
E’ forse il concorso più originale di questi ultimi anni, perché mette in scena oggetti nati non solo dalla creatività – talvolta davvero sfrenata – di giovani e meno giovani designers , ma anche dalla necessità di riciclare complementi d’arredo o materiali che altrimenti andrebbero buttati. E che l’attenzione sia rivolta alla “povertà” quasi irriverente della materia prima alla base di queste creazioni lo dice il titolo stesso di questo concorso: Il compasso di latta.
L’idea nasce dal «bisogno rinnovato di invenzioni, di trovate, di progetti, di procedimenti e tecniche nel settore artigianale delle piccolissime serie, delle iniziative embrionali, organizzative, micro produttive con chiara finalità sociale, a volte anche alternative all’uso di procedimenti meccanici e nel settore industriale finalmente orientato alla sostenibilità», spiega l’ideatore del concorso Riccardo Dalisi, e fa i suoi primi passi a Napoli nella pluriennale produzione, sperimentazione e progettazione legata a materiali poveri e al contributo veramente creativo di bambini e artigiani provetti o improvvisati. Approda quindi alla Naba- Nuova Accademia di belle Arti di Milano e quest’anno ha fatto il suo esordio al Salone Internazionale del Mobile (14/19 aprile 2010) presso la Triennale Bovisa (Milano). E se il prestigioso premio Il compasso d’oro ha un respiro internazionale e premia l’eccellenza nella ricerca di materiali e soluzioni innovative, il compasso di latta più modestamente, ma non meno ambiziosamente “pesca” nel quotidiano.


Gli oggetti in concorso sono stati sottoposti al vaglio di una giuria di esperti e di gente comune che ha espresso il suo voto on-line. Moltissimi gli oggetti fatti per la casa: primo fra tutti la Cardellino Lamp, lampada-salvagente per i napoletani che lontani da casa sentono nostalgia della loro città; questa lampada mette in gabbia un elemento immateriale come la luce richiamando un tipico personaggio napoletano come il cardellino. E c’è, tanto per restare tra le suggestioni “animalesche”, la pattumiera Anaconda , che ottimizza lo spazio giocando sulle curve, il tutto per rendere meno “spigoloso” il rapporto con i rifiuti.
Ci sono anche progettazioni di spazi complessi, come The Hub, «uno spazio di lavoro – spiega la scheda di presentazione – altamente dinamico e flessibile, dove innovatori sociali potranno accedere a risorse, lasciarsi ispirare dal lavoro di altri, avere idee innovative, sviluppare relazioni utili, individuare opportunità di mercato». Tra i progetti più votati l’Urka park di Taranto, una proposta del gruppo Controprogetto che nel centro storico della città dei due mari realizza un “cantiere da gioco” dove bambini, artisti e volontari sono protagonisti di un progetto per “costruire” il quartiere.
Re-nato è invece un lampadario ispirato alla grande tradizione dei vetri di Murano ,ma fatto di bottiglie e flaconi di plastica tenuti insieme da tubi di alluminio e di gomma. Restiamo in campo di illuminazione: ecco l’originalissima Vegetable Lamp un tubero e una forchetta che fanno da supporto alla lampadina. Votatissima dal pubblico è stata la Concrack Lamps . Spiega la scheda di presentazione dell’oggetto: «Il cemento costituisce uno dei maggiori affari deella camorra. Per risparmiare, il cemento spesso è mescolato a materiali inadatti, come ha dimostrato il terremoto in Abruzzo, che ha messo in luce edifici pubblici costruiti con cemento mischiato alla sabbia.

Concrack Lamps è una serie di lampade fatte di calcestruzzo. I barattoli dei fagioli sono utilizzati come cassaforma intorno cui viene messo il cemento Quando la lampada viene accesa, il calore emesso tende a spaccare il calcestruzzo , che grazie però all’armatura interna resta al suo posto». Ciò che fa la differenza è che in questo caso il cemento è veramente cemento, perciò non va in mille pezzi. Cosa che, purtroppo, non è successa per la Casa dello studente a l’Aquila.


