Il trashware per la rinascita dei computer. Nel mondo del Pinguino, che ha festeggiato giorni fa il Linux Day, si riciclano vecchi computer per progetti sociali. Il recupero funzionale di computer dismessi (trashware, appunto) avviene infatti grazie all’utilizzo del software libero GNU/Linux, quello con il logo a forma di pinguino. Così, questi pc riciclati, anche detti green pc in virtù del loro esser simbolicamente ridipinti in verde, vengono poi utilizzati per scopi di prevalente utilità sociale e culturale.
Chi fa trashware riutilizza in buona sostanza computer dismessi da privati, aziende e pubbliche amministrazioni, per donarli, una volta rimessi a punto, ad associazioni di volontariato, scuole, biblioteche o a progetti di solidarietà internazionale. Il trashware, insomma, è un’iniziativa no-profit che si prefigge di contrastare il divario sociale e tecnologico, il cosiddetto digital divide, che stratifica la società secondo differenti quantità di informazioni fruibili, derivanti da diverse possibilità di accesso a computer e rete Internet.
Secondo uno studio condotto dalle Nazioni Unite relativo all’impatto ambientale dei personal computer, per realizzare un pc tradizionale servono 1,5 tonnellate d’acqua, 22 kg di sostanze chimiche e almeno 240 kg di combustibili fossili. Molti di questi materiali sono estremamente dannosi. Il 23% di un pc è fatto di materie plastiche non biodegradabili, il 6% piombo, e ancora cadmio, mercurio, cromo. Il ciclo di vita di queste attrezzature è intorno all’anno nel caso si tratti di macchine aziendali e si aggira al massimo sui 4 anni per i computer ad uso privato. Ogni anno, si stima che almeno 150 milioni di computer vengono quindi dismessi, gettati via per fare spazio alle tecnologie più recenti. Una fine precoce, e spesso immotivata, se si considerano i dati relativi alla raccolta differenziata dove si rileva come oltre il 50% dei computer dismessi sia ancora in buone condizioni di funzionamento. La soluzione più veloce per smaltirli è sicuramente il semplice accumulo in discariche, chissà quante fuori regola e spesso in paesi poveri o in via di sviluppo (come il triste caso del cimitero hi-tech di Guiyu in Cina a forte rischio inquinamento e denunciato da Green Peace già nel 2002). Un’alternativa è quella “chimica”, per separare metalli preziosi come oro, platino e palladio, che lascia però immutata la nocività di tutto il resto. Se però si vuole parlare di recupero compatibile, la vera svolta, per diminuire l’impatto ambientale dei computer, è allora quella di prolungarne la vita attraverso il trashware.
In Italia il fenomeno si sta sviluppando sempre più in questi ultimi anni e molti volontari dei LUG, ossia dei gruppi Linux, si sono dedicati al riutilizzo dell’hardware dismesso e la buona esperienza tecnica ha permesso loro l’installazione del software libero Linux sui vecchi pc “ricondizionati”. Per farlo si stanno anche organizzando corsi di smontaggio e di conoscenza del computer per grandi e bambini. Informatevi presso il gruppo Linux più vicino a voi (http://www.linux.it/LUG) e potrete conferire loro il vostro vecchio pc, evitando di rimpolpare le discariche elettroniche.


