Crisi profonda per i vini pugliesi per la riduzione delle rese di uva

Decisa la riduzione delle rese di uva per ettaro per tutti i disciplinari Igp per la tipologia dei vini “rossi”. L’obiettivo è quello di riuscire ad affrontare le criticità strutturali legate all’ingente quantitativo di giacenze inutilizzato in cantina, ma aumentano le proteste dei viticoltori che si vedono deprezzare il loro prodotto.

I vini pugliesi e il Primitivo in particolare, stanno affrontando la più dura campagna vendemmiale degli ultimi cinquant’anni a causa del deprezzamento delle uve il cui ricavato quest’anno non copre le spese sostenute. 

La Delibera della Giunta Regionale del 9 agosto 2024, n. 1207 dal titolo: Crisi strutturale del settore vitivinicolo regionale. Riduzione delle rese di uva per ettaro da applicarsi per tutti i disciplinari IGP per la tipologia “rossi” che significa che è necessario contenere le rese dei vini IGP, cioè la produzione in quintali di uva per unità di superficie al fine di stabilizzare il mercato attraverso un riequilibrio tra domanda e offerta.

Permangono quindi le criticità strutturali del comparto enologico che già si erano affacciate lo scorso anno e la grande preoccupazione espressa dalla filiera vitivinicola regionale per gli effetti che potrebbero derivare dalla crisi del comparto enologico sia a livello nazionale che regionale, ma ora, più che mai, è necessario contenere la resa produttiva dei vini in questione, al fine di stabilizzare il mercato.

 Pentassuglia: “Necessario contenere le rese dei vini IGP”

“Stante il permanere delle criticità strutturali legate soprattutto all’ingente quantitativo di giacenze di prodotto di altissima qualità, prosegue l’azione dell’esecutivo regionale a sostegno del settore vitivinicolo  – anche rispetto alla media nazionale – purtroppo inutilizzato in cantina” ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Donato Pentassuglia, proponente la delibera, a margine della Giunta regionale, sottolineando che è necessario contenere le rese dei vini IGP, al fine di stabilizzare il mercato attraverso un riequilibrio tra domanda e offerta. “Si tratta di un provvedimento che consente alle aziende vitivinicole di ridurre le rese di uva per ettaro per la tipologia “rossi” dei vini Igt “Puglia”, “Salento”, “Tarantino”, “Valle D’Itria”, “Daunia”, e “Murgia” già a partire dalla prima campagna utile”. Ossia quella che è in corso in questi giorni.

Con questa delibera la Regione prova a supportare i produttori a superare, in parte, il disequilibrio tra produzione e vendita, causa dell’indebolimento del posizionamento delle eccellenze enoiche sui mercati nazionali ed esteri, stabilendo le seguenti produzioni massime di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata, nell’ambito aziendale:

– tonnellate 14 per la tipologia rosso con la specificazione del vitigno Primitivo;

– tonnellate 15 per la tipologia rosso con la specificazione del vitigno Susumaniello;

– tonnellate 15 per la tipologia rosso con la specificazione del vitigno Negramaro e Malvasia Nera;

– tonnellate 15 per la tipologia rosso con la specificazione del vitigno Aleatico;

In pratica la misura consiste nella riduzione della produzione di uve destinate alla produzione di vini a DOP e IGP mediante la rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione ovvero la mancata raccolta di una parte degli stessi, in quanto pratiche agronomiche strettamente connesse all’obiettivo del miglioramento della qualità.

Una riduzione della resa del 15% che deve avvenire su tutta la superficie a DOP/IGP dell’azienda e che, per tale perdita è ammissibile a contributo. Il principio sembra chiaro: meno vino si produrrà quest’anno, più si riuscirà a smaltire i vini prodotti che ancora attendono di essere venduti. Già lo scorso anno la Giunta Regionale aveva introdotto le prime disposizioni per fronteggiare la crisi del settore vinicolo, già lo scorso anno aveva indicato la riduzione delle rese di uva come una possibile soluzione che andava dalle 12 tonnellate per il vitigno Primitivo, 13 tonnellate per il vitigno “Susamaniello”, 16 per il “Nero di Troia” e 15 per il “Negramaro” e “Malvasia Nera”. L’attuale delibera di Giunta manda alla pari tutti i vitigni con max 15 tonnellate.

Coldiretti Puglia: ok al provvedimento che approva la riduzione delle resi di uva ad ettaro

“Bene la riduzione di uva ad ettaro per i vini IGP, un provvedimento, che se accompagnato dall’attivazione del catasto vitivinicolo e da controlli più rigidi e serrati, potrà portare ad una stabilizzazione del mercato, con la Puglia che è la seconda regione in Italia per la vendita di vini IGP”.

E’ il commento di Coldiretti Puglia reso dopo la delibera di Giunta Regionale, “Avevamo chiesto strumenti di gestione delle DO/IG quali la riduzione delle rese per ettaro delle produzioni IGP della nostra Regione proprio per un riequilibrio del mercato“, afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, “riteniamo però che saranno necessari anche l’attivazione dello schedario vitivinicolo, l’eliminazione delle deroghe produttive per i vini comuni sopra le 30 Tn, la valutazione della fattibilità di ipotesi di sospensione della concessione delle autorizzazioni per nuovi impianti, ma anche la necessaria applicazione di una misura di distillazione, per alleggerire le attuali giacenze di magazzino e una possibile verifica di una misura per lo stoccaggio”.

Coldiretti Puglia insiste sul fatto che “La contrazione dei volumi di vendita sia sul mercato interno che su quelli esteri, la permanenza di prezzi di commercializzazione dei vini sfusi piuttosto bassi, a fronte del considerevole incremento dei costi di produzione, sta riducendo considerevolmente i margini aziendali, con il serio rischio non solo di mettere in difficoltà le imprese ma di avere una negativa forte ripercussione sui produttori. Da qui la necessità di lavorare nella direzione di aumentare la flessibilità nella attribuzione e rendicontazione delle spese relative alla varie misure oltre che prevedere a livello nazionale e regionale meccanismi di overbooking per garantire la massima distribuzione delle risorse ed evitare che alla fine dell’anno finanziario siano restituite risorse al bilancio comunitario”

Cresce il malcontento tra i piccoli contadini che si vedono decurtati i guadagni rispetto al passato

il Primitivo, un fiore all’occhiello pugliese

Nel 2022 i prezzi erano di 50-100 €/q per le uve di Primitivo Dop, contro i 150-200 €/q del 2021 e ora i compratori stanno pagando anche 40 euro al quintale il Primitivo Igt.

Una situazione che sta portando molti piccoli coltivatori a rivedere le loro scelte, anche se per il momento, le proteste sono solo sui social, come nel caso di del signor “Ale” che scrive: “E’ vero che il contadino non fa il mercato ma può costringere la politica a scelte migliori (ricordiamoci gli scioperi fatti in Francia che hanno costretto la politica a delle scelte migliori per loro ), altrimenti se tutto è fermo i prezzi saranno sempre a sfavore di chi realmente lavora la terra . Se è stato un errore dare a tutti la licenza di coltivare il vigneto del primitivo che ha sicuramente contribuito al maggiore quantità di litri di vino ma a discapito del prezzo, ora non possono rimetterci solo i piccoli contadini”.

Anche Coldiretti Puglia scende in campo per parlare di questa crisi vinicola, ricordando che, tra le misure indispensabili per salvare la viticoltura pugliese da vino hanno indicato interventi come la riduzione ponderata delle rese e la lotta all’abusivismo. “Siamo favorevoli alla riduzione delle rese, ma l’ultima delibera della Giunta regionale in materia sta, purtroppo, generando ulteriore confusione nel comparto vinicolo pugliese, sia per i tempi scelti sia per le modalità di attuazione. Sebbene il vino sia parte integrante della nostra cultura, è essenziale contrastare l’abusivismo, eliminando i vigneti non autorizzati. Inoltre, come Confagricoltura propone da anni, è imprescindibile dotare la Regione Puglia di un catasto vitivinicolo. È altrettanto necessario attivare tutte le procedure di legge a sostegno dei viticoltori e delle cantine, già colpiti dalla grave crisi del mercato del vino. Il nostro territorio si impoverisce e i viticoltori sono allo stremo dopo due anni di prezzi irrisori per le uve. Serve un intervento serio e rapido, altrimenti a pagare sarà l’intero territorio, non solo gli agricoltori”.

Se da un lato il caldo torrido e l’assenza di precipitazioni di questa estate 2024 potrebbe aver influito positivamente sulla qualità delle uve (anche se il prolungarsi di queste condizioni meteorologiche ne limita la produzione), dall’altro la riduzione della raccolta di uva caratterizzeranno l’annata come una delle meno proficue degli ultimi anni (anni del Covid a parte). Già nella campagna 2023 la Puglia aveva registrato un calo del 34,2%, risultando tra le regioni più colpite, al quale si era aggiunta la riduzione delle rese di uva, ora la campagna 2024 sarà triste per molti viticoltori che, nonostante gli sforzi e i soldi impegnati, si vedranno ritornare soldi che non copriranno le spese sostenute.

Anni di passaggio? Forse, sicuramente la necessità, chiesta da tempo, di maggiore controllo, un catasto vitinicolo che possa garantire maggiore trasparenza dei prodotti e sostegni ai viticoltori e alle cantine perché non smettano di produrre il loro eccellente vino.

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