
Occorre uscire dalle fonti fossili ed entrare in un’economia a basse emissioni di Co2, attraverso l’investimento nell’innovazione tecnologica per l’efficienza ed il risparmio energetico e lo sviluppo delle energie rinnovabili. E’ la strategia espressa dal presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, che ha avanzato le sue riflessioni in merito al futuro energetico del Paese e la strada già percorsa dalla Puglia.
Il nuovo conto energia, gli incentivi e le nuove direttive delineano nuovi scenari. Quale è la sua opinione?
«Siamo convinti e pensiamo che la crisi economica che stiamo attraversando va di pari passo con la crisi climatica che obbliga tutti i grandi Paesi del mondo a cominciare a riflettere su quale tipo di economia questo globo può reggere. Bisogna inevitabilmente andare verso l’uscita dalle fonti fossili ed un’economia a basse emissioni di Co2. Questa riduzione avviene attraverso due strumenti fondamentali: investire nell’innovazione tecnologica per l’efficienza ed il risparmio energetico; sviluppare le energie rinnovabili. Bisogna tenere conto che il 33% dei consumi energetici avviene per usi civili, un altro 30% per i trasporti ed il resto nell’industria. Il grande investimento riguarda il risparmio di energia, anche perché più risparmiamo energia, più sarà possibile per il Paese rispettare gli impegni europei al 2020 che prevedono per l’Italia il raggiungimento del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili».

In Puglia, in questo senso, si è fatto molto nell’energie rinnovabili in questi ultimi anni. Cosa pensa del lavoro svolto?
«La Puglia è l’esempio di cosa significhi una politica lungimirante. E’ paradossale pensare che l’Italia stia più indietro rispetto a all’Austria o la Germania nell’utilizzo del sole come fonte di energia rinnovabile. La Puglia ha avuto la capacità sia da parte del mondo politico, sia dal sistema delle imprese d’investire in questo settore».

«Ha la possibilità di fare grandi miglioramenti, soprattutto nella produzione del solare termico e nel settore urbano. La questione principale riguarda la riqualificazione del patrimonio esistente piuttosto che la costruzione di nuovi edifici».
Avete proposte in proposito voi di Legambiente?
«Sì, certo. Si tratta di mettere a punto politiche urbane che incentivino la riqualificazione energetica degli edifici esistenti. Chiediamo che sia confermato il 55% di detrazione fiscale per questi interventi anche per i prossimi anni. Occorre una politica dei trasporti urbani che punti sul trasporto pubblico con un grosso investimento nazionale per i pendolari. C’è bisogno di investimenti nel sistema di distribuzione dell’energia elettrica per la realizzazione di una rete elettrica capace di assorbire la produzione di energia distribuita sul territorio. Servono alcune grandi opere infrastrutturali, per permettere al Sud di avere la stessa qualità di servizi che abbiamo nel resto d’Italia. In questo quadro stona gravemente non solo la scelta del nucleare, ma anche quella della realizzazione del Ponte sullo Stretto».



