Hanno fatto parlare di sé, non sempre in maniera lusinghiera perché sono riusciti a bypassare la programmazione di Area Vasta, ma alla fine hanno ottenuto ciò che volevano e soprattutto quel che i loro abitanti consideravano una necessità primaria. Gli otto comuni dei Monti Dauni che fanno parte del Parco della Salute (Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Celenza Valfortore, Motta Montecorvino, Pietramontecorvino, San Marco la Catola e Volturino) hanno ottenuto un finanziamento di due milioni di euro dalla Regione Puglia per un progetto di riqualificazione urbana che riguarda i singoli paesi, ma anche i loro collegamenti (come la strada provinciale 5, arteria imponente del traffico del Preappennino e al momento completamente dissestata).
Il Parco della Salute mette insieme circa undicimila abitanti e questo modo di fare brand ha fatto sì che l’unione presieduta dal sindaco di Castelnuovo della Daunia Ernesto Cicchetti potesse essere l’unico soggetto ad usufruire di finanziamenti regionali. Infatti, come preannunciato qualche settimana fa dall’assessore regionale al Mediterraneo in un incontro sul turismo ad Alberona, i 12 milioni di euro di finanziamenti in un primo momento stanziati per la viabilità e il dissesto dei Monti Dauni non sono stati erogati, a causa della mancanza di un coordinamento comune, a una “regia” atta a coordinare gli strumenti di programmazione strategica. Per ottenere i fondi, infatti, la Regione aveva richiesto una specifica programmazione per ogni singolo comune, che avrebbe dovuto fare capo alla Provincia di Foggia, unico interlocutore con l’ente di via Capruzzi. I progetti giunti sono stati pochi e comunque la viabilità del Subappennino non è mai stata considerata nella programmazione dell’amministrazione Provinciale, sin da prima dell’elezione dell’attuale presidente, Antonio Pepe.
Fino ad oggi i Comuni dei Monti Dauni non sono stati in grado di far partire anche un solo progetto, ma hanno prodotto una eccessiva frammentazione proprio nella fase della progettazione e nella conseguente ripartizione di fondi. Dei 23 milioni e 400 mila euro del piano stralcio, 12 sono stati destinati alla difesa del suolo, una parte alle aree PIP, circa 3,5 milioni all´efficientamento energetico, e altre risorse all´informatizzazione. «Ma Area Vasta Monti Dauni, pur non prevedendo nel parco progetti interventi per la difesa del suolo, ha permesso che i primi finanziamenti fossero utilizzati proprio per questo – dice il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna – e pur di dare risposte ad ognuno, si è proceduto a suddividere equamente i 12 milioni di euro, e con questo, di fatto incappando nella frammentazione, l´esatto contrario di quanto prevede invece Area Vasta». Alcuni sindaci fanno autocritica: «Sicuramente c´è stata confusione in Regione, ma è nostra la responsabilità di non aver saputo dare una guida comune – continua Mignogna – anche se, insieme a molti altri comuni, abbiamo appoggiato ogni proposta utile a dare una regia alla programmazione». Della stessa opinione sono sindaco e vice sindaco di Roseto Valfortore – Apicella e Parisi. «Il vero problema – dicono – è che non si riesce a ragionare nell´ottica del territorio, unica strada da percorrere per andare avanti». Tutto questo non è accaduto con gli otto comuni del Parco della Salute, che hanno praticamente bypassato la programmazione di Area Vasta e attraverso il progetto “Parco della Salute”, accederanno ai finanziamenti per la difesa del suolo. Un premio che fa discutere negli altri Comuni, ma che premia l’unione.


