Il rispetto come ‘Scudo alla Violenza Etica’

Educare alla cultura del rispetto è fondamentale per costruire una società sostenibile

 

La sostenibilità non è un tema che riguarda solo l’ambiente ma il modo in cui le persone convivono, collaborano e si prendono cura del bene comune. Una società che pratica il rispetto crea le basi per un futuro più equilibrato, pacifico e responsabile. In questo quadro, si inserisce il progetto rivolto alle scuole della provincia di Bari per promuovere l’ascolto reciproco e la prevenzione della violenza.

Mercoledì 27 maggio, all’Archivio di Stato (via Pietro Oreste, 45) si terrà l’evento conclusivo del progetto “Save: Scudo Alla Violenza Etica”, un momento di confronto tra studenti, istituzioni e mondo educativo, con testimonianze, dialogo interistituzionale e focus su legalità, inclusione e benessere relazionale.

In collaborazione con Prevenzione Puglia, Asl Bari, Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia e Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari, l’iniziativa, inserita nel Catalogo di Promozione della Salute nella Scuola della Regione Puglia, ha coinvolto circa 2900 alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Bari e provincia. Ha inteso promuovere la cultura del rispetto, della responsabilità e della prevenzione delle diverse forme di violenza.

Il programma prevede:

  • una tavola rotonda dal titolo “Educare alla Non Violenza – Scuola e Istituzioni a Confronto” con la partecipazione di rappresentanti del Tribunale di Bari e del Tribunale per i Minorenni;
  • un momento di confronto diretto tra studenti e istituzioni;
  • l’intervista a Don Angelo Cassano, parroco del quartiere Libertà di Bari;
  • le testimonianze e i racconti degli alunni che hanno partecipato al progetto.

L’iniziativa intende sensibilizzare studenti, docenti e famiglie sul riconoscimento precoce delle situazioni di violenza in ambito scolastico e domestico, favorendo percorsi educativi orientati alla legalità, all’inclusione e al benessere relazionale.

Ne abbiamo parlato con l’avv. Domenico D’Alessandro, responsabile scientifico del progetto Save.

Violenza etica, quando il giudizio ti “schiaffeggia”

Il gruppo di lavoro del progetto “SAVE: scudo alla violenza etica”

Cos’è la violenza etica?
La violenza etica si riferisce all’imposizione di norme morali o di sistemi di valori che anche se si presentano come giusti o universali, finiscono per reprimere, escludere e emarginare chi non vi si conforma. Si tratta di una imposizione che non avviene con la forza fisica, ma attraverso un giudizio sociale, culturale o istituzionale.
Quanti mesi avete lavorato con i ragazzi e cosa avete fatto?
La progettualità è in continua evoluzione perchè le lezioni che teniamo non sono mai identiche ma pensate e ripensate e integrate con nuovi filmati o nuovi contenuti. Lavoriamo con i ragazzi in maniera intensiva circa per 4 mesi, quest’anno da metà febbraio ai primi di maggio, con filmati, interazione diretta e lezioni frontali per dare e avere concetti chiari, aumentare l’autostima e infondere rispetto.
Dal bullismo alle violenze di genere al bodyshaming, perché i ragazzi stanno manifestano così tanto disagio?
Riteniamo che la rete familiare di una volta non esista più, non c’è più il pranzo domenicale dai nonni o l’aiuto dei vicini tipici di quando noi avevamo la loro età. Tanto ha comportato un isolamento dei giovani che spesso manifestano il “male di vivere” e che si sentono capiti unicamente dai loro cellulari o dall’intelligenza artificiale. Si è passati da manifestazioni di aggressività, bullismo e cyberbullismo con esclusione sociale a situazioni di sofferenza emotiva e identitaria. Cresce la difficoltà per i giovani di essere compresi, c’è una nuova forma di disagio giovanile in cui si percepisce mancanza di identità, di autostima e difficoltà nell’essere accettati e compresi.

Una generazione fragile, come aiutarla a riconoscersi?

Di fronte a una generazione così fragile quali strumenti di prevenzione e contrasto vanno utilizzati?
La fragilità giovanile crea ansia, insicurezza, isolamento e difficoltà relazionali. A nostro avviso è importante intervenire e creare una fattiva rete tra famiglia, scuola, istituzioni e parrocchie in cui i giovani possano essere ascoltati, supportati psicologicamente e in cui vengano promosse attività di aggregazione che stimolino l’autostima. E’ importante avere a scuola la presenza di psicologi, creare relazioni vere e basate sul rispetto reciproco sempre e comunque, e ripristinare il ruolo della chiesa e delle parrocchie affinchè possano concretamente intervenire e supportarli.
L’educazione alla relazione come si costruisce?
Educare alle relazioni affettive rappresenta il punto di partenza per conoscersi e riconoscere le proprie emozioni. Imparare a sviluppare l’empatia, prevenire ogni forma di violenza e imparare ad avere consapevolezza di se stessi. Infondere conoscenza, gestione dei propri limiti e rispetto è un dovere. Noi diciamo sempre che il rispetto salverà il mondo!

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