
Il Comune di Bari tira un sospiro di sollievo

La vicenda di Punta Perotti, culminata nella sentenza definitiva del 29 luglio 2025, segna l’epilogo di un contenzioso lungo oltre venti anni: la Corte di Cassazione ha stabilito che Sud Fondi e Mabar – società legate alle famiglie Matarrese e Andidero – non hanno diritto ad ulteriori risarcimenti oltre i circa 49 milioni già liquidati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). L’istanza del Comune di Bari, della Regione Puglia e del Ministero della Cultura è dunque accolta: tutte le richieste aggiuntive, che superavano i 12 milioni, vengono di fatto rigettate in via definitiva.
La vicenda
Il complesso edilizio noto come “ecomostro” fu costruito nella seconda metà degli anni Novanta sul lungomare sud di Bari da gruppi imprenditoriali legati alle famiglie Matarrese, Andidero e Quistelli, grazie a un permesso edilizio che fu successivamente giudicato illegittimo. L’opera venne demolita nell’aprile 2006, tramite cariche esplosive, in esecuzione di una sentenza che ne dichiarava l’abusività. Le macerie vennero poi usate come materiale per la riqualificazione del lungomare, con l’aspetto dell’area trasformato in parco pubblico intitolato a Armando Perotti.
Le tappe giudiziarie
Il contenzioso ebbe inizio già nel 1997, quando il Gip di Bari ordinò il sequestro preventivo dei terreni. Tra sequestri, dissequestri e confische, la Cassazione stabilì nel gennaio 2001 la confisca dell’intera lottizzazione, contrastando la sentenza della Corte d’Appello che l’aveva annullata.
Nel 2009 e nel 2012 la Cedu condannò lo Stato italiano a risarcire i costruttori, concedendo complessivamente circa 49 milioni di euro (40 milioni a Sudfondi e 9 milioni a Mabar), ritenendo la confisca incompatibile con la protezione della proprietà privata.
Successivamente, le imprese avanzarono nuove richieste multimilionarie: Sud Fondi chiese fino a 400 milioni di euro, Mabar circa 30 milioni. La Corte d’Appello di Bari, nell’autunno 2022, le accoglieva parzialmente condannando Comune, Regione e Ministero al pagamento di circa 13,7 milioni complessivi.
La decisione definitiva della Cassazione
Con le sentenze n. 21758 e n. 21759, la Corte di Cassazione ha dunque rigettato tutte le richieste aggiuntive, confermando che i risarcimenti già erogati dalla Cedu sono “assorbenti” e coprono ogni danno già riconosciuto. Pertanto non spetta alcun ulteriore indennizzo alle società.
Il futuro del litorale
Il Comune di Bari potrà quindi finalmente sbloccare i 14 milioni di euro accantonati per fronteggiare eventuali contenziosi legati al progetto di rigenerazione urbana della Costa Sud. Un risultato accolto con sollievo dal sindaco Vito Leccese, che ha evidenziato come tali controversie rappresentassero un potenziale rischio per la tenuta del bilancio comunale.L’amministrazione comunale può quindi ora proseguire senza ostacoli legali nell’attuazione del Piano Urbanistico Esecutivo “CostaSud”. Il piano, adottato nel marzo 2024 e ratificato nei mesi di aprile e maggio 2025, interessa un’area di circa 935 ettari abitata da 27.400 residenti. Tra gli obiettivi principali: la riduzione delle volumetrie edilizie e del consumo di suolo tra il 50 e il 63%, la creazione di un Parco Costiero di 216 ettari, la realizzazione di 26 km di piste ciclo-pedonali, la piantumazione di oltre 3.885 nuovi alberi e il rafforzamento del paesaggio agricolo esistente.
I lavori sul Parco Costa Sud sono già iniziati, finanziati con circa 75 milioni di euro provenienti dal PNRR. Quattro lotti sono stati aperti a inizio 2024 e il completamento dell’intervento è previsto entro il 2026. Con le questioni legali superate e un cronoprogramma ben avviato, il progetto può ora procedere speditamente verso la trasformazione sostenibile e ambientale di uno dei tratti più delicati del litorale barese.


