
“Interventi strutturali e non momentanei”. In Puglia caduti gli stessi mm di acqua in passato
Le condizioni drammatiche in cui versa l’Emilia Romagna dopo l’ondata di maltempo, con oltre 15mila sfollati e 14 vittime, pone ancora una volta al centro delle discussioni due temi: il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici. L’eccezionalità dell’evento è indubbia: in 15 giorni, con due eventi distinti, sono caduti circa 600 mm di pioggia a fronte di una media di 900 mm/annui, e nella zona di Cesena sono precipitati circa 250 mm di pioggia in 36 ore. A riportare i dati è Giovanna Amedei, presidente dell’Ordine dei geologi della Puglia. Numeri che “fanno riflettere”, perché ricordano – dichiara in un comunicato – “i millimetri di pioggia caduti in passato sul Gargano, a Ginosa, nel Salento, nessuna provincia pugliese esclusa visto che la pioggia cadendo sul suolo va ad interessare un territorio che per il 98% risulta a rischio idrogeologico”.

Eppure, scrive, si continua a lavorare sulle emergenze senza giocare in anticipo. “Tanti ancora gli interventi progettati e fermi in qualche ufficio, in attesa di pareri che non arrivano o perché non più idonei per i cambiamenti successi dopo altri eventi alluvionali. Un esempio lampante è la provincia di Foggia dove si è in attesa di interventi di mitigazione che fermi dal 2014 risultano, dopo ben 9 anni, non ancora realizzati e con i canali coinvolti negli eventi alluvionali in uno stato peggiorativo e di abbandono”.
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Un grido d’allarme rimasto inascoltato
“Un’Italia che frana e si sbriciola non appena piove per due giorni di fila, ecco l’immagine del nuovo anno”, polemizza invece Antonello Fiore, presidente della Società italiana di geologia ambientale, che prende in prestito le parole di Antonio Cederna pubblicate dal Corriere della Sera il 3 gennaio del 1973. “I disastri arrivano ormai a ritmo accelerato e tutti dovremmo aver capito che ben poco essi hanno di naturale”, scriveva all’epoca il giornalista, incolpando la poca lungimiranza dei governi. Oggi, mentre la pioggia continua a cadere sull’Emilia Romagna, le sue parole risuonano come una profezia di Cassandra. Con una grossa differenza: oggi il nemico è visibile e si chiama cambiamento climatico. Ma anche il consumo di suolo gioca un ruolo importante nel dramma del dissesto idrogeologico: “È necessario definire la norma nazionale efficace a contenere il consumo di suolo, con una particolare attenzione alla rigenerazione delle aree urbane. Per fare realmente tutto questo non servono commissari e poteri speciali, serve potenzia gli enti pubblici con professioni tecniche specializzate e serve un cambio di cultura, una trasformazione nella interpretazione nel rapporto tra ambiente e attività umane; una trasformazione che se inizia oggi a favore dei più piccoli, forse, si completerà fra due generazioni”, dichiara Antonello Fiore.
Per il Cirf (Centro italiano per la riqualificazione fluviale) “assumere che le opere strutturali mettano in sicurezza il territorio è illusorio e alimenta ulteriormente un uso del suolo imprudente e spregiudicato, inducendo a concentrare insediamenti e attività antropiche anche nelle valli fluviali. Il cambiamento climatico rende ancora più necessario un cambiamento di paradigma”.

“Non servono più argini, come sostiene il Ministro, ma più spazio ai fiumi e meno consumo di suolo. Nelle aree attualmente alluvionate non mancano certo le opere di difesa. Ma pensare di mitigare il rischio idraulico ricorrendo esclusivamente a infrastrutture in cemento è da sempre un errore. È stato realizzato un sistema fragile e adesso anche sottodimensionato rispetto agli eventi a cui stiamo assistendo”. Secondo il Cirf bisogna quindi fare un passo indietro e investire ingenti risorse in un programma nazionale per la realizzazione di interventi integrati, che garantiscano contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico, il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Cambiare insomma approccio, arretrare gli argini dai corsi d’acqua – ovunque sia possibile – e riconquistare terreni al demanio pubblico, ripristinare aree di laminazione naturale delle piene, indennizzando gli agricoltori che potranno essere danneggiati dalle esondazioni, eliminare le coperture di cemento dai corsi d’acqua prima che lo facciano da soli, ricostruire ponti più alti e proporzionati a portate più elevate, delocalizzare aree residenziali e produttive e infrastrutture a rischio.
Unire le forza e ripartire
Intanto, le istituzioni e le associazioni reagiscono. I comuni dei territori di Siena, Firenze e Pisa hanno firmato il protocollo di intesa per la realizzazione del Contratto di Fiume Elsa, uno strumento di programmazione strategica prevede l’istituzione di un Tavolo di Coordinamento Permanente per favorire le collaborazioni istituzionali, il monitoraggio dei progetti e degli interventi, l’informazione e la partecipazione delle comunità locali. Il protocollo rappresenta l’atto finale del progetto “Oltre i confini. Verso il Contratto di Fiume Elsa”, nato a settembre 2019 con l’obiettivo di tradurre in soluzioni progettuali le necessità e le aspirazioni dei territori coinvolti.
La Federalberghi di Riccione invece da lunedì riapre già le porte ai turisti. “Abbiamo avuto giornate difficili, ma come è nel nostro carattere ci siamo messi al lavoro appena possibile col risultato che le attività alberghiere sono già da oggi tutte funzionali e nel corso delle prossime 24 ore torneranno in quella totale efficacia per la quale siamo conosciuti e ci conoscete. Da Lunedì saremo completamente attivi. La stagione estiva c’è e Riccione accoglierà con amore e sorriso di sempre i turisti italiani e stranieri. Ringraziamo tutti coloro, e sono tantissimi che in mille modi ci hanno testimoniato vicinanza solidarietà e aiuto fattuale sono state ulteriore sprone nell’impegno teso al recupero immediato della piena efficienza. Le spiagge sono pronte”. Lo ha affermato Bruno Bianchini, Presidente Federalberghi di Riccione.
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