Otranto e il castello dei segreti

Veduta aerea del Castello Aragonese, Otranto (LE)

«Ogni castello ha una forte presa sulla fantasia ma averne uno famoso nella propria città finisce per stimolare l’interesse storico e persino lo spirito di avventura. Forse da giovane non ero ben consapevole della risonanza che alla fine del 1700 ebbe in tutta Europa l’uscita del libro di Horace Walpole The Castle of Otranto, primo romanzo gotico in assoluto. A quel tempo fu un successo senza precedenti e contribuì a creare quell’aura di mistero intorno ai manieri che in seguito letteratura e cinema hanno tanto sfruttato. No, forse non sapevo molto di questo primato otrantino… ma avevo un castello vero dietro casa e tanti racconti e leggende che vi giravano intorno. Inoltre, sapendo come, era possibile penetrare nei suoi sotterranei ed entrare in un mondo affascinante e misterioso. 

A distanza di moltissimi anni ho avuto la possibilità di ritornare in quei cunicoli e in quelle segrete grazie all’Ing. Tommaso Farenga, direttore dei lavori al Castello – mio amico d’infanzia e in quell’epoca compagno di molte avventure – che voleva verificare, anche attraverso i miei ricordi, la presenza di un ipogeo e riflettere sulle condizioni statiche. È stato come fare un vero viaggio nel tempo, quello della storia mischiato a quello di una infanzia ricca di emozioni.

Uno dei graffiti presenti nell'ambiente ipogeo

Questa volta siamo entrati dal cortile, direttamente attraverso la vecchia scalinata delle carceri che, con forte pendenza scende velocemente in un corridoio posto a circa 5 metri di profondità. Prima di entrare però ci siamo soffermati sugli scavi che interessano una porzione del cortile e che hanno portato alla luce uno splendido ambiente ipogeo, probabilmente paleocristiano. Avevo già intuito che quegli ambienti potessero avere una relazione coi sotterranei. Va subito detto però che i sotterranei non hanno necessariamente una assoluta relazione col castello.

Ma andiamo con ordine e scendiamo la vecchia scalinata detta “delle carceri” perché alcune decine di anni fa il castello ospitava una piccola casa circondariale.

Il corridoio alla base della scalinata è già parte integrante dei sotterranei. Il lato destro si sviluppa in un camminamento che scende ancora di un paio di metri. Qui già ci troviamo in un ambiente non costruito ma scavato nel tufo. Le pareti sono scalpellate con tracce perfettamente visibili e le dimensioni sono ampie.

Il percorso devia costantemente verso destra, seguendo idealmente la pianta quadrangolare del primo castello e dopo una quindicina di metri si giunge ad una zona parzialmente interrata e contenuta da un antico muro. Questa è la parte più interessante, specie se riferita agli scavi che stanno interessando la porzione centrale dell’atrio del Castello. Infatti, superando il dislivello costituito dal muro di contenzione e spostandosi per un tratto carponi, ci si trova a camminare in un ambiente parzialmente sepolto in quelli che sembrano almeno un paio di metri di terra e caratterizzato da una struttura e da una pianta parecchio simile a quella dell’ipogeo rinvenuto negli scavi dell’atrio. La distanza tra questi vani sotterranei dovrebbe essere nell’ordine di una decina di metri ma d’altronde non è semplicissimo valutarla con precisione senza un rilievo cartografico dei sotterranei, rilievo che a questo punto sarebbe interessante realizzare anche per dare una idea al visitatore del Castello di cosa c’è sotto i suoi piedi.

È interessante rilevare che nella terra di riempimento ci sono tracce di vasellame e ossa e che non siamo in un ambiente costruito ma scavato direttamente nella roccia.

L’ipotesi è che lì ci fosse una collinetta di tufo, nella quale erano già stati ricavati camminamenti e sale molto prima della costruzione del Castello. Questa morfologia è molto comune nel territorio di Otranto dove Messapi e Paleocristiani hanno lasciato un gran numero di grotte artificiali, visibili persino in alcune strade del paese. Probabilmente ai tempi della costruzione della prima fortezza a pianta quadrangolare questa collinetta fu inglobata all’interno delle mura. Già perché questi “sotterranei” non si trovano esattamente sotto ma dentro le mura… cioè spesso più in alto del piano del fossato e della base del Castello. Questo spiega come alcuni cunicoli scavati finiscano contro un muro costruito che altri non è che il perimetro della fortezza, mentre quelli che si sviluppano all’interno sono praticamente intatti.

La struttura è affascinante e vengono in mente mille domande sul come e il perché gli architetti del tempo abbiano scelto determinate soluzioni, isolato alcune zone riempiendole di detriti (o magari lasciandole piene come le avevano trovate) e sviluppandone altre, completando le parti mancanti.

Quel che abbiamo visto finora si trova sul lato destro scendendo la vecchia scalinata delle carceri. Prendendo a sinistra invece lo sviluppo planimetrico è molto maggiore, ma se volete posso parlarvene in un’altra occasione…»

Giusi Leo

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