
Secondo le indagini della Guardia Costiera, avrebbero inquinato le acque sotterranee di falda nell’ASI di Molfetta
Sono 72 gli indagati, tra persone fisiche e giuridiche, accusate di disastro ambientale colposo nell’intero comprensorio ASI di Molfetta.
Secondo le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani e condotte dal Nucleo Speciale d’Intervento della Guardia Costiera, ci sarebbe un consistente inquinamento chimico con conseguente alterazione fisiche delle acque sotterranee di falda dell’area gestita e di proprietà del Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Bari e della società “A.S.I. spa”, dovuta allo scarico illecito di reflui industriali.
“Tra gli indagati – fa sapere la Procura – figurano anche dirigenti e funzionari del Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Bari, del Settore Ambiente della Città Metropolitana di Bari e del Comune di Molfetta oltre a numerosi titolari di imprese aventi sedi legali sia in Molfetta, sia in altre regioni del territorio nazionale.”.
L’operazione, che riguarda Molfetta e altre città italiane, si è conclusa con “il sequestro preventivo di 17 aziende, anche industriali, ubicate all’interno del comprensorio ASI di Molfetta, con contestuale sottoposizione ad amministrazione giudiziaria; il sequestro parziale di ulteriori 5 aziende; il sequestro preventivo di 11 sistemi di pozzi disperdenti utilizzati dal Consorzio ASI di Bari (i quali sarebbero stati utilizzati per inquinare le acque sotterranee). Dalle analisi è emerso che 10 di questi immettono abusivamente e direttamente le sostanze inquinanti nella falda e nel sottosuolo, devastando in questo modo l’equilibrio ambientale. Riscontrati anche numerosi illeciti amministrativi.
Per questi motivi, la Procura ha richiesto anche il commissariamento del Consorzio.
Il valore dei beni sequestrati di aggira intorno ai 150 milioni di euro.
Vista la complessità delle indagini, sono stati coinvolti anche numerosi esperti, tra ingegneri, chimici e geologi, e di circa 150 militari della Guardia Costiera provenienti dalla Direzione Marittima di Bari e da ulteriori Comandi territoriali.
Grazie alle videoispezioni, è stato accertato lo scarico abusivo nella rete fognaria dei reflui contenenti sostanze e metalli inquinanti in concentrazioni molto apprezzabili, senza alcun controllo della rete e del sistema idrico e fognario, ma anche senza il trattamento preventivo richiesto.
Le analisi hanno permesso di scoprire nelle acque la presenza di nichel, ferro, alluminio, manganese, piombo, cromo, zinco, cadmio, berillio, arsenico, tallio, stagno, antimonio, vanadio, bario, rame, selenio e cobalto, in concentrazioni molto elevate, fino ad oltre diecimila volte rispetto alla soglia stabilita per legge.
Il gravissimo danno ambientale è evidente e permanente, anche perché l’inquinamento della falda acquifera non potrà essere eliminato, ma soltanto arginato, perché oggi non esistono sistemi idonei che possano ripulire completamente il danno alla matrice ambientale.
Oltre al danno ambientale, queste sostanze possono essere estremamente cancerogene anche per la salute umana e per tutti gli esseri viventi.
Questo dato dimostra l’entità del disastro ambientale provocato da un’errata gestione dell’intero sistema.


