vita delle donne. O l’alto livello di mortalità per tumore in tutte e tre le province salentine (dall’89° al 91° posto della classifica) e il penultimo posto conquistato dalla Bat per numero di pensionati con redditi bassi, con un 15,90 per cento, superiore solo a Crotone.

Situazione pessima (e confermata) è il primo posto di Foggia – e il secondo della Bat – per furti d’auto (Bari è al 7° posto in Italia).

La regione sconta le classiche fragilità del Mezzogiorno, compensa con un’elevata qualità del clima, che fa davvero invidia alle tante città del Nord avvolte da aria pessima e irrespirabile, ottimi indici di socialità e una forte vocazione turistica, che non si riescono mai a tradurre in un’alta qualità della vita percepita su tutti i 90 indicatori presi in esame dal quotidiano economico. Le situazioni stanno cambiando e si stanno evolvendo: la Puglia di oggi non è più quella di trent’anni fa, ma il cammino è ancora lungo.

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