Le materie prime che guidarono le due Guerre mondiali

(foto Pexels)

 Le “grandi manovre” alla vigilia e durante i due conflitti mondiali chiariscono il ruolo di nuove materie prime e gli sforzi per mantenere la leadership di quelle tradizionali

 

(Pubblichiamo la seconda parte della relazione “Guerra e materie prime: il punto di vista della storia economica” che il prof. Giraudo*  presenterà al Polo del ‘900 a Torino nell’ambito del progetto “Polvere” a cura della Fondazione Vera Nocerini il 15 novembre prossimo. In questa sezione l’autore si concentra sulle due guerre mondiali)

 

 Il triangolo Russia-Giappone-Manciuria

La lista delle guerre e dei conflitti motivati, legati e finanziati dalle materie prime nel corso del XX° secolo e nel primo ventennio de XXI°secolo è molto lunga ed inizia con l’invasione russa della Manciuria cinese, la guerra dei Boxers seguita dal conflitto Russo-Giapponese del 1905 fino alle guerre attuali (Russia-Ucraina, tensioni nel M/O, nell’Africa e nel mar della Cina). L’invasione russa della Manciuria è la sequenza logica della sconfitta cinese nel conflitto contro l’Impero giapponese del 1894-95.  I consiglieri dello Zar temono l’espansione dell’Impero nipponico, intravvedono la debolezza crescente dell’Impero cinese e suggeriscono l’invasione della Manciuria. La regione è un grande produttore di carbone, ferro, bauxite, oro, zinco, piombo, rame e gli agricoltori coltivano soia, mais, un po’ di grano e l’allevamento di varie specie di animali è molto sviluppato. Evidentemente, questa operazione alimenta un sentimento xenofobo di una parte della popolazione cinese e fa parte delle cause della rivolta dei Boxers (1899-1901) che è sconfitta dal corpo di spedizione europeo-americano-giapponese. Si tratta solo di 40mila uomini (di cui solo la metà combattono) forniti dall’Impero Austro-ungarico, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna, Russia, Giappone ed USA che conquistano Pechino e “liberano” gli stranieri ed i cristiani cinesi.  Il Protocollo dei Boxer impone alla Cina una pesante indennità di guerra (450 milioni di tael, pari a 67,5 milioni di sterline dell’epoca) e la garanzia del ripristino delle dogane, che del resto erano già in mano agli occidentali dal 1859. Le riparazioni di guerra devono essere pagate in oro in trentanove annualità con gli interessi. Le potenze alleate che hanno realizzato la spedizione impongono alla Cina anche un indennizzo per le spese di guerra sostenute1.All’accordo, firmato nel settembre 1901, partecipano anche Belgio, Paesi Bassi e Spagna ed è la conferma dell’influenza occidentale sull’impero cinese, ormai in forte declino, che però resta una fonte importante di materie prime e di manufatti, soprattutto di cotone…oltre che di manodopera a buon mercato (i coolies) che ha partecipato alla costruzione dei grandi canali negli USA e poi del sistema ferroviario (anche in Argentina). Subito dopo c’è la durissima guerra russo-giapponese (1904-05); un evidente conflitto di influenza in una regione-chiave nell’Asia del N/O.

Alessandro Giraudo

La Russia vuole ottenere un porto libero dai ghiacci nell’oceano Pacifico, come base militare, così come per il commercio marittimo. All’epoca, Vladivostok non era utilizzabile durante la stagione invernale, invece Port Arthur era operativo tutto l’anno. Dalla fine della prima guerra sino-giapponese al 1903, i negoziati tra la Russia e il Giappone sono inconcludenti. Il Giappone accetta di riconoscere l’influenza russa sulla Manciuria; ma, in cambio, vuole il riconoscimento della Corea nella sfera di influenza giapponese. La Russia rifiuta questa proposta   ed il Giappone decide di dichiarare la guerra per contrastare quella che considera come un’aggressione russa in Asia. Nonostante una superiorità numerica (grazie alla ferrovia transiberiana), l’impiego di artiglieria ippotrainata (inesistente nell’esercito giapponese) ed un armamento migliore, l’esercito russo soffre di una insufficienza terribile nel comando e nelle comunicazioni, e la flotta, nonostante l’arrivo tardivo della flotta del Mar Baltico, è sconfitta. La Russia deve abbandonare la Manciuria, cedere metà dell’isola di Sakhalin, rinunciare a Port Arthur ed accettare l’entrata della Corea nel girone del Giappone che la annette nel 19102.

Intanto continuano e sono accelerate le invasioni dei paesi africani da parte dei paesi europei (dal 1881 è il turno della Tunisia, Egitto, Egitto, Camerun, Africa del S/O, Mozambico, Angola ed Eritrea, occupata dall’Italia). La colonizzazione è realizzata soprattutto con l’obiettivo di disporre di materie prime essenziali; gli occupanti vogliono garantirsi un flusso continuo, regolare ed abbondante di metalli, energia e cereali per promuovere lo sviluppo dei loro paesi, essenzialmente in Europa. Il ferro diventa fondamentale per l’espansione delle reti ferroviarie, la costruzione di strutture civili pubbliche e dell’edilizia privata e industriale che, tra l’altro, hanno bisogno di quantità enormi di rame con la diffusione dell’energia elettrica.  Le imprese minerarie vanno ad estrarre i minerali dove si trovano e questo spiega le conquiste militari di certi paesi, per esempio il Congo ed altri paesi dell’Africa, il croissant dello stagno nell’Estremo Oriente.

Prima Guerra Mondiale e materie prime

1 – La decisione di Churchill prima della 1GM
Churchill, dopo la «visita» (che diventa un caso diplomatico) della cannoniera tedesca Panther nel porto di Agadir (Marocco) del 1911, inizia a pensare che la guerra con la Germania sia molto probabile; manca solamente la data. Ed allora suggerisce all’Ammiragliato britannico di cambiare il sistema di propulsione della British Navy. Le caldaie a carbone sono rimpiazzate da quelle che funzionano a Diesel. È possibile trovare del petrolio lungo la rotta Londra-Suez-India ma poco carbone e la logistica delle navi che consumano del petrolio è molto più facile da organizzare rispetto a quelle che utilizzano il carbone3. Intanto i Tedeschi vogliono assolutamente terminare la costruzione della linea ferroviaria fra Berlino e Baghdad nel 1914; è una soluzione per poter trasportare del petrolio estratto nel bacino persiano, senza passare da Suez. Ed infatti, durante la 1°Guerra Mondiale, il petrolio mediorientale arriva in Germania transitando via l’alleato turco.

2 – Una guerra che doveva durare sei settimane…

 I principali responsabili dei due blocchi che si affrontano pensano che la guerra durerà qualche settimana e quindi i belligeranti non sono assolutamente preparati al conflitto. Le scorte di materie prime sono importanti per un’economia di pace, ma non in tempo di guerra. Rapidamente, i militari si rendono conto che il fabbisogno di uomini è impressionante: il confitto mobilizza 65 milioni di soldati… con 15 milioni di morti, di cui 6,6 sono civili e 21 milioni di feriti4. E la domanda di munizioni, di armi, di vettovaglie e di capacità di trasporto (ferrovie e carri con cavalli, asini, muli; cani che trainano delle piccole carette), gatti (contro i roditori) e piccioni viaggiatori (per le comunicazioni) è enorme. Per esempio, la mitragliatrice Vickers, entrata in dotazione dell’esercito britannico nel 1912, ha una cadenza di tiro di 500 colpi al minuto5; questo significa che ha un bisogno di un flusso giornaliero di munizioni equivalente a quello di un mezzo battaglione impiegato nelle guerre del secolo precedente! La domanda quotidiana di munizioni è moltiplicata in media per dodici! Quindi sorgono immediatamente quattro gravi problemi. Innanzitutto, tutti i belligeranti soffrono di una drammatica rarefazione delle munizioni e delle armi che deve essere trattata con la massima urgenza.  Allora, è necessario disporre di materie prime destinate all’industria bellica che, nel caso migliore, possono essere estratte nelle miniere del paese; altrimenti, devono essere importate a qualsiasi prezzo. La mobilizzazione militare “ruba” uomini all’agricoltura, all’industria ed ai servizi (banche, assicurazioni ed amministrazione pubblica) con una disorganizzazione immediata; il sistema postale, amministrativo e scolastico funzionano molto male, i raccolti di mais e le semine dei cereali invernali sono difficili da realizzare, molti operai degli opifici e minatori sono al fronte in un momento in cui bisogna aumentare la produzione.  Ecco, quindi, la mobilitazione progressiva delle donne. Poi, inizia a mancare la razione minima di alimentazione per le persone che non sono mobilitate perché molti prodotti alimentari sono inviati sul fronte e bisogna organizzare un sistema di distribuzione (il più giusto possibile) per nutrire la popolazione civile in un momento in cui la produzione alimentare tende a ridursi6.

3 – Blocco delle importazioni e controllo dei paesi non belligeranti

durante la 1° Guerra mondiale Le importazioni giocano un ruolo essenziale e strategico (foto Pixabay)

 Le importazioni giocano un ruolo essenziale e strategico. La Gran Bretagna decreta il blocco continentale contro la Triplice Alleanza e la Kriegsmarine tedesca risponde con una forte attività degli U-Boote che si lanciano nella guerra sottomarina atlantica per affondare le navi cariche di materie prime destinate al nemico. La Triplice Intesa cerca di scoraggiare le riesportazioni verso i paesi nemici realizzate dai paesi neutri (Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca e Svizzera). Per esempio, l’Olanda aumenta le importazioni di mais americano con cui nutre i maiali destinati a diventare dei salami e dei prosciutti che, poi, sono venduti alla Germania. Ed è necessario citare la battaglia per il tungsteno, metallo essenziale per corazzare navi e fortezze e per rendere ancora più perforanti i proiettili dei cannoni; infatti, il metallo fonde a temperature molto elevate (3422°, contro i 1536° del ferro) ed indurisce l’acciaio, oltre ad essere utilizzato nelle lampadine con i filamenti di tungsteno che producono la luce. Prima della 1GM, i Tedeschi sono i principali raffinatori di tungsteno in Europa e dispongono anche di una miniera nella Cumbria inglese…che, proprio prima della Guerra, produce molto minerale inviato e stoccato in Germania. Il governo britannico nazionalizza rapidamente la miniera e cerca altri luoghi di produzione nella Cornovaglia, grande regione che possiede numerose miniere di stagno. Il tungsteno, ottenuto come sottoprodotto delle miniere di stagno, era considerato un metallo di scarto, perfettamente inutile7 .  Anche in Germania sono riaperte le vecchie miniere medievali di stagno per estrarre del tungsteno.

Ed allora entra in ballo l’oro per pagare le importazioni da vari paesi di metalli, di cereali e di carne dall’America Latina (Argentina, principalmente), di guano dal Cile (destinato all’agricoltura ed alla produzione di proiettili), di fosfati del Maghreb, di rame dal Congo Belga, di pesce e legname dai paesi scandinavi e così via. Tutti i belligeranti utilizzano ampiamente i mercati internazionali per gli approvvigionamenti e l’oro è la principale moneta con cui sono pagate le importazioni…Inoltre sono sviluppati gli “Ersatz”, cioè le materie prime che possono sostituire quelle tradizionali: è il caso delle divise militari, soprattutto dei soldati tedeschi, prodotte con le ortiche che rimpiazzano le importazioni di cotone, diventate difficili per molti paesi. Già all’epoca medievale, l’ortica era impiegata per la produzione di cordami e, più tardi, vari soldati di Napoleone erano vestiti con abiti fabbricati con le ortiche (reazio al blocco continentale inglese che aveva ridotto le importazioni di cotone)8 . E così è scoperta la qualità dell’ortica che, in funzione della torcitura e della lavorazione, può proteggere dal caldo o dal freddo, mentre altri prodotti, come le bevande (caffè, cacao, thè) ed il tabacco sono sostituiti da altri Ersatz come la cicoria (tostata) o l’arnica9  che, per molto tempo, ha permesso ai fumatori abitanti delle montagne di non pagare la fiscalità sul tabacco (in Francia si chiama il tabacco dei Vosgi) …oltre che a curare gli ematomi e certi dolori muscolari…

 4 – Arrivano gli USA, esce la Russia bolscevica

 La guerra di logoramento dei belligeranti è lunga e costosa in vite umane. Tutti i partecipanti gettano il massimo di risorse nel calderone per ottenere spesso magri risultati pagati ad un prezzo molto caro.  Il 12 dicembre 1916, il governo tedesco pubblica una “Nota per la pace” nella quale pone come condizioni: il controllo economico tedesco sul Belgio e sul Congo, il possedimento delle miniere dell’Alsazia-Lorena, la creazione di una Polonia indipendente ma sotto egemonia germanica e compensi territoriali per l’Austria nei Balcani. È interessante notare che la Germania chiede il controllo di regioni con importanti attività minerarie. La proposta tedesca viene respinta da tutti i governi nemici e in modo particolare da Lloyd George, diventato primo ministro dell’Inghilterra il 5 dicembre.

Ma nel 1917 due importanti eventi cambiano gli equilibri della guerra. Il 23 febbraio del 1917, c’è la rivoluzione di febbraio in Russia che scardina il potere zarista, però la guerra continua sul fronte orientale, anche se la Russia è particolarmente indebolita. Poi gli USA decidono di entrare in guerra contro la Triplice Alleanza il 6 aprile. Evidentemente, il potenziale economico americano cambia gli equilibri bellici. Il paese produce cerali (le Great Plains), metalli (soprattutto nella catena delle Montagne Rocciose), energia (carbone degli Appalachi e petrolio della Pennsylvania e del Texas), dispone di un apparato produttivo che non è minacciato dalla guerra e di un bacino di truppe fresche, anche se non sono preparate. Poi, con la rivoluzione di ottobre bolscevica la Russia esce dal conflitto, ma la presenza americana in Europa e soprattutto le esportazioni belliche in provenienza dagli USA sono decisive e permettono la vittoria contro la Triplice Alleanza10.

  5 – Il peso dei due blocchi in guerra

 Nel caso di una guerra “Blitz”, la Triplice Alleanza aveva qualche chance di vincere la guerra; nel caso di una guerra lunga e di logoramento l’Alleanza aveva poche probabilità di uscirne vincente. Basta comparare la popolazione dei due bocchi. Alla fine della guerra, l’Alleanza dispone di una popolazione di 200 milioni di abitanti, contro 1272 milioni per i nemici che possono contare su un PIL di 1761 miliardi di dollari da comparare a circa 400 miliardi per la Triplice Alleanza. Lo squilibrio è evidente, anche se non bisogna sottovalutare la qualità degli armamenti dell’Alleanza e la preparazione militare (di scuola prussiana), le capacità di comando e controllo (molti ufficiali dell’esercito dell’Impero la qualità degli armamenti dell’Alleanza Ottomano sono tedeschi, di scuola prussiana!). E’ necessario ricordare che i capo-squadra ed i capi-reparto dell’industria tedesca diventano ottimi sergenti e marescialli nell’organizzazione militare e la qualità dei sottufficiali tedeschi è stata molto funzionale nella condotta della guerra.  Però l’Alleanza ha delle carenze nell’accesso alle materie prime che sono difficilmente insormontabili. Basta citare la disponibilità di petrolio, di cereali, di certi metalli strategici come i platinoidi (essenziali nell’industria petrolifera), l’assenza di miniere d’oro nel suo sottosuolo. L’industria tedesca è – all’epoca –  una delle più efficienti, moderne e tecnologicamente all’avanguardia ma ha bisogno di materie prime da trasformare per funzionare… Ed anche su un piano finanziario il blocco dell’Alleanza può contare su un’efficiente capacita di risparmio e diponibilità di capitali, ma non può competere con le capacità di mobilizzazione finanziaria di piazze come Londra, Parigi, New York11…

6 – Dal Trattato di Versailles all’occupazione della Ruhr

I 440 articoli del Trattato prevedono, fra l’altro, 132 miliardi di marchi-oro di riparazioni, la Germania deve cedere il 13% dei suoi territori (il 10% della sua popolazione), la Sarre è piazzata sotto il mandato della Società delle Nazioni fino al 1935, la Germania perde tutte le colonie ed il suo esercito è limitato a centomila uomini, la riva sinistra del fiume Reno è smilitarizzata e la Renania è occupata dagli Alleati.  L’economista inglese John Maynard Keynes, che rappresenta il Tesoro britannico, è uno degli attori principali di questi negoziati. Dimissiona dal suo posto il 7 giugno del 1919 e pubblica nel dicembre dello stesso anno un pamphlet contro il contenuto del Trattato che, secondo lui, domanda l’impossibile e crea l’humus per un revanscismo tedesco molto pericoloso per il futuro dell’Europa. E nel 1923, dopo la sospensione dei rimborsi del debito di guerra decisa dalla Germania, la Francia ed il Belgio occupano militarmene la Ruhr per ottenere in natura (carbone e ferro estratti nelle miniere della regione) il pagamento del debito. Questa decisione crea in Germania un forte sentimento contro Parigi e Bruxelles, la popolazione non collabora, spesso fa sciopero, numerosi attentati bloccano i trasporti ferroviari delle materie prime verso i due paesi. Londra e Washington sono contrari a questa occupazione e in Germania esplode una inflazione molto grave con effetti drammatici sulla popolazione e sulla stabilità del sistema finanziario ed economico. Gli USA decidono di aiutare il paese e danno garanzie alla Francia ed al Belgio con l’accordo firmato a Parigi del 16 agosto 1924 (piano Daves, dal nome del vicepresidente degli USA). L’occupazione termina nell’estate del 1925, ma l’opinione tedesca contro Parigi e Bruxelles rimane molto ostile12

L’invasione giapponese della Manciuria

Dopo il “Mukden Incident” (falso attentato cinese del 18 settembre 1931organizzato dai giapponesi contro la linea ferroviaria in mano del Giappone)13, le truppe giapponesi invadono la Manciuria in possesso del governo cinese, ma informalmente già sotto il controllo nipponico. I militari giapponesi fanno un uso molto personale dei poteri loro attribuiti dal governo ed occupano militarmente la regione con dei bombardamenti della popolazione civile. In patria l’appoggio all’operazione è totale; è interpretato come una soluzione essenziale ai problemi economici che il Giappone ha subito con la grande crisi del 1929. Inoltre, la Manciuria è vista come un importane bacino di materie prime per il Giappone che dipende largamene dalle importazioni di cereali, metalli, energia. Nel marzo del 1932, il Giappone forma il governo fantoccio Mantchouko approfittando del disordine politico a Pechino, dove presidenti e governi si susseguono in una confusa lotta di potere. La Società delle Nazioni condanna duramente le operazioni militari del Giappone che decide di abbandonare la SDN. E il 7 luglio del 1937 Tokyo si lancia nella seconda guerra sino-giapponese; a partire dal 1939, questo conflitto si estende oltre i confini cinesi con l’affronto sovietico-giapponese in Mongolia14 .

Nel 1940, il Giappone istituzionalizza un regime pro-giapponese a Nanchino e nel 1941 la Repubblica Cinese entra nella Seconda Guerra Mondiale al fianco degli Alleati. Ma bisogna segnalare che dal 25 agosto al 31 dicembre del1937 la Banca Centrale del Giappone vende tutte le settimane alla Federal Reserve di San Francisco dell’oro per un ammontare compreso fra 40 e 50 milioni di dollari al mese. La Banca di Yokohama è il braccio operativo all’estero della BoJ ed il totale delle vendite sale a 711 milioni di dollari, secondo le statistiche ufficiali delle dogane americane. Queste vendite insospettiscono gli ispettori della FED di San Francisco che mettono la banca sotto sorveglianza. I dollari incassati sono largamene utilizzati per realizzare acquisti di materie prime in Asia, Brasile, Portogallo e Germania.

Il 29 luglio del 1941, due giorni prima dello sbarco delle truppe giapponesi in Indocina, le autorità americane decidono di gelare i conti della banca giapponese presso le banche americane15. E nel mese seguente Tokyo propone a Washington di barattare della seta (utilizzata per i paracadute ed anche per la parte inferiore dei giubbotti antiproiettili…tessuta con più strati protegge il basso ventre degli uomini che perderebbero della mobilità se questa protezione fosse in metallo, come le altre parti dei giubbotti dell’epoca) contro petrolio, cotone ed altri prodotti. Il rifiuto americano spinge il Giappone a orientare geograficamente le sue operazioni militari in Asia in funzione dei fabbisogni dell’economia nipponica di materie prime: Manciuria (ferro, carbone, soia), Indocina (carbone e riso), Filippine (petrolio, riso, olii vegetali) e Birmania (petrolio).

Intanto, i soldati giapponesi cercano di requisire tutto l’oro dei paesi occupati per inviarlo a Tokyo. Ma, a partire della metà del 1943, la Marina americana rappresenta un’importane minaccia per il trasporto del metallo giallo che, allora, è stoccato nelle Filippine in tunnel artificiali (scavati da soldati giapponesi e da prigionieri di guerra che spesso sono “liquidati” dopo la fine dei lavori) per un valore stimato a tre miliardi di dollari dell’epoca. Le truppe americane recuperano una parte di questo metallo; ma fra 3 e 4 mila tonnellate sarebbero state ritrovate dal dittatore Marcos16.

La Seconda Guerra Mondiale fortemente influenzata dalle materie prime

1 – ENERGIA.  Germania ed Italia alla ricerca spasmodica di materie prime e di energia

Ecco perché la Germania nazista annette l’Austria (importanti miniere), occupa la regione dei Sudeti (miniere, in particolare), attacca la Polonia (cereali nelle pianure del nord, carbone e miniere di vari metalli nel sud) per poi aggredire la Francia (miniere di carbone e ferro nell’est e nord del paese; cereali nelle pianure centrali; vino, olio nel sud). E Mussolini, dopo aver realizzato importanti investimenti finanziari ed umani nella Libia (cereali, olio, frutta) con la costruzione di una vasta rete stradale nel paese, si lancia alla conquista dell’Egitto per accedere al canale di Suez ed al petrolio del Medio-Oriente.

Le difficoltà delle truppe italiane nel dicembre 1940 forzano l’intervento dei panzer della DAK (Afrikakorps) di Rommel (operazione Sonnenblume, girasole) nel mese di febbraio del 1941; ma, la DAK è proprio bloccata nell’agosto del 1942 dalla mancanza di carburante che deve giungere dall’Italia via il canale di Sicilia17. La Germania controlla alcuni importanti giacimenti di petrolio in Austria (Zisterdorf, nei pressi di Vienna), in Ungheria (nei pressi del lago Balaton), in Galizia (nei dintorni di Liv), in Estonia ed in Romania (l’area di Plojesti). Inoltre, la Germania può contare sulla produzione di benzina sintetica, ottenuta con l’idrogenazione del carbone che IG Farben ha brevettato nel 1926; ma la disponibilità di carburanti per la Wehrmacht è totalmente insufficiente e, per esempio, i carrarmati utilizzati nelle scuole dei carristi per imparare a guidarli sono alimentati con il gas di città, non con la benzina usata dai arri impiegati sui vari fronti.   Ed il piano Barbarossa di Hitler per invadere l’URSS ha un obiettivo preciso: il possesso dei cereali prodotti nel sud dell’URSS (nelle feconde terre nere dell’Ucraina), del carbone e del ferro del bacino del Donbass, dei cerali del bassopiano di Kuban (all’est del mare d’Azov) e del petrolio e dei centri di raffinazione di Majkop, Groznyj e Baku (regione del Caucaso), con la possibilità (eventuale) di controllare l’estrazione irachena del petrolio. I piani tedeschi Edelweiss e Fall Blau del 1942 sono precisi. Le truppe della Wehrmacht sono concentrate sul fronte Sud proprio per poter ottenere questi risultati e sono divise in due gruppi: il Gruppo A deve dirigersi verso il Caucaso ed il Gruppo B deve conquistare Stalingrado18. La situazione è drammatica per l’URSS e Stalin dirama il famoso ordine 227 che prevede una concentrazione delle forze sovietiche ed una difesa ad oltranza della regione. Nonostante un parziale successo degli Alpenjäger nel Caucaso con la conquista del monte Elbrus, Stalingrado non cede e l’arrivo delle truppe localizzate sul fronte del Pacifico per proteggere l’URSS contro un eventuale attacco giapponese rovescia la situazione a Stalingrado e sul fronte del Don. L’informazione ottenuta dal Doktor Richard Sorge, spia tedesca che fa il doppio gioco, secondo cui il Giappone non attaccherà mai l’URSS nella Siberia è stata una informazione strategica nella guerra che conferma, con grande evidenza, il ruolo essenziale dello spionaggio e della logistica. Stalin ha potuto traferire più di un milione di uomini dal fronte siberiano sul fronte occidentale (Don-Stalingrado). Le linee tedesche sono troppo estese e lontane dalla Germania ed il trasporto di truppe, rifornimenti, armi ed anche dei feriti e dei prigionieri rappresenta un consumo di energia e di tempo incredibile con il “fattore clima” (raspoutitsa e poi il freddo invernale) che aveva già partecipato alla sconfitta della Grande Armée napoleonica. La logistica condanna la VI armata di von Paulus a Stalingrado: in 72 giorni di ponte aereo solo 6600 tonnellate di materiale giungono nella sacca dove mancano armi, munizioni, carburante e vettovaglie. È interessante segnalare che Hitler decide nella primavera del 1945 di impiegare le ultime divisioni blindate disponibili, trasferite dal fronte delle Ardenne, proprio in Ungheria per proteggere i flussi di petrolio provenienti dalla regione del Balaton (Nagykaniscza) con l’operazione Fruhlingserwachen (risveglio della primavera); queste divisioni avrebbero dovuto, logicamene, essere mobilizzate per difendere Berlino dove opera la  9a Armata19.  Ancora una volta, è possibile citare l’intensità dei combattimenti ed il consumo incredibile di materiale; per esempio nella battaglia di Seelow  ((16-19 aprile 1945) il comando russo mobilizza un milione di uomini con 3059 carrarmati, 9000 cannoni e Katiushe  su 30 km di fronte con il lancio di mezzo milione di obici in trenta minuti ; il nemico dispone di 200 000 uomini,  587 carrarmati e 2625 cannoni; la battaglia dura tre giorni20.

2 – Gli Alleati ed il petrolio

Molte operazioni dell’aviazione inglese ed americana contro gli obiettivi militari tedeschi ed italiani sono soprattutto concentrate contro gli obiettivi POL (petrol, oil and lubrification). Ed è possibile citare l’invasione dell’Iran (agosto-settembre 1941 – operazione Countenance) delle forze russo-inglesi per proteggere la produzione e la disponibilità del petrolio persiano che è raffinato nel grande impianto di Abadan (il più importante del mondo all’epoca); questa raffineria fornisce il carburante agli aerei americani che vanno a bombardare il Giappone, partendo da Ceylon India e Cina(!). Inoltre, bisogna ricordare l’operazione Ploie?ti (bombardamenti dei campi petroliferi e delle raffinerie in Romania, nel giugno del 1942), l’operazione Tidal Wave contro le raffinerie rumene (1943)21,  l’invasione della Romania da parte delle truppe sovietiche (1944) per bloccare le forniture di petrolio alle divisioni ed alle industrie dell’Asse ed i bombardamenti di un grande complesso industriale che produceva del benzolo a Linz, in Austria (ottobre 1944), con i frequenti bombardamenti del polo petrolchimico di Ferrara, importante centro di produzione di gomma sintetica. Negli USA, tradizionalmente il petrolio texano destinato alle industrie della costa orientale del paese è imbarcato nei porti del Golfo che però sono minacciati dagli U-Boote; allora è decisa la costruzione di due enormi pipeline (Big Inch e Little Big Inch) che trasportano (via terra) il petrolio texano verso i centri produttivi della costa orientale del paese ed i porti da dove partono i tankers diretti verso la Gran Bretagna22 . I lavori iniziano nel giugno del 1942 ed il Big Inch è operativo dall’agosto del 1943 e Little B.I. dal marzo del 1944.

Ed i rifornimenti di energia sono una costante preoccupazione per i militari della logistica che hanno preparato lo sbarco in Normandia. Molto rapidamente, è posato un oleodotto in gomma fra l’Inghilterra e la Francia, nel quadro dell’operazione PLUTO (Pipe-Line Under The Ocean), studiata già dall’inizio del 1942.  Il petrolio giunge nei porti di Liverpool e Bristol, è spedito attraverso una rete di oleodotti (1600 km) nei centri di Dungeness, Shanklin e Sandown da dove è pompato con l’oleodotto “Pluto” in Francia: giunge nei pressi di Cherbourg. Però l’operazione ha un successo moderato perché solo l’8.8% di tutto il carburante necessario per l’invasione della Francia e della Germania è trasportato dall’oleodotto…e una divisione blindata americana – dell’epoca – consuma in media 94 mila litri di carburante al giorno! PLUTO entra in funzione il 12 agosto del 1944 ed è, in seguito, affiancato da un altro oleodotto (in codice “Dumbo”) che collega Dungeness con Ambleteuse (nel Pas-de-Calais francese). Ed il volume trasportato passa da 300 tonnellate/giorno del gennaio 1945 a 3000 tonnellate del marzo 23 .

Nell’Estremo-Oriente, già nel mese di luglio del 1941, il presidente Roosevelt dichiara l’embargo sul petrolio californiano destinato al Giappone; i due paesi non sono ancora in guerra e forse l’attacco di Pearl Harbor è una conseguenza di questa decisione.  Il primo ministro giapponese Konoye si dimette (ottobre 1941) ed è rimpiazzato dal generale Tojo, rappresentante del partito della guerra e fautore della “maniera forte”. Il 7 dicembre 1941, senza dichiarazione di guerra, le forze aeree della marina giapponese attaccano la base americana di Pearl Harbor e la marina giapponese si assicura il possesso dell’isola di Guam, di Wake e dell’arcipelago delle Aleutine. Sono effettuati sbarchi a Hong-Kong, nelle Filippine e nella penisola di Malacca ed il Giappone lancia un’operazione strategica contro le Indie Orientali Olandesi con l’obiettivo di prendere il controllo dei campi petroliferi (Balikpapan nel Borneo e a Riau nell’isola di Sumatra) e delle foreste dove è coltivata l’hevea, l’albero del caucciù. In meno di quattro mesi il Giappone si assicura un impero coloniale di 8 milioni di km2 con 450 milioni di abitanti. Ma il Giappone dispone di pochi tankers per il trasporto del petrolio, la cui costruzione è tradizionalmente in mano ai cantieri britannici e norvegesi24.

3 –METALLI.  Numerosi metalli diventato strategici per tutti i belligeranti

Oltre ai classici metalli di base e ferrosi, numerosi metalli diventano essenziali proprio per lo sforzo bellico. È il caso, ancora una volta, del tungsteno. Gli USA, per esempio, comprano dalla Cina 8000 tonnellate di questo metallo che deve transitare via la Birmania per evitare le regioni controllate dal Giappone; ma i Giapponesi bloccano questa strada nel 1942 ed allora il metallo è spedito con aerei che devono sorvolare l’Himalaya (con molti rischi per i piloti). Il tungsteno (il wolframio con il simbolo chimico “W”) “è per la Germania, l’equivalente del sangue per un uomo” confida l’ambasciatore tedesco a Madrid al Ministro dell’Economia spagnolo. Gli USA ritengono che il dittatore Franco aiuti in larga misura i Tedeschi con le sue forniture di tungsteno ed il 18 novembre 1943 l’ambasciatore americano consegna un memorandum alla Spagna per chiederle di sospendere le forniture del metallo alla Germania. Gli USA inoltre decidono un embargo del petrolio fornito alla Spagna dal gennaio 1944 per spingere il paese a annullare le forniture. Un accordo segreto è firmato il 2 maggio 1944 fra USA, Gran Bretagna e Spagna per limitare le forniture a solo 20 tonnellate/mese contro la sospensione dell’embargo25.

La corazzata Missouri (foto Pixabay)

E poi, Germania ed USA sono ancora in competizione per acquistare il manganese iberico e questa guerra commerciale è realizzata con lo sborso di centinaia di lingotti d’oro per pagare i fornitori…in Svizzera! Il manganese è un elemento importante per la guerra. Per esempio, nei primi giorni dell’operazione Barbarossa, il XLVIII Panzer-Korps si dirige direttamente verso Krivor Rog-Nikopol, nella regione del Dnepr, dove ci sono importanti miniere e giacimenti di manganese, oltre che di ferro.  Appena l’area è conquistata, le unità della Hermann Göring Werke (il conglomerato di imprese specializzate nella ricerca, estrazione e raffinazione di metalli) che segue le truppe interviene e organizza le operazioni per produrre del manganese che è spedito verso le industrie tedesche26.  Nel caso del cromo, la Turchia è il principale fornitore della Germania fino al 1940. Il metallo, prodotti agricoli (olio, fichi, uva sultanina, tabacco), cuoio, cotone e lana sono scambiati contro macchinari tedeschi. Ma la Turchia ha un accordo per esportare il metallo verso la Grand Bretagna. Allora, il 9 ottobre dl 1941, Berlino firma con la Turchia un accordo che prevede le esportazioni verso la Germania a partire dalla fine dell’accordo con i Britannici (a partire dal 1943) e Berlino per ottenere il metallo accetta anche di esportare degli aerei Messerschmidt e dei cannoni Skoda. L’accordo prevede delle esportazioni per 90 mila tonnellate/anno. In pratica, la Germania riceve solo 13.646 tonnellate nel 1943 e 56.649 l’anno successivo, quando nell’aprile la pressione diplomatica anglo-americana sul governo turco è molto forte e le esportazioni sono dirottate verso l’Inghilterra e gli USA…il governo turco scommette sulla sconfitta della Germania nazista.

Anche il titanio assume un ruolo importante: serve per produrre degli aerei leggeri e per equipaggiare i motori degli aerei, soprattutto i cuscinetti a sfera che devono sopportare enormi sforzi nelle picchiate dei caccia. Inoltre, è utilizzato dalle varie marine per creare delle cortine fumogene, quando le navi devono fuggire ed evitare scontri con altre navi nemiche, impiegando la tecnica del fumo per proteggersi. Verso la fine della guerra, l’URSS spedisce molto titanio negli USA, quando esplode la domanda del metallo da parte dell’industria americana. E, sempre nel quadro del Reverse Lend & Lease, l’URSS invia negli USA anche 430 mila tonnellate di minerale di cromo, 204 mila tonnellate di minerale di manganese e più di 300 mila once di platino. Questo metallo, come il palladio, è essenziale nella petrochimica e nella produzione della benzina sintetica. I paesi dell’Asse mancano in misura drammatica di questi platinoidi perché la loro produzione è concentrata nei paesi nemici (Canada, USA, URSS, Africa del Sud ed Australia). Ed allora gli U-Boote tedeschi partono dal porto francese di Saint-Nazaire e si recano nell’estuario del Rio della Plata dove barattano dei lingotti d’oro contro dei lingotti di platinoidi, ottenuti come sottoprodotti delle miniere d’argento delle Ande; il tasso di cambio è di un lingotto (un chilo) di platinoidi per 5-10 lingotti d’oro27 !

Ed anche altri metalli entrano in ballo: si tratta del germanio, del gallio, dell’indio e dell’uranio. Proprio a proposito dell’uranio, ancora una volta, c’è una dura battaglia fra i Tedeschi, che ottengono dell’uranio dalle miniere ceche ma hanno bisogno di quantità più importanti, e gli Americani che hanno del plutonio ma non dispongono di uranio. La battaglia commerciale-spionistica si svolge nel Congo Belga dove missionari, fotografi, turisti e persino entomologi (tutti agenti segreti con false coperture) cercano di comprare dell’uranio dai minatori locali. Il metallo destinato agli USA (si tratta del progetto Manhattan con 1500 tonnellate) è spedito via camion, treno, poi via nave ed anche via aereo (grazie alla PanAm) a New York28 …e arma la prima bomba atomica lanciata su Hiroshima. Molte persone che hanno partecipato a questa “guerra dell’uranio” muoiono di cancro nel giro di12-24 mesi, come numerosi minatori che hanno lavorato all’estrazione!

Evidentemente la battaglia per produrre la bomba atomica si sviluppa con delle operazioni commando (Raid di Telemark organizzato dai British Commandos) organizzate per distruggere la produzione dei Tedeschi di acqua pesante in Norvegia (impianto della Norsk Hydro a Rjukan). E, quando Fermi riesce a controllare la fusione nucleare sotto le tribune ovest dello stadio abbandonato Alonzo Stagg Field dell’Università di Chicago, il presidente Roosevelt è informato del successo dell’operazione con un messaggio in codice «Il navigatore italiano è arrivato poco fa nel nuovo Mondo». È il 2 dicembre 1941, gli USA entrano in guerra contro il Giappone l’8 dicembre, dopo l’attacco di Pearl Harbour del giorno precedente.

Bisogna segnalare due curiosità legate alle materie prime: l’aloe diventa un prodotto essenziale per curare le scottature della pelle dei soldati americani non abituati al sole del Pacifico e lo stesso prodotto cura anche le gravi bruciature epidermiche delle vittime delle due bombe atomiche lanciate sul Giappone…Inoltre l’acqua gioca un ruolo essenziale nella battaglia delle Midway. I sevizi segreti americani apprendono che la flotta giapponese si appresta a lanciare un attacco sulle Midway (piano MI, in codice dei Giapponesi). Decidono, allora, di chiedere l’invio di un falso messaggio “in chiaro” (quindi non cifrato) dal comando delle Midway a Washington in cui si annuncia che l’arcipelago ha un problema grave con il sistema per dissalare l’acqua e che in pochi giorni non sarà più operativo su un piano militare. La flotta giapponese intercetta il dispaccio e l’ammiraglio Yamamoto decide di attaccare; ma si trova davanti ad una barriera di fuoco e l’operazione si trasforma in un grave fiasco perché manca la sorpresa per le unità militari americane attaccate29.

4 – CEREALI. Dalla battaglia del grano all’Hunger-Plan nazista

Nel 1926, Mussolini decide di lanciare la battaglia del grano; l’Italia importa i 2/3 del grano che consuma e l’esecutivo vuole ridurre al minimo la dipendenza dall’estero del paese. La battaglia prevede le bonifiche dell’Agro Pontino e di altre regioni acquitrinose, l’incremento dell’utilizzo dei concimi, un forte sviluppo della meccanizzazione, l’introduzione di  tecniche di coltivazione più moderne e di corsi speciali per i contadini per migliorarne le conoscenze agrarie. I risultati sono moderatamente buoni: la dipendenza italiana scende a meno del 50%, però la popolazione si nutre con più cereali e riduce il consumo di materie grasse e di carne30.

Mussolini e la “Battaglia del grano” (Fot Wikipedia)

Con l’inizio della guerra, la popolazione è vittima di una sottoalimentazione causata dalla difficoltà di produrre dei cereali ed altri prodotti alimentari (gli uomini sono sul fronte e mancano i concimi) e dalla riduzione delle importazioni bloccate dalla marina inglese, anche se il sistema di razionamento dell’Annona è fra i più efficienti di tutta l’Europa. Il paese importa cereali da dove può: essenzialmente dai paesi occupati dalle truppe dell’Asse.

In Germania, la situazione è molto diversa. Dopo l’invasione della Polonia, il ministro dell’Agricoltura e quello dell’Economia prevedono di trasferire un numero molto elevato di contadini nelle fattorie localizzate nelle regioni polacche dell’Ovest e di “deportare” i contadini di queste aree verso l’Est del paese. Inoltre, verso la fine del 1940/inizio del 1941, il ministro dell’Agricoltura Herbert Backe prepara lo Hunger-Plan (già prima dell’invasione della Russia con il piano Barbarossa). Si tratta di requisire tutta la produzione agricola nelle regioni che saranno occupate; la produzione deve essere destinata alla Wehrmacht ed al popolo tedesco, anche se questa decisione affama le popolazioni russe.

Goering, che è il principale artefice dell’applicazione di questo piano, pubblica il «dossier verde » per l’applicazione di questa strategia il 16 giugno del 1941, sei giorni prima dell’inizio del piano Barbarossa31. Goering dice apertamente all’ambasciatore italiano Ciano «abbiamo scelto di nutrire il nostro popolo, forse ci saranno 20-30 milioni di morti di fame in Russia, mentre una parte della popolazione emigrerà/sarà deportata verso la Siberia; certe popolazioni non meritano di vivere». Secondo le statistiche ufficiali dell’Ufficio delle Statistiche Tedesco, 4 372 339 tonnellate di cereali, 495 643 tonnellate di carne, 723 450 tonnellate di olio e di materie grasse e 1 895 775 tonnellate di patate sono state requisite in URSS dall’esercito tedesco.  In media la popolazione tedesca riceve 2500 calorie al giorno con un supplemento per i lavoratori che eseguono lavori pesanti e donne incinte. Il numero dei morti causati dalla fame supera i dieci milioni di persone: si tratta di civili, militari e prigionieri di guerra. Inoltre, molti prigionieri di guerra (francesi, polacchi e russi) sono mobilizzati nelle imprese agricole in Germania ed in Polonia per partecipare alla conduzione delle fattorie32 . Le truppe tedesche si approvvigionano anche in Francia di vino, cereali ed altri prodotti alimentari che sono spediti in Germania e fino alle truppe che combattono sul fronte dell’Est; molti vini prestigiosi sono comprati e/o confiscati in Francia per essere inviati nelle cantine degli uomini di potere del III°Reich33.

Negli USA ed in Canada, la mobilizzazione per incrementare la produzione agricola è enorme. I paesi possono contare sulle Great Plains cerealicole, sulla valle del Mississippi, sulla California e sulla Florida; inoltre sono mobilizzati i grandi macelli di Chicago, la strada 66 che collega Chicago con Los Angeles ed il vasto sistema ferroviario; questo funziona anche con l’impiego di prigionieri di guerra che da civili lavorano nelle ferrovie dei loro paesi. L’Australia ed i massicci acquisti di cereali/soia da Argentina e Brasile completano l’offerta e proprio da queste regioni partono i convogli marittimi diretti nel Golfo Persico-mar Caspio-Russia, nel quadro del piano Lend & Lease destinato all’URSS.

5 – Anche gli Americani mancano di materie prime…

Durante la guerra, gli Usa devono importare il 100% del nickel, il 90% del cromo, l’86% del manganese, il 61% del tungsteno, più del 50% dell’alluminio e in media 1/3 del rame, piombo e zinco, la totalità della gomma naturale e della seta (per i paracaduti, poi rimpiazzata dal nylon). Ed allora l’amministrazione americana decreta – già durante il 1941 – di procedere al recupero di molti metalli e della gomma. Il War Production Board decide, progressivamente, di limitare l’impiego civile di alluminio, stagno ed acciaio. Per esempio, quando un acquirente vuole comprare un tubetto di dentifricio, di crema per la barba o di creme per la pelle deve consegnare il vecchio contenitore usato. Inoltre, molti prodotti alimentari non sono più confezionati in scatole di latta ma in barattoli di vetro. È anche cambiata la lega dei famosi nickel, le monete da cinque cents che contengono del nickel con l’effigie del presidente Thomas Jefferson (in circolazione dal 1938 al 2006); le monete non sono più prodotte in nickel, ma con del rame, dell’argento e del manganese. Sono lanciate delle raccolte di vecchie macchine da scrivere e di prodotti di gomma. I boy-scouts organizzano dei luoghi dove i cittadini possono depositare vecchie casseruole di alluminio, di ghisa, di rame ed altri utensili, prodotti in differenti metalli. Simbolicamente, le statuette degli Oscar non sono più fabbricate in bronzo placcato oro, ma in gesso e dipinte color bronzo; non sono più prodotte le macchine che tagliano il pane a fette (consumo di acciaio per le lame). La produzione di sveglie è sospesa, ma poi la misura è annullata a causa di un forte incremento dell’assenteismo delle persone che non sono riuscite a svegliarsi puntualmente. Molti progressi sono realizzati nella produzione di gomma sintetica ottenuta essenzialmente dagli idrocarburi34.

6 – Il piano “Lend & Lease” per aiutare gli alleati

Nel giugno del 1940, il presidente americano Franklin D. Roosevelt decide che gli USA devono appoggiare tutti gli stati che combattono contro il fascismo ed il nazismo. Ma, in applicazione della legge americana, gli stati che comprano armi e materiale bellico devono pagare cash i loro acquisti (“cash and carry”).  Nell’estate del 1940, Churchill informa, segretamente, gli USA che non potrà più pagare cash gli acquisti. L’8 dicembre del 1940, Roosevelt introduce il concetto di “lend & lease” che diventa legge nel marzo del 1941, quando gli USA non sono ancora entrati in guerra. Questa formula permette agli USA di dare in affitto o in leasing del materiale bellico con il pagamento differito nel tempo. Più di 40 paesi, che diventeranno alleati degli USA nel conflitto contro l’Asse, possono utilizzare questa soluzione. I grandi beneficiari sono i paesi del Commonwealth (63%), l’URSS (22%), la Cina (più del 10%). Le forniture prevedono armi, mezzi di trasporto e veicoli da combattimento, sistemi di comunicazione, prodotti alimentari e vestiario, carburante, metalli, prodotti farmaceutici oltre a beni destinati al consumo civile (dalle calze di nylon ai dentifrici, dai rossetti per le labbra ai denti artificiali, ecc.). È interessante osservare la lista dei prodotti inviati in URSS:

–          427 mila jeep e camion

–          35 mila motociclette

–          14 mila aerei

–          8 mila trattori

–          7 mila carrarmati

–          14700 aerei

–          11 mila carri ferroviari e 2000 locomotive

–          600 tipi di differenti di imbarcazioni

–          1.5 milioni di coperte

–          15 milioni di scarpe militari

–          3,7 milioni di pneumatici

–          107 mila tonnellate di cotone

–          2.7 milioni di tonnellate di carburante

–          4.5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari

E non bisogna dimenticare anche i bottoni delle divise dei militari che presentano su una faccia la falce e martello e sul retro “Made in Chicago” …Le rotte per inviare questi aiuti sono tre: Al-Sib (Alaska-Siberia), Artico (Murmansk e Arcangelo sono i porti di sbarco, spesso chiusi in inverno) e rotta del Golfo Persico (Bassora-mar Caspio)35.

Chiaramene la capacità di fabbricare tutti questi prodotti negli USA è sviluppata al massimo; il mondo militare americano ha compreso che questo volume di aiuti all’URSS permette agli USA di preparare l’invasione dell’Europa e, soprattutto, risparmia la vita di numerosi soldati americani. Quindi gli USA non lesinano sugli aiuti…Però, alla fine della guerra, molti mezzi di trasporto sono rimpatriati negli USA sotto forma di carcasse perché sono schiacciati prima di essere imbarcati dal porto di Vladivostok per evitare che rimangano nell’URSS, chiaro segno di un dialogo politico difficile fra Mosca e Washington…e forse un segno dell’inizio della guerra fredda36. Invece nei paesi alleati “amici” questi veicoli sono ceduti/offerti al paese e…diventeranno per molto tempo i mezzi di trasporto dei vari circhi, dei mercanti ambulanti delle fiere e dei gestori delle giostre ambulanti.

7 – L’oro, il nervo della guerra…ed i Devisenshutzkommando

Come nel caso della 1GM, lo scontro fra i due belligeranti è totalmente impari. Le masse delle popolazioni, le dimensioni delle economie, i volumi delle risorse in materie prime (cereali, metalli, energia) sono totalmente disequilibrati in favore degli Alleati. I calcoli di Mark Harrison sono precisi: la popolazione degli Alleati è di 690 milioni di abitanti, da comparare a quella dell’Asse di 190 milioni; il blocco degli Alleati dispone di una ricchezza (calcolata in PIL) di 1024 miliardi di dollari, contro 751 miliardi per l’Asse. La massa di persone mobilizzate nello sforzo bellico nel 1945 degli Alleati è di 28 milioni 620 mila persone (militari e civili) e “solo” di  15 milioni 560 mila nel campo avversario39 Inoltre, ancora una volta, l’apparato produttivo (agricoltura, miniere, industria e trasporti) degli USA non è vittima di distruzioni che invece penalizzano quello dell’Asse e dei paesi Alleati, localizzati in Europa. La mobilizzazione americana è totale, come nei paesi dell’Asse, e giunge a ritmi di produzione straordinari con l’applicazione del fordismo e dell’assemblaggio, come facevano gli arsenalotti nell’Arsenale di Venezia. All’inizio erano necessari circa otto mesi per varare una nave, verso la fine della guerra la SS Robert E. Peary, costruita à Richmond (California), ha richiesto solo centoundici ore di lavoro40! Si tratta di un record, pubblicizzato come quello dell’estrazione del carbone (227 tonnellate in un solo turno) del minatore Alexei Stakhanov, in URSS nel 1935…

Le statistiche mostrano che la produzione industriale tedesca continua a crescere fino alla fine della primavera del 1944, con vari espedienti e soluzioni razionali (produzione industriale in tunnel e assemblaggio all’ultimo momento). Però, i massicci bombardamenti dei paesi dell’Asse (anche in Giappone) distruggono e danneggiano in parte il sistema produttivo, dei trasporti e delle infrastrutture ed indeboliscono la potenza militare dell’Asse; questa retrocede progressivamente, mentre negli Usa ed i vari paesi alleati lontani dai campi di battaglia continua a crescere e si organizza. Solo un Blitz Krieg avrebbe potuto permettere al tandem Hitler-Mussolini ed anche ai Giapponesi di ottenere il controllo di una regione in Europa e nel Pacifico.

(2. Continua – QUI la prima parte dell’intervento)

 

Bibliografia

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2 – Lensen, George The Russo-Chinese War. Diplomatic Press., Tallahassee (Florida),1967, p. 50

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5 – https://www.dday-overlord.com/materiel/armements/vickers-303

6 – Broadberry, Stephen and Harrison, Mark – eds. The Economics of World War I (2005) ch 1 – on line)

7 – Watson, Grieg “The armor plate of conflict” BBC, 16.06.2014

8 – https://www.magiedallaterra.it/blog/il-tessuto-dortica/

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10 –   https://www.britannica.com/event/World-War-I

11 – Blum, Matthias; Eloranta Jari; Osinsky, Pavel “Organization of War Economies” in International Encyclopaedia of WW1 – on line, 08, Oct. 2014

12 – “France-Allemagne: 200 ans de guerre et de passion” in L’Histoire,  N° 100, agosto 2023

13 – “The Mukden Incident of 1931 and the Stimson doctrine” – Office of the Historian – US GOV -Washington, DC. Sd.

14 – Young, Louise Japan’s Total Empire: Manchuria and the Culture of Wartime Imperialism, Los Angeles, University of California Press, 1998, ch. 4

15 – Giraudo, Alessandro Le Nerf de la Guerre, Paris, éd. De Taillac, 2013, pp. 287-289

16 – Giraudo, Alessandro Or, argent e folies des grandeurs, Paris, éd. Economica, 2017, pp. 141-142

17 –  AA. VV., Afrikakorps 1941-1943, 1993, Osprey Publishing Ldt.

18 – Lopez, Jean & Otkhmezuri,  Lascha  Barbarossa:1941: la guerre absolue, Paris, Passés Composés, 2019, introduction  et Ch. I

19 – Spindler, John E. “Panzer Fury in Hungary” in Warfare History Network, Sept. 2017

20 – Lopez, Jean Berlin – Les offensives gantes de l’Armée rouge: Vistule, Oder, Elbe (12 janvier-9 mai 1945), Paris , Economica, introduction

21 – Stout, Jay A Fortress Ploiesti: The Campaign to Destroy Hitler’s Oil Supply, New York, Casemate Publ. 2011, ch. 9 & appendix

22 – Olien, Diana Davids; Olien, Roger M. Oil in Texas: The Gusher Age, 1895-1945. Austin, US: University of Texas Press – 2010, foreword

23 – Krammer, Arnold   “Operation PLUTO: A Wartime Partnership for Petroleum” in Technology and Culture. 33 (3), July 1992: pp. 441–466

24 – “Les guerres de l’énergie – Le Point, 7 dicembre 2022

25 – Bucham, Andrew “Silent Ally: in WW2:  USA Policy toward Spain; 1939-1945” in Journal of Transatlantic Studies 7-2, pp  93-117

26 – “Critical Metals in WW2” in Arizona Geology Magazine, Arizona Univ. – Lowell Institute, Tucson, 10.03.2022

27 – Giraudo, Le nerf de la guerre, ibidem, pp. 144-145

28 – Brady, Matthiew “War Plan Juan” (thesis) School of Adv. Air and Space Studies, Maxwell, Alabama, 2012, ch. 2

29 – Keegan, John Intelligence in War, New York, Vintage Books, 2004, ch. 6

30 –  Segre, Luciano La “battaglia del grano”; depressione economica e politica cerealicola fascista, Modena, Cuem, 2017, conclusioni

31 – Collingham, Lizzie: The Taste of War: World War Two and the Battle for Food. New York,Allen Lane, 2011, Ch.2-3 32 – Götz, Aly Comment Hitler a acheté les Allemands, Paris, Flammarion, coll. « Champs Histoire », 2008, diversi capitoli

33 – “Seconde Guerre Mondiale: comment les nazis ont fait main basse sur les vins français » in Sud-Ouest, 22.3.2023

34  – Lebillon, Philippe. (éd.), Geopolitics of resource wars: resource dependence, governance and violence, Numéro spécial de Geopolitics, London, Frank Cass, 2005, differenti capitoli

35 – Giraudo, Alessandro Le nerf de la guerre, ibidem, pp. 298-299

36 – Giraudo, Alessandro, Le nerf de la guerre, ibidem, p. 299

37 – Aalders, Gerard Nazi Looting: The Plunder of Dutch Jewry During the Second World War. Oxford, UK & New York: Berg Publishers, 2004, pp. 37–39

38 – “Gold Vault” – sito della Federal Reserve f New York – on line

39 – http://ndl.ethernet.edu.et/bitstream/123456789/13137/1/300%20.%20Mark_Harrison.pdf#page=25arrenders

40 – Péricone, Laurent « Liberty ships : la victoire à fond de cale », Guerres & Histoire, no 10,? décembre 2012, p. 90-94

 

*Alessandro Giraudo, insegna Finanza Internazionale e Geopolitica delle materie prime in due Grandes Ecoles di Parigi e al Politecnico di Torino; è l’autore di “Storie straordinarie delle materie prime” (vol 1-2 )  e di “Quando il ferro costava più dell’oro” (tutti pubblicati da ADD editore).

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