Viaggiando in Puglia, ho cercato di comprendere i motivi che hanno fatto nascere e sviluppare le numerose masserie su questo territorio nel tempo. Uno degli elementi è stato, a mio avviso, la progressiva diffusione sul territorio delle città greche e romane prima, normanne e angioine dopo, che hanno lentamente sostituito il primitivo sistema della coltivazione delle terre “a campi ed erba” con un’innovativa forma di gestione delle stesse, consistente nella concessione dei feudi rurali, da parte dei proprietari, ai coloni.
Sono stati i coloni che, dedicandosi all’agricoltura, cerealicoltura e pastorizia hanno sentito la necessità e il bisogno di tutelare e riparare se stessi, le proprie famiglie e il bestiame dall’aggressività umana e dalle intemperie della natura, dando così inizio alla costruzione di modeste costruzioni rurali realizzate con pietre e tufo cavati in loco, chiamate case-torri, su territori di proprietà o in enfiteusi, colonizzandoli, abitandoli, migliorando la redditività e affermando un nuovo modo di abitare l’ambiente rurale, agricolo e pastorale.
Un’antica masseria fortificata risalente al XVIII secolo nel territorio di Manduria (TA)Questa lenta ma progressiva evoluzione abitativa sul territorio della Puglia ha prodotto la conversione rurale in cui, terre rimaste incolte e deserte con case isolate, costituite da villae romane, sono state integrate con altre forme costruttive come le curtes o massae, piccoli villaggi agricoli, sviluppando così il rapporto stabile tra l’uomo e le campagne della Puglia; un modello insediativo di corte abitata che ha riproposto sul territorio la casa-torre originaria integrandola con scale esterne, porticati, muri di cinta, lamioni, formando complessi architettonici chiamati più tardi masserie.
A questa trasformazione architettonica hanno contribuito i Normanni, caratterizzati da un sistema politico-amministrativo che imponeva la suddivisione del territorio in feudi, concedendoli poi ad autorità locali laiche (Signorie) e ad enti ecclesiastici (Monaci Benedettini) i quali avviarono una trasformazione fondiaria e rurale attraverso i complessi monastici, veri promotori del rinnovamento agricolo e produttivo, suddividendo il territorio in 800 feudi e contee, il cui controllo spettava a Conti e Connestabili, formando così la grande proprietà fondiaria laica ed ecclesiastica della Puglia chiamata “massa”.
La Masseria Salamina, in agro di Fasano (BR)La “massa”, dopo il Medio Evo, ha costituito la somma delle grandi proprietà fondiarie che, nel tempo, sono state definite in lotti fondiari produttivi rurali, costituendo aziende di produzione e organizzazione del lavoro ed incrementando notevolmente l’attività produttiva, insediando dimore sparse sui feudi, assumendo il ruolo di “sedi commerciali” intorno a cui si sono intrecciati e strutturati i rapporti umani e sociali nelle campagne, cambiando e trasformando il paesaggio rurale, dissodandolo, seminando terreni, incrementando l’agricoltura.
E’ stata l’economia rurale fondata sull’agricoltura incrementata dalla pastorizia e cerealicoltura che ha fatto nascere l’esigenza di costruire, ad integrazione delle case-torre originarie, gli ovili, le stalle, i fienili e i numerosi lamioni (depositi per prodotti agricoli, pastorali e attrezzi di lavoro) consistenti in locali ampi realizzati, per numero ed ampiezza in proporzione all’estensione dei terreni appartenenti alle dimore rurali, rispondenti alle esigenze dell’agricoltura e finalizzati alla produttività, costituendo le odierne “masserie”, aziende agricole sviluppatesi nel periodo svevo-angioino e dislocate in tutto il territorio della Puglia, gestite in origine, col diretto controllo degli alti funzionari del Regno chiamati “massari”, uomini competenti in agricoltura, pastorizia e cerealicoltura che operavano nelle “masserie della Puglia”.


