Prestigioso riconoscimento Unesco per sua maestà, la cucina italiana

Tutta la cucina italiana, da Nord a Sud, è stata riconosciuta Patrimonio UNESCO come esempio di cucina tra sostenibilità e biodiversità culturale

 

La cucina italiana è da ieri patrimonio immateriale dell’umanità Unesco!  E qui un bel punto esclamativo è d’obbligo.

A pensarci aveva proprio ragione Nando: “Maccherone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso. Maccherone, io me te magno” con la celebre frase, pronunciata da Alberto Sordi nel film iconico del 1954 “Un Americano a Roma”. Nando Moriconi che si scaglia contro un piatto di spaghetti, simbolo della cucina italiana che ama visceralmente, in un momento di esasperazione e passione culinaria, è diventata una delle battute più famose della storia del cinema italiano che tratteggiano molto bene il rapporto degli italiani con la cucina.
Chissà se la commissione riunita ieri a Nuova Delhi ha pensato a quella scena del film prima di assegnare il riconoscimento di “Cucina italiana tra sostenibilità e biodiversità culturale”.
Dai fini fini di Alatri al Timballo di Bonifacio VIII di Anagni, dalla ciambella di Veroli, ai maccheroncini alla ciociara di Ferentino. Dai tortellini ai cappelletti, dai risotti ai timballi, dai tortelli alle orecchiette, passando per cotolette alla milanese, stufati, lasagne ed arancini (impossibile nominarli tutti). E che cucina sarebbe senza olio d’oliva? Senza mozzarelle o farina?

Nando e i suoi famosi “maccaroni”Le Città brindano al riconoscimento Unesco perché, da Nord a Sud ogni regione, città capoluogo e/o di provincia, paese e/o frazione ha un piatto, un dolce, un vino da festeggiare.
Tutta la cultura culinaria italiana è stata omaggiata e premiata.

La cucina italiana non è nuova nell’ottenere premi a livello internazionale (siamo comunque la cucina più amata in tutto il mondo)

È noto che quando si parla di cucina mondiale l’Italia continui a emergere come riferimento assoluto.

La conferma più recente arriva da Taste Atlas, piattaforma internazionale che monitora e recensisce tradizioni gastronomiche da ogni parte del pianeta. Nel ranking “100 Best Food Regions in the World” l’Italia si è distinta ancora una volta, occupando in massa la fascia alta della classifica e imponendosi come Paese con la maggiore concentrazione di eccellenze.

Il primato spetta alla Campania, classificata al primo posto globale. Non è sembrato un caso che la regione abbia ottenuto un punteggio altissimo: si parla di una cultura culinaria che ha definito l’immaginario gastronomico internazionale. Accanto alla pizza napoletana e ai suoi metodi di lavorazione, emergono ingredienti dal sapore autentico come il pomodoro San Marzano e la mozzarella di bufala, prodotti che incarnano il legame irripetibile tra territorio, clima e tradizione. Non va trascurato il fascino dei sughi lenti, tra cui il celebre ragù alla genovese, simbolo di una cucina familiare che ha saputo diventare universale. Sul podio globale al terzo posto compare poi l’Emilia-Romagna, regione che si conferma tempio della valorizzazione artigianale. È noto che le sue specialità abbiano un impatto culturale enorme: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, aceti tradizionali e ragù storico sono diventati ambasciatori del gusto italiano nel mondo.

L’olio d’oliva italiano è un componente fondamentale in cucina

A seguire, altre regioni italiane confermano una distribuzione diffusa di eccellenza: la Toscana (ottavo posto), con la sua cucina rurale, i salumi e le zuppe di territorio; la Sicilia (dodicesima classificata), dove dolcezza, mare e influenze arabe hanno creato un mosaico gastronomico unico. Anche la Lombardia (diciannovesima) appare nelle posizioni alte, a dimostrazione di un equilibrio sorprendente tra risotti, prodotti d’alpeggio e cucina urbana.

Altre regioni che spiccano sono la Puglia (ventiquattresima), per materie prime come l’olio e il Piemonte, terra di vini e grandi formaggi al venticinquesimo posto. Ventiseiesimo in classifica il Lazio, con la potenza delle paste romane.

Le ragioni di questo importante premio strizzano l’occhio al culturale e sociale

I membri della commissione UNESCO si sbilanciano anche in ulteriori considerazioni tra l’antropologico e il culturale quando dicono che, sempre la “cucina italiana”, “favorisce l’inclusione sociale, promuovendo il benessere e offrendo un canale per l’apprendimento intergenerazionale permanente, rafforzando i legami, incoraggiando la condivisione e promuovendo il senso di appartenenza”.

Una candidatura presentata con una “miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie“: perché sappiamo bene noi italiani che cucinare, preparare un pasto, ma anche solo parlarne, è un modo per di prenderci cura di noi stessi e degli altri con amore. É un mezzo per riscoprire le nostre radici culturali, per condividere la nostra storia con altre persone e descrivere il mondo che ci circonda; è un mosaico di diversità territoriali frutto di influenze culturali che si sono succedute nel corso dei secoli e che sono in continuo cambiamento.

E ancora il giudizio si sbilancia anche sull’atto del “cucinare” definita “un’attività comunitaria che per gli italiani enfatizza l’intimità con il cibo, il rispetto per gli ingredienti e i momenti condivisi attorno alla tavola”.

Infine c’è pure una lettura etica tanto che nella motivazione ufficiale si citano fantomatiche “ricette anti-spreco” come una “trasmissione di sapori, abilità e ricordi attraverso le generazioni”; la cucina italiana viene quindi definita con un ardire poetico letterario piuttosto enfatico “una pratica multigenerazionale, con ruoli perfettamente intercambiabili che svolge una funzione inclusiva, consentendo a tutti di godere di un’esperienza individuale, collettiva e continuo di scambio, superando tutte le barriere interculturali e intergenerazionali”.

Sappiamo bene quanto la cucina italiana è la ‘cucina degli affetti’: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo. Riflette il legame tra paesaggi naturali e comunità, incarnando memoria, quotidianità e cultura dei territori.

Le reazioni del mondo culinario, alimentare ma non solo

Sara Roversi, presidente del Future Food Institute, esprime grande soddisfazione ed entusiasmo per il riconoscimento: “Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana – ha detto – arriva in un momento storico: si è appena concluso il negoziato, promosso anche grazie alla FAO, che istituirà il 16 novembre la Giornata Internazionale della Dieta Mediterranea, altro Patrimonio Immateriale che quest’anno ha celebrato il suo 15° anniversario.” Roversi enfatizza il duplice significato di questi traguardi, e aggiunge: “Due straordinari successi di diplomazia culturale e gastro diplomazia che mettono il cibo – e i nostri patrimoni viventi – al centro del futuro del Paese”.

Anche il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commenta il traguardo ottenuto dall’Italia e, nella sua relazione, “Un riconoscimento che va pure a noi agricoltori che garantiamo la produzione primaria. Ora più che mai dobbiamo fare squadra con tutta la filiera agroalimentare, che ha già ottenuto risultati straordinari, grazie anche all’impegno delle nostre istituzioni, e che può dare ancora di più se supportata da una visione ambiziosa”. Si sofferma sulla necessità di uno sforzo a livello europeo per proteggere le produzioni agricole. “noi lanciamo una sfida. All’Europa non chiediamo solo regole, chiediamo una visione nuova, che unisca sostenibilità e reddito, sicurezza alimentare e transizione energetica, innovazione e lavoro di qualità. Per costruire questa Europa serve un’alleanza nuova. Agricoltori, finanza, energia, previdenza, assicurazioni, lavoro, ambiente”.

pasta cucina
Tortellini e maccheroni da oggi insieme nel riconoscimento Unesco

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia commenta come “Il riconoscimento va anche all’artigianalità di contadine e contadini, cuoche e cuochi che con competenza e creatività hanno reso possibili le ricette conosciute in tutto il mondo, motivo di orgoglio, che continueremo a raccontare, tutelare e valorizzare”.

Qualche nota negativa arriva da LifeGate Mediterranea che, in un comunicato stampa, oltre a dare la notizia della proclamazione Unesco, ribadisce come siano ancora tante (e sempre maggiori forse) le difficoltà di avere buoni prodotti liberi da tecniche genomiche: “Riflettendo su come la cucina italiana sia strettamente legata ai nostri prodotti agricoli e alla biodiversità del territorio, non possiamo esimerci dal raccontare quello che sta succedendo in agricoltura in Europa, e che ci riguarda da vicino. Consiglio e Parlamento europeo hanno dato l’ok alla proposta della Commissione europea di deregolamentare le nuove tecniche genomiche. I nuovi ogm – o almeno quelli che non differiscono dalla pianta madre per più di 20 modifiche genetiche e che non hanno effetti insetticidi noti e tolleranza agli erbicidi  – non saranno soggetti a vincoli di etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio, ad eccezione dei semi e di altro materiale riproduttivo vegetale.  in tutta Europa, decine di organizzazioni come Greenpeace, e poi Slow Food, Legambiente, Lipu, Federbio e Aiab per il biologico e altre in Italia, si stanno fortemente opponendo a questa liberalizzazione denunciandone i rischi. 

Treccani festeggia il premio con una pubblicazione inedita

Curato da Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita, e realizzato con la collaborazione di Consorzi di tutela, istituzioni e organismi di controllo, l’Atlante Qualivita edizione Treccani 2026 illustra le denominazioni registrate, le filiere e i disciplinari e racconta storia e valore economico e culturale dei prodotti DOP e IGP, che costituiscono la base di quella che oggi viene definita la Dop economy, neologismo presente nel Vocabolario Treccani per indicare il ruolo strategico delle produzioni a Indicazione Geografica nel sistema agroalimentare italiano e il profondo legame tra prodotti, territori e comunità.

I prodotti agroalimentari e vitivinicoli a Indicazione Geografica sono la base della Cucina Italiana: senza la loro qualità e la loro presenza sui mercati, le nostre ricette non avrebbe potuto raggiungere una diffusione culturale così ampia – ha dichiarato Mauro Rosati, Direttore Generale della Fondazione Qualivita. Per questo la pubblicazione di questo Atlante è uno strumento essenziale per raccontare la peculiarità della nostra cultura enogastronomica compresa quella della cucina: ci ricorda che un prosciutto DOP non è un prosciutto qualsiasi, che un formaggio DOP non è un formaggio qualsiasi. Il lavoro di aggiornamento che, edizione dopo edizione, realizziamo sulle 897 schede prodotto presenti nell’opera ci consente di raccontare l’aderenza al contesto – ai territori, alle comunità, alle regole – che ogni prodotto deve mantenere per potersi chiamare DOP o IGP”

Con 897 schede prodotto, 3 sezioni dedicate ai comparti cibo, vino e bevande spiritose, 11 nuovi prodotti inseriti, 507 schede aggiornate, 18 schede Patrimonio Unesco e 1.612 immagini, l’Atlante Qualivita Treccani 2026 racconta, in 1.088 pagine, un patrimonio di ricchezza economica e culturale che viene censito nella sua complessità e varietà, delineando una mappa quanto mai esaustiva del territorio italiano e della qualità delle sue produzioni.

 

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