La Via Appia è Patrimonio dell’Umanitá

La Via Appia è ufficialmente Patrimonio dell’Umanitá UNESCO, una proclamazione che arriva nove anni dopo da quando l’ex ministro della cultura Franceschini avviò il processo di riconoscimento

 

La notizia che tutti aspettavano è finalmente arrivata e per la Via Appia, ora Patrimonio Mondiale dell’Unesco, arriva il riconoscimento che merita. La proclamazione ufficiale è stata fatta sabato a New Delhi dove, dal 21 luglio scorso, è riunito il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco nella 46 ma sessione, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della protezione e conservazione di luoghi significativi dal punto di vista storico, culturale e ambientale.
Esultano tutti: il ministro della cultura  Sangiuliano, i presidenti delle quattro Regioni interessate, i sindaci e le 74 città coinvolte, con Brindisi, che ha dato inizio a veri e propri festeggiamenti. Ora la via Appia Regium Viarum è il 60mo sito italiano a ricevere il prestigioso riconoscimento dall’Unesco ma, dopo i giusti festeggiamenti, occorrerà capire che questo importante sito non deve essere trascurato ma altresì potenziato.
La sua importanza sta soprattutto nel fatto che attraversa ben 74 comuni di quattro diverse regioni: Campania, Lazio, Puglia e Basilicata, un lungo racconto che si snoda attraverso i 2300 anni di storia, ancora ben visibili tra le rovine che si affacciano ai bordi della strada.

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La prima delle grandi strade romane che diventò un punto di riferimento per il sistema stradale romano

La Via Appia fu la prima delle grandi strade romane a prendere il nome non dalla funzione o dal luogo a cui era diretta, ma dal magistrato che l’aveva costruita, il censore Appio Claudio Cieco nel 323 d. Fu poi definita dal poeta romano Publio Papinio Stazio la “Regina Viarum” (“regina delle strade”) quando il tracciato della via fu prolungato fino al porto di Brindisi, in modo tale da fornire a Roma un collegamento diretto con la Grecia, l’Oriente e l’Egitto, fondamentale per le spedizioni militari, i viaggi e i commerci, elevando l’Appia a strada più importante del mondo romano.
Aveva inizio a Porta Capena, nei pressi del Circo Massimo, e proseguiva fino a destinazione secondo un tracciato lineare e agevole. Era interrotto solo nei pressi di Terracina, dove era necessario attraversare un canale navigabile che fiancheggiava la via, canale chiamato decennovium perché era lungo 19 miglia, vi si procedeva tramite chiatte trainate da animali da tiro. Ne offre una testimonianza illustre il poeta Orazio, che in una delle sue satire descrive il viaggio da lui intrapreso per Brindisi sulla Via Appia, lamentandosi delle zanzare che infestavano allora le paludi Pontine. Solo sotto Traiano si provvide a bonificare la zona e a lastricare anche questo tratto di strada.

Il tracciato della Via Appia aveva le caratteristiche poi divenute fondamentali per tutta la rete stradale romana: largo circa 4,10 m, una misura che permetteva agevole circolazione nei due sensi, era affiancato da marciapiedi laterali generalmente larghi 3,10 m contornati da numerosi monumenti funerari che i passanti potevano ammirare nella noia della monotonia del viaggio. La campagna circostante era caratterizzata da villaggi contadini, che già negli ultimi secoli della Repubblica avevano cominciato a scomparire per essere sostituiti dalle grandi ville dei ricchi romani desiderosi di riposare in dimore di lusso lontane dal caos della città. Stazioni di posta, alberghi, osterie, piccoli impianti termali e servizi per i viaggiatori scandivano il tracciato, ottimamente organizzato e gestito da curatores preposti a garantire la continuità dei collegamenti fra Roma e le province.

Quando Paolo Rumiz decise di percorrerla a piedi per realizzare poi un documentario e un libro. “I pionieri dell’Appia” furono definiti dall’ex ministro Franceschini

Alessandro Scillitani, regista italiano, faceva parte del team che, insieme al giornalista, scrittore e viaggiatore italiano Paolo Rumiz, decise di intraprendere il cammino della Via Appia.

Questo il suo racconto: “Nel 2015 Paolo Rumiz decise di intraprendere un viaggio a piedi nell’Appia antica. Tutti lo sconsigliavano perché, dicevano, “non ne valeva la pena” e anche perché, a loro dire “il percorso era stato rovinato dalla modernità”. Ma lui era deciso a percorrerlo e, con lui, c’erano Riccardo Carnovalini, camminatore esperto, che ha tracciato la via da seguire; Irene Zambon architetto che ha seguito dal punto di vista logistico la via e io che ho documentato il tutto per realizzare il film/documentario.

I quattro protagonisti della camminata. Alessandro Scillitani è il primo a destra

Abbiamo percorso a piedi la via senza macchine in appoggio per vedere e godere di tutto quello che offriva il cammino. Abbiamo lavorato sul territorio e molti incontri sono stati offerti dalla spontaneità e sono stati molto preziosi, ad esempio uno non si immagina di trovare a Taranto una persona che conosceval’Appia antica e che ha saputo raccontarci storie inedite. 

Noi non eravamo così consapevoli di stare facendo qualcosa che sarebbe stato pionieristico. C’era una certa consapevolezza di questa via ma il nostro viaggiare era una novità, che non avveniva da molto tempo. 

Quando abbiamo promosso il nostro percorso, (Paolo era consapevole che c’era scetticismo anche da parte dell’editore), abbiamo scelto di fare una serie di presentazioni, nel viaggio di ritorno, presentando il progetto nelle piazze. Con nostra grande sorpresa non ci siamo solo trovati delle piazze piene di persone arrivate ad ascoltare Paolo, ma era come se ci fosse un movimento politico identitario che volesse far emergere questa storia e questo processo che stava cominciando.

Erano fieri di noi e di quello che avevamo fatto.

L’allora ministro della cultura Franceschini avviò il processo di riconoscimento della via Appia, nove anni fa, cominciando il percorso volto a mettere a valore l’Appia come Patrimonio UNESCO e avviare il progetto di mettere a disposizione il cammino per chiunque, anche se i tempi sembrano essere molto lunghi.

Ora la percorreranno in tanti, so che c’è questo progetto che prevede lo stanziamento di molti milioni di euro per “segnare” la via, senza troppe infrastrutture, dietro suggerimento di Paolo che è stato ascoltato. L’istanza sarebbe quella di fare manutenzioni che possano durare nel tempo.

Noi siamo stati gli “ispiratori”, il “grimaldello” che ha aperto il percorso ma poi sono intervenuti archeologi, storici e politici che hanno portato avanti il progetto e il risultato.

Il giornalista Paolo Rumiz durante il percorso

Da quel cammino sono stati  realizzati una serie di tre documentari, distribuiti in DVD con Repubblica e presentati in sale cinematografiche (e tuttora continuano a venire trasmessi), articoli e un libro di Paolo Rumiz dal titolo “Appia”.

Il commento di Rosario Santanastasio, Presidente Nazionale Archeoclub D’Italia

Con questo riconoscimento l’Italia conferma l’ennesimo risultato anzi lo accreditata ancora di più con altri riconoscimenti UNESCO e conferma ulteriormente il valore del suo patrimonio culturale. – dice Rosario Santanastaso – Ora tocca a noi fare la nostra parte nel dare un contributo e supporto alle Istituzioni affinché si acceleri e si faciliti il circuito della conoscenza. Anche la Strada Regia delle Calabrie può diventare itinerario turistico e anche Patrimonio Unesco. Stiamo lavorando anche per la Strada Regia delle Calabrie che attraversa Parchi Nazionali, Geoparchi Unesco, siti culturali di grande valore, decine e decine di borghi con un patrimonio davvero unico, originale, immenso”. 

Da oggi riflettori accesi e puntati sulla Via Appia, regina delle strade, che verrà percorsa, speriamo con grande responsabilità e rispetto, da tanti turisti. 

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