Giornata mondiale dell’infanzia. Il clima estremo “non” è tra i diritti dei bambini

Ph courtesy Cesvi Roger Lo Guarro

Non basta un giorno per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

 

Ogni 20 novembre si celebra la Giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza. Ma non è una festa. I dati raccontano di un’infanzia che tra mille difficoltà cerca faticosamente di sopravvivere.

Il clima è solo l’ultima grande emergenza da affrontare ma l’impatto di alluvioni e siccità sta mettendo a dura prova i più piccoli. Dalle guerre alla malnutrizione, dalle malattie alla povertà educativa, ci sono numeri impressionanti che raccontano un lungo elenco di diritti negati. E il primo fra tutti è proprio il diritto alla vita.

Leggi Bambini in pericolo in 130 Paesi a causa dei cambiamenti climatici

La crisi climatica e l’impatto sui bambini

Nel mondo 1 miliardo di bambini è a rischio a causa delle conseguenze della crisi climatica: 739 milioni vivono in zone con alta o estrema scarsità di acqua potabile e 436 milioni in aree in cui è difficile accedere alle fonti idriche. È quanto emerge dall’Indice Globale della Fame 2024 curato da Cesvi per l’edizione italiana e redatto annualmente da Welthungerhilfe e Concern Worldwide.

L’impatto degli shock climatici si estende a ogni ambito della vita dei minori. In sei anni oltre 43 milioni di bambini, circa 20mila al giorno, sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa di disastri meteorologici, con forti ripercussioni su tutti gli aspetti della loro vita, inclusa la formazione: ogni anno 40 milioni di minori sono costretti a interrompere gli studi a causa della distruzione degli edifici scolastici.

La situazione è particolarmente critica nell’area del Corno d’Africa, alle prese con una crisi climatica estrema, segnata dall’alternarsi di lunghissimi periodi di siccità e devastanti inondazioni. In Somalia, il livello di malnutrizione è ormai gravissimo e stagioni consecutive di scarse precipitazioni, problemi di sicurezza, effetti della guerra in Ucraina e conseguenze dei cambiamenti climatici hanno spinto le comunità più vulnerabili al limite. Il tasso di mortalità infantile nel Paese è allarmante: oltre 3 bambini su 100 muoiono entro i 28 giorni di vita e 4 su 100 prima dei 4 anni. Cesvi opera da molti anni nel Paese per rispondere ai bisogni nutrizionali dei più vulnerabili, attraverso 3 centri di salute nei quali si occupa di cura e nutrizione per neonati e mamme.

Leggi UNICEF, 20 mila bambini sfollati per i cambiamenti climatici

L’inquinamento atmosferico fa ammalare

Più di 5.480 bambini con meno di un anno in 23 Paesi e territori dell’Europa e dell’Asia centrale sono morti per cause legate all’inquinamento atmosferico nel 2021, secondo un nuovo Policy Brief pubblicato dall’Unicef. I decessi legati all’inquinamento atmosferico rappresentano 1 su 5 di tutti i decessi di bambini sotto l’anno di età.

Il Policy Brief osserva che i neonati e i bambini piccoli sono i soggetti più a rischio di morte e di cattiva salute. L’esposizione precoce e frequente all’inquinamento atmosferico – anche all’interno del grembo materno – porta alla riduzione e alla ristrutturazione dei polmoni e aumenta il rischio di polmonite, infezioni delle vie respiratorie superiori, infezioni alle orecchie, asma, allergie ed eczemi. Respirare aria inquinata può causare infiammazioni al cervello, ostacolando la crescita e compromettendo lo sviluppo cognitivo.

L’inquinamento atmosferico (PM2,5 e PM10) in Europa e Asia centrale è causato principalmente da pratiche residenziali, commerciali e istituzionali che si basano su combustibili fossili, con l’uso del carbone, particolarmente dannoso per la salute dei bambini.

“Breathless beginnings: policies to protect children from air pollution in Europe and Central Asia” rileva che nelle principali città dell’Europa e dell’Asia centrale l’inquinamento atmosferico supera regolarmente i livelli considerati sicuri dall’Oms, diventando il principale rischio ambientale per la salute dei bambini della regione.

Lo smog incide fortemente sulle infezioni respiratorie dei bambini

Nei pazienti più piccoli, alti livelli di polveri sottili, benzene e diossido di azoto aumentano il rischio di accesso in pronto soccorso e ospedalizzazione per bronchiolite.

Un bambino ha fisiologicamente una frequenza respiratoria superiore rispetto ad un adulto e inala proporzionalmente più sostanze tossiche (Foto di Arvind shakya – Pexels)

Uno studio realizzato dall’IRCCS Sant’Orsola in collaborazione con l’Università di Bologna, Enea e Cnr-Isac e pubblicato pochi mesi fa sulla rivista “Pediatric Pulmonology”, ha analizzato retrospettivamente i dati di quasi 3mila bambini di età inferiore ad un anno affetti da bronchiolite acuta visitati (e in circa la metà dei casi poi ricoverati). Gli accessi al Pronto Soccorso Pediatrico e i ricoveri sono stati messi a confronto con i valori quotidiani del particolato atmosferico (PM10 e PM2.5), del benzene e del diossido di azoto monitorati da tre centraline dell’Arpae posizionate nell’area urbana di Bologna. L’analisi statistica ha permesso di identificare l’associazione tra alti livelli di PM2.5 – il cosiddetto “particolato fine”, che deriva tipicamente dal riscaldamento domestico e industriale, dal traffico veicolare e più in generale dai processi di combustione – nelle quattro settimane precedenti gli episodi di bronchioliti e un aumento del rischio di ospedalizzazione.

Spiega il professor Marcello Lanari, direttore della Pediatria dell’Irccs Policlinico di Sant’Orsola e autore dello studio: “Un bambino ha fisiologicamente una frequenza respiratoria superiore rispetto ad un adulto e inala proporzionalmente più sostanze tossiche. Inoltre, sia che venga trasportato nel passeggino sia che abbia già iniziato a camminare autonomamente, tende a respirare vicino al suolo, proprio dove gli inquinanti si raccolgono in concentrazioni maggiori. Il nostro studio conferma come l’incremento delle infezioni respiratorie, ed in particolare delle bronchioliti, sia una delle tante conseguenze negative sulla salute umana dell’inquinamento dell’aria”.

I bambini sono i più colpiti dall’inquinamento atmosferico perché hanno polmoni più piccoli e non hanno le difese immunitarie che derivano dall’età. Inoltre, respirano due volte più velocemente degli adulti e inspirano più aria, spesso attraverso la bocca, insieme a sostanze inquinanti, il che porta a malattie respiratorie potenzialmente letali.

L’impatto potenziale degli inquinanti atmosferici può essere estremo sui polmoni e sul cervello in via di sviluppo dei bambini. Respirare l’inquinamento atmosferico da particolato può danneggiare il tessuto cerebrale e minare lo sviluppo cognitivo, con implicazioni e battute d’arresto per tutta la vita. Quando le donne incinte sono esposte all’aria inquinata, hanno maggiori probabilità di partorire prematuramente, affrontare problemi respiratori e i loro bambini potrebbero avere un basso peso alla nascita.

Leggi UNICEF, Giornata Mondiale dell’Ambiente: cambiamento climatico minaccia i progressi per la salute dei bambini

Il diritto all’aria pulita: prevenire è possibile

“Le malattie e i decessi causati dall’inquinamento atmosferico sono prevenibili. Eppure, ogni anno i bambini in Europa e Asia centrale muoiono o subiscono conseguenze a lungo termine per la salute a causa dell’aria inquinata”, ha dichiarato Maria Osbeck, Specialista Senior del programma Cambiamento climatico e ambiente, Ufficio regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia centrale. “Le scelte politiche – comprese quelle che riducono gli inquinanti e migliorano la qualità dell’aria nei luoghi in cui i bambini vivono, giocano e imparano – possono salvare vite umane e prevenire il sovraccarico dei servizi pubblici dovuto alle cattive condizioni di salute dall’infanzia all’età adulta”.

L’Unicef invita i Governi e le istituzioni dei Paesi della regione a dedicare maggiore attenzione e risorse per prevenire il peggioramento dell’inquinamento atmosferico, sostenere l’efficienza energetica, l’accesso all’energia pulita, sostenere il miglioramento della qualità dell’aria e proteggere i bambini dall’esposizione.

Queste raccomandazioni includono:

  • garantire che l’inquinamento atmosferico e il suo impatto sulla salute dei bambini siano presi in considerazione nei Contributi determinati a livello nazionale, nei Piani nazionali di adattamento, nei Piani nazionali e locali per la qualità dell’aria e nei Piani sanitari nazionali;
  • istituire zone libere dall’inquinamento in prossimità di scuole, asili e strutture sanitarie;
  • istituire e mantenere sistemi di allerta per la qualità dell’aria in prossimità di aree residenziali, parchi giochi, strutture sanitarie, asili e scuole;
  • comunicare al pubblico informazioni sulla qualità dell’aria.

Anche per COP29, sono 4 le azioni fondamentali chieste per i bambini e i giovani:

  • Assicurare che la decisione della COP29 risponda all’impatto unico e sproporzionato dei cambiamenti climatici sui bambini.
  • Garantire un forte aumento dei finanziamenti per il clima a favore dei bambini, compresi quelli per l’adattamento e per le perdite e i danni.
  • Garantire che tutti i Contributi Determinati a livello Nazionale 3.0 rispondano alle esigenze dei bambini e all’impatto sproporzionato dei cambiamenti climatici su di loro.
  • Dare ai bambini e ai giovani la possibilità di essere presenti e di partecipare in modo significativo al processo decisionale sul clima a tutti i livelli.

“In tutte le parti del mondo, i bambini devono affrontare le conseguenze devastanti delle crisi climatiche”, ha aggiunto  Catherine Russell direttore generale dell’Unicef: “Siamo a un punto cruciale. I bambini devono essere al centro dei nostri negoziati sul clima”. 

Leggi Cop29: a Baku si discute di emissioni e finanza climatica

Aria tossica: il caso limite del Pakistan

Raddoppiare e triplicare la quantità di inquinamento nell’aria avrà effetti devastanti, in particolare sui bambini e sulle donne incinte (Foto Pixabay)

Oltre 11 milioni di bambini sotto i 5 anni respirano aria tossica nel Punjab. I livelli di inquinamento atmosferico hanno superato i limiti record a Lahore e Multan con un inquinamento atmosferico oltre 100 volte superiore alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Centinaia sono stati ricoverati in ospedale, tra cui dozzine di bambini, e l’inquinamento atmosferico è così grave che ora è visibile dallo spazio.

Prima di questi livelli record di inquinamento atmosferico, circa il 12% dei decessi di bambini sotto i cinque anni in Pakistan era dovuto all’inquinamento atmosferico. Ci vorrà del tempo per valutare l’impatto dello straordinario smog di quest’anno, ma sappiamo che raddoppiare e triplicare la quantità di inquinamento nell’aria avrà effetti devastanti, in particolare sui bambini e sulle donne incinte.

Inoltre, le scuole nelle aree colpite da smog sono state chiuse fino a metà novembre per proteggere i bambini dagli effetti nocivi dell’aria inquinata. Pertanto, l’apprendimento di circa 16 milioni di bambini nel Punjab è stato interrotto. Il Pakistan, già alle prese con un’emergenza educativa con 26,2 milioni di bambini che non frequentano la scuola, non può permettersi ulteriori perdite di apprendimento.

Leggi Salute dei bambini a rischio col cambiamento climatico

Troppa acqua o troppo poca acqua: il diritto a bere

I tifoni hanno colpito 1,3 milioni di bambini nelle Filippine e causato danni incalcolabili:

  • Migliaia di famiglie e bambini senza accesso ad acqua sicura e servizi igienici, lezioni interrotte per 20 milioni di studenti;
  • Devastate 13 regioni e 29 province, colpite almeno 4,2 milioni di persone e sfollate più di 300.000 persone;
  • Il Dipartimento dell’Istruzione stima che almeno 500 scuole nella regione di Bicol abbiano bisogno di assistenza;
  • L’Unicef e i partner hanno consegnato 2.950 kit igienici e kit idrici a 2.950 famiglie nelle aree più colpite.
La scarsità d’acqua, aggravata dalla siccità, può portare a un minore accesso all’acqua potabile e a un aumento delle malattie infettive (Ph courtesy Cesvi)

Dall’altra parte, oltre 420mila bambini sono colpiti da livelli pericolosi di scarsità idrica e condizioni di siccità in tre paesi nella regione amazzonica. La siccità da record – che dura dall’anno scorso e ha lasciato i fiumi del bacino amazzonico ai minimi storici – sta colpendo duramente i bambini e le comunità fluviali e autoctone in Brasile, Colombia e Perù, dove le famiglie fanno affidamento sui fiumi per trasportare e accedere al cibo, all’acqua, al carburante e alle forniture mediche di base, oltre che per recarsi a scuola.

“Per secoli l’Amazzonia ha ospitato preziose risorse naturali. Stiamo assistendo alla devastazione di un ecosistema essenziale su cui le famiglie fanno affidamento, lasciando molti bambini senza accesso a cibo, acqua, assistenza sanitaria e scuole adeguate”, ha dichiarato la Direttrice Generale dell’Unicef, Catherine Russell. Dobbiamo mitigare gli effetti delle crisi climatiche estreme per proteggere i bambini di oggi e le generazioni future. La salute dell’Amazzonia influisce sulla salute di tutti noi”.

L’Amazzonia, la più grande e diversificata foresta pluviale tropicale del pianeta, si estende su nove Paesi del Sud America.

Nella sola regione amazzonica brasiliana, più di 1.700 scuole e oltre 760 centri sanitari sono stati chiusi o sono diventati inaccessibili a causa del basso livello dell’acqua. Secondo l’ultima valutazione sul campo in 14 comunità dell’Amazzonia meridionale in Brasile, metà delle famiglie ha dichiarato che i propri figli attualmente non vanno a scuola a causa della siccità.

Nell‘Amazzonia colombiana, il livello dell’acqua dei fiumi si è abbassato fino all’80%, limitando l’accesso all’acqua potabile e alle forniture alimentari e causando la sospensione delle lezioni in presenza per i bambini in più di 130 scuole.

In Perù, la regione nord-orientale di Loreto è la più colpita dalla siccità in corso, che mette a rischio le comunità più remote, la maggior parte delle quali indigene e già vulnerabili. Più di 50 centri sanitari sono diventati inaccessibili, mentre gli incendi boschivi – spesso causati dall’uomo, ma la cui diffusione è stata facilitata dalla siccità degli ultimi due mesi – stanno causando una devastazione senza precedenti e la perdita di biodiversità in 22 delle 26 regioni del Paese, oltre ad aumentare l’inquinamento atmosferico a livello locale e regionale.

L’insicurezza alimentare causata dalla siccità aumenta il rischio di malnutrizione, ritardo della crescita, deperimento e morte dei bambini, in particolare di quelli al di sotto dei 5 anni, mentre la scarsità d’acqua, aggravata dalla siccità, può portare a un minore accesso all’acqua potabile e a un aumento delle malattie infettive.

Leggi G7: Save the Children, agire ora per la difesa dei diritti dei bambini. WWF: maggiore ambizione dei leader clima, biodiversità, finanza per la transizione

Troppo caldo: il diritto a stare bene

Città sempre più bollenti? A luglio 349mila bambini colpiti da temperature pari o superiori ai 40°. Non è facile per una bambina o un bambino muovere i primi passi nelle nostre città, in particolare nelle aree più periferiche e svantaggiate, tra aree verdi che scarseggiano mentre le temperature aumentano in maniera esponenziale a causa della crisi climatica e gli spazi pubblici disponibili e fruibili, come le biblioteche, sono pochi.

L’Atlante dell’Infanzia pubblicato da Save the Children racconta una situazione molto critica in italia. Le aree urbane sono maggiormente colpite dall’aumento delle temperature cui stiamo assistendo negli ultimi anni, e i bambini sono i più vulnerabili, per via dell’immaturità del meccanismo di termoregolazione, per la minore superficie corporea e per l’incapacità di capire quando l’organismo necessiti di acqua. A luglio di quest’anno, 349mila bambini, ovvero il 93,7% delle bambine e dei bambini tra 0 e 5 anni che vivono nei capoluoghi di regione e nelle città metropolitane italiane, sono stati esposti a temperature al suolo medie pari o superiori ai 40 gradi. Un trend in forte crescita negli ultimi 5 anni, sia per il mese di luglio che di agosto. I bambini coinvolti infatti erano circa 250 mila nel luglio 2019 e meno di 200 mila in agosto 2019, poi nelle ultime tre estati, dal 2022 al 2024 si è registrato un incremento sensibile, con circa 350 mila bambini piccoli esposti nel mese di luglio e circa 325 mila nel mese di agosto.

Per quanto riguarda il verde negli oltre 100 capoluoghi di provincia, l’estensione delle aree verdi urbane copre appena il 2,9% dei territori comunali, pari a 32,8 m² pro capite, con marcate differenze territoriali e un primato che va al Nord-Est (62,3 m2 pro-capite), grazie alle elevate dotazioni di Trento e Bolzano. Ma il verde attrezzato, ovvero i giardinetti e i piccoli parchi con aree giochi, rappresenta solo una fetta piccolissima di tutto il verde urbano, pari al 10,9% e, anche in questo caso, con evidenti differenze territoriali: più presente nelle città metropolitane (15,4%) e meno negli altri capoluoghi di provincia (8,8%), più al Centro (15,7%) e molto meno nel Mezzogiorno (6,7%).

Se si scompone ulteriormente il dato del verde attrezzato rispetto alla popolazione 0-3 anni, un bambino che abita a Napoli, dove vivono 27.720 bambini, ha a disposizione appena 8,7m2, ancor peggio stanno a Lecce, Crotone e Trapani. Fanalino di coda è Palermo con un verde attrezzato quasi inesistente: neppure un metro quadrato (0,85) per ciascuno dei 19.955 bambini di 0-3 anni che vivono sul suo territorio. Ben diversa le dotazioni di città come L’Aquila, Ravenna o Arezzo che hanno una disponibilità di verde attrezzato per ciascun bambino 0-3 anni rispettivamente di 844, 842 e 609 m2 .

Leggi Cambiamenti climatici, 559 milioni di bambini esposti alle ondate di calore

Articoli correlati