
La Giornata Mondiale della Terra, come ogni anno, invita a riflettere sulla fragilità del nostro pianeta e ai gesti che quotidianamente compiamo. Perché occorre partire da noi stessi.
Il 22 aprile, puntuale come il classico orologio svizzero, arriva la Giornata Mondiale della Terra e il tema del rischio climatico torna al centro del dibattito con dati che confermano una crescente fragilità del territorio italiano.
In realtà ogni giorno purtroppo assistiamo impotenti a catastrofi ambientali e secondo l’ultimo Rapporto ISPRA (pubblicato nel 2025), il 94,5% dei comuni italiani presenta aree esposte a rischio di frane, alluvioni o erosione costiera. Questo scenario è il risultato di interazioni tra cause naturali (caratteristiche geologiche, pendenza dei versanti, precipitazioni intense) e fattori antropici (consumo di suolo, urbanizzazione non pianificata, disboscamenti, incendi).
Le ultime catastrofi accadute negli ultimi anni sono la violenta Tempesta Vaia che si è abbattuta sul Nord-Est italiano nel 2018, le alluvioni in Emilia Romagna, la frana di Ischia, quella di Petacciato e la frana di Niscemi in Sicilia. Solo per citarne alcune. Eventi che hanno lasciato “ferite” che ancora oggi non si sono completamente rimarginate e che hanno comportato spostamenti di interi nuclei abitativi.
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Quando nasce questo importante appuntamento ambientale

La Giornata per la Terra nasce dopo un disastro ambientale del 1969, la fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California, in seguito al quale si decise di portare le questioni ambientali all’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo politico.
Da allora le questioni ambientali vengono sì portate all’attenzione, ma spesso molto tardi o con scarsi mezzi a disposizione per risolverle. L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio idrogeologico.
E no, non si tratta di un’emergenza recente né di una percezione esagerata, bensì di una condizione strutturale che non possiamo permetterci di sottovalutare.
Secondo il Bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, il bilancio indica il 2025 come il secondo anno con più eventi meteo registrati in Italia, negli ultimi 11 anni, dopo il 2023 (con 383 eventi meteo estremi). Allagamenti da piogge intense (139), danni da vento (86) ed esondazioni fluviali (37) sono i principali fenomeni che si sono abbattuti di più nel corso dell’anno. Preoccupa anche il forte aumento dei casi legati a temperature record, +94% rispetto allo scorso anno, quello delle frane da piogge intense, +42%, e danni da vento, +28,3%.
Un trend in forte crescita: nell’ultimo decennio, gli eventi estremi sono aumentati di oltre sei volte. Una fotografia preoccupante quella scattata dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente che mette in evidenza quanto la crisi climatica stia accelerando il passo anche in Italia causando danni, rendendo il territorio più fragile, e mettendo in pericolo anche la vita delle persone.
La “ricetta” suggerita da Greenme per contrastare il rischio idrogeologico
GreenMe suggerisce che: “per rendere più sicura e stabile la nostra penisola, occorre una migliore pianificazione e lungimiranza, e uno dei migliori alleati per contrastare il rischio del dissesto idrogeologico è la natura stessa. Usare le foreste come scudo naturale. Gli alberi nelle non sono semplici elementi estetici, che regalano bellezza e ombra, specialmente nei mesi più caldi; fungono da vera e propria infrastruttura naturale in grado di proteggerci”.
In un territorio come Niscemi, gli interventi di riforestazione possono davvero invertire processi già avanzati di consumo del suolo?
“In contesti come Niscemi bisogna essere molto chiari: la riforestazione da sola non è sufficiente a invertire processi di dissesto già avanzati – spiega Chiara Bruni, Ecosystem Restoration Team Leader in Etifor | Valuing Natur (società di consulenza ambientale, nata come spin-off dell’Università di Padova) – Quando un versante è instabile, serve prima di tutto un inquadramento geologico approfondito. Solo su questa base è possibile progettare interventi strutturali mirati, come la gestione delle acque e il consolidamento del terreno. La vegetazione può contribuire, ma è parte di una strategia integrata. Un altro punto critico riguarda la scelta delle specie. Non esistono alberi ‘giusti’ in assoluto: la selezione deve essere basata su condizioni locali come suolo, disponibilità idrica, esposizione e salinità. Nei versanti fragili, spesso funzionano meglio sistemi misti con specie autoctone arboree e arbustive, che creano una rete radicale più efficace”.
Per quanto riguarda le zone costiere c’è anche un altro fattore da prendere in considerazione.
“Nelle aree costiere, invece, la priorità non è tanto l’albero in sé, ma la ricostruzione di sistemi dunali e vegetazione pioniera capace di resistere a vento e salinità. Il rischio, quando si parla di riforestazione, è semplificare: piantare alberi è utile solo se si inserisce in un progetto ampio e coerente proprio come dice anche la campagna della Commissione Europea: l’albero giusto, nel posto giusto, al momento giusto” chiarisce l’esperta.
Due esempi virtuosi a favore dell’ambiente: IntelligEarth e Swappie
C’è l’idea è affiancare ai sistemi di monitoraggio esistenti una rete distribuita di osservazione, in cui anche i cittadini contribuiscono alla raccolta di dati e segnalazioni, intercettando segnali deboli che spesso precedono fenomeni più gravi.

Secondo le stime, intervenire in anticipo può ridurre fino al 75% i costi rispetto alla gestione dell’emergenza, ma il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici risulta ancora in larga parte inattuato. IntelligEarth é una startup nata in ambito accademico, che ha sviluppato una piattaforma per la raccolta strutturata di dati tramite smartphone, con l’obiettivo di rendere il monitoraggio più diffuso e continuo, anche attraverso il contributo diretto delle persone.
Swappie – piattaforma leader nella vendita di dispositivi ricondizionati – invita a riflettere su come le scelte tecnologiche di ogni giorno possano trasformarsi in un gesto concreto a favore dell’ambiente.
In un contesto in cui l’impatto ambientale dei consumi è sempre più centrale, Swappie promuove un approccio che mette al centro la tecnologia ricondizionata come alternativa responsabile e accessibile, capace di accompagnare le persone in tutte le attività quotidiane.
Piccoli, grandi gesti per un possibile sostenibile pianeta terreno.


