Diciotto anni di reclusione per disastro doloso. Condannato il magnate svizzero dell’Eternit Stephan Ernest Schmidheiny, 66 anni, per disastro doloso, per le migliaia di decessi avvenuti nelle fabbriche di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).
La Corte d’Appello di Torino, presidente Alberto Oggè, ha ribaltato, così, la sentenza di primo grado nella quale il giudice Giuseppe Casalbore, invece, aveva dichiarato estinto il reato per i due stabilimenti, motivo per cui numerose parti civili si vedevano escluse dalla possibilità di ambire a risarcimenti. Per l’unico imputato rimasto a rispondere del reato di disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche per la strage dell’amianto, dunque, la pena inflitta è stata aumentata di altri due anni; in primo grado l’ex proprietario e amministratore delegato dell’Eternit era stato condannato a sedici anni. Per l’altro accusato, invece, il barone belga Jean-Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, il reato è stato, dichiarato estinto per il decesso dello stesso avvento il 21 maggio scorso all’età di 92 anni.
«La giustizia trionfa nei tribunali d’Italia – ha dichiarato a caldo l’avvocato di parte civile Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -. Il magnate dell’Eternit Stephan Schmidheiny è stato condannato dal Tribunale di Torino a diciotto anni di reclusione per la morte di migliaia di cittadini e lavoratori, inermi, ai quali le fabbriche di Eternit hanno somministrato amianto per anni. La sentenza incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane. L’Osservatorio Nazionale Amianto proseguirà la sua battaglia per avere giustizia per le altre vittime, quelle di Napoli, come quelle di Siracusa, come di ogni altra parte d’Italia cadute per via delle fabbriche di Eternit lì presenti, così come nei confronti di ogni altro responsabile».
Per i danni patrimoniali e non patrimoniali, la corte di Appello ha condannato Schmidheiny al risarcimento di circa 90milioni di euro; di cui 30,9milioni di euro al Comune di Casale Monferrato, dove era attivo uno dei più grandi stabilimenti della Eternit; 2 milioni al Comune di Rubiera, 5milioni alla Asl di Alessandria, 20milioni di euro alla Regione Piemonte e 30mila euro a ciascuna delle 932 parti civili, a titolo di provvisionale, cioè come acconto sul risarcimento vero e proprio.
Il giudice Alberto Oggè ha anche stabilito la revoca nei confronti del magnate svizzero delle sanzioni accessorie e civili e di quelle civili per la Etex e il non doversi procedere per l’ipotesi di reato precedente il 1966 per non aver commesso il fatto. Soddisfatto il procuratore generale di Torino Raffaele Guariniello, che in primo grado aveva chiesto la pena di 20 anni per ciascuno degli imputati.
La pronuncia della sentenza di Appello è stata trasmessa in diretta streaming sul sito della Provincia di Torino.


