Materie prime, conflitti e guerre

miniera
E' possibile anche leggere tutta la storia analizzandola con il prisma delle materie prime, sapendo che non sono sempre le stesse (foto Tom Fisk da Pexels)

I principali conflitti  di tutti i secoli  si sono svolti per motivi economici, in particolar modo quelli legati alla competizione internazionale per l’approvvigionamento delle materie prime

  

(Pubblichiamo la prima parte della relazione “Guerra e materie prime: il punto di vista della storia economica” che il prof. Giraudo*  presenterà al Polo del ‘900 a Torino nell’ambito del progetto “Polvere” a cura della Fondazione Vera Nocerini il 15 novembre prossimo. In questa prima parte l’autore si concentra sugli eventi fino alla fine del XIX secolo)

 

Spesso si legge l’intera storia attraverso le opinioni filosofiche e religiose, attraverso l’evoluzione della tecnologia delle armi e delle tecniche di combattimento, della tecnologia civile o altrimenti si applica una lettura attraverso il denaro e la finanza. Ma è possibile anche leggere tutta la storia analizzandola con il prisma delle materie prime, sapendo che non sono sempre le stesse. Il possesso ed il controllo dell’acqua, dei cereali, di certi metalli (bronzo, ferro, oro, argento, per esempio) sono stati la chiave di volta del potere, senza dimenticare alcuni tipi di materie prime come sale, spezie, seta, lapislazzuli, ambra, corallo, pietre preziose, olio e vino, tessuti, bestiame, soprattutto pecore (lana), bovini (latte, carne, cuoio, energia meccanica e …letame da non dimenticare!), cavalli impiegati nelle guerre.

La rivoluzione industriale ha cambiato le carte sul tavolo del potere. Il tandem ferro-carbone ha offerto il potere alle nazioni che li possedevano ed ha permesso loro (per quasi due secoli) di controllare altri paesi attraverso armi e /o tecnologia (colonialismo). Ma, dalla fine della 2° Guerra mondiale, le carte sono state nuovamente cambiate sul tavolo: petrolio, gas, energia nucleare, metalli critici hanno assunto un ruolo importante, senza marginalizzare altre materie prime essenziali tra cui figurano il legno, molti metalli di base e ferrosi e strategici, cereali, tessuti…la sabbia e l’acqua. E, naturalmente, non bisogna dimenticare la tecnologia che accompagna lo sfruttamento e l’uso di queste materie prime, e la finanza che consente loro di svolgere un ruolo di arbitraggio in un mondo pieno di rischi e incertezze.

Metalli preziosi, il grande motore di tutta la storia

 L’invasione egiziana (ai tempi della XVIII dinastia) della Nubia è motivata essenzialmente dalla ricerca di miniere d’oro, che avevano già fatto la fortuna dei faraoni neri1, che finanziano lo splendore e la potenza delle XVIII-XIX dinastie. La guerra di Troia è alimentata dal tentativo delle città greche di controllare lo stretto dei Dardanelli e, soprattutto, una regione ricca di oro alluviale (per esempio, il fiume Pattolo, che ha reso ricco e famoso il re Mida), sapendo che Troia è anche il principale mercato dell’oro nel Mediterraneo dell’epoca.

Alessandro Giraudo
L’economista Alessandro Giraudo durante una conferenza peer il lancio della strada della seta a Shanghai, dove era stato invitato dal governo cinese

E sono l’oro e l’argento proposti a una città dopo l’altra dai Persiani che influenzano le guerre tra le città greche e, poi, tra queste città e la Persia2, senza dimenticare che lo sviluppo economico, culturale (kal?sagath?s) e diplomatico di Atene si basa sulle miniere d’argento del Laurio, dove lavorano trentamila schiavi; questo argento finanzia anche la costruzione di una flotta di 200 trireme, voluta da Temistocle che partecipa in larga misura alla vittoria della flotta panellenica contro l’impero persiano di Serse I (battaglia di Salamina del 480 a.C.).  Ed è ancora l’argento macedone che finanzia la spedizione di Alessandro in Egitto; il condottiero riesce ad impossessarsi dei 190mila talenti del favoloso tesoro di Dario che gli permettono di lanciare le sue truppe nel tentativo di invasione dell’India, dove cerca l’oro sulla costa occidentale del paese. Si tratta delle miniere d’oro della regione di Delhi-Jaipur (deposito di Pular), Bangalore e, ancora più a sud, le miniere di Hutti e Kolar3.

Le conquiste dei Romani sono state fortemente influenzate e motivate dalla ricerca dell’argento e del rame spagnolo (guerre puniche contro Cartagine); Cesare ha invaso la Britannia per controllare le miniere di stagno della Cornovaglia, Augusto ha lanciato le due guerre cantabriche contro gli abitanti iberici del Nord della Spagna per accedere alle miniere d’oro di Las Medulas, abbondantemente descritte da Plinio. Con la conquista dell’Egitto da parte di Augusto4, Roma recupera l’equivalente di un miliardo di sesterzi in metalli preziosi e può cambiare i suoi aspetti edilizi: edifici ufficiali, templi e ricche ville imperiali sono costruiti in marmo. Le due guerre di Traiano in Dacia offrono a Roma a possibilità di controllare le miniere d’oro di Ros?ia Montana? (Romania occidentale).

Più tardi, la conquista della Spagna meridionale da parte dei califfati permette loro di disporre di argento, rame, olio, lana. L’espansione verso est del mondo musulmano, finanziata dal commercio degli schiavi, dalle pesanti tasse sui mawâlî (coloro che si sono convertiti) e dalle miniere d’argento persiane e quella di Jabali (Yemen)6, ha un obiettivo preciso: l’Afghanistan e le sue ricchezze minerarie, con la famosa miniera d’argento Bajahir. Ed i Califfati combattono a Talas7 (attuale Kirghizistan) contro a dinastia cinese dei Tang (751) per controllare le miniere di metalli preziosi della regione.

Anche l’espansione del mondo vichingo è in larga misura spiegata dalla disponibilità dell’argento che i coraggiosi ed agguerriti conquistatori accumulano con le loro razzie; questi schiacciano tutto il vasellame d’argento “raccolto” per formare delle lastre che poi sono tagliate per pagare gli acquisti regolari, per esempio di spezie negoziate a Bagdad. Il nome rublo proviene dal verbo russo “rubit” che significa proprio tagliare…E la domanda d’argento (che manca in Cina) della dinastia dei Mongoli spinge i loro mercanti a recarsi fino nel porto di Caffa per negoziare del metallo bianco che pagano con l’oro estratto nello Yunnan. I mercanti genovesi realizzano dei profitti incredibili: con un’oncia d’oro comprano anche dodici once d’argento in Spagna; sul mercato di Caffa con solo otto once d’argento ottengono un’oncia di metallo giallo8 …!

Numerosi conflitti in Mitteleuropa si sono svolti intorno al bacino minerario delimitato dal quadrilatero Austria-Baviera-Cechia-Polonia, con le grandi miniere d’argento di Freiberg, Joachimsthal, Goslar e Rammelsberg9 che, con quelle del Devon inglese, hanno partecipato al finanziamento delle Crociate con il denaro dei conventi (ed anche delle chiese) prestato ai cavalieri in partenza per la Terra Santa contro garanzie fondiarie…Ecco la  spiegazione della ricchezza latifondista di conventi e di abazie, diventati il più ricco proprietario fondiario in Europa all’epoca medievale10.

I metalli preziosi americani

Carlo V

 L’arrivo dei metalli preziosi americani nasconde e compensa una drammatica crisi per la Spagna che ha cacciato mori ed ebrei, perdendo il loro know-how. Il mondo arabo ha un tessuto sociale di piccoli commercianti, di artigiani, di apotecari, di agricoltori che sanno come gestire l’acqua (scarsa in Spagna); il mondo ebreo fornisce i mercanti del grande commercio internazionale, i traduttori, i giuristi ed il corpo sanitario; oltre i medici, molte levatrici sono ebree e la loro cacciata comporta una esplosione della mortalità infantile, delle donne incinte e delle puerpere. L’argento della miniera di Potosì11 e di quelle del Messico finanzia el siglo de oro spagnolo e le guerre in Europa organizzate da Carlo V e suo figlio Filippo II, i grandi impresari delle guerre del continente nel XVI secolo. La vittoria di Lepanto è in parte finanziata dall’argento delle miniere americane. Così come i metalli preziosi dei conventi inglesi (più di 800) nazionalizzati da Enrico VIII, dopo lo scisma da Roma. Inoltre, le campane dei conventi sono utilizzate per fondere i cannoni che armano la Marina inglese (non ancora la Marina britannica perché Londra è in guerra con la Scozia), ampiamente mobilizzata – in seguito – dalla figlia Elisabetta contro la Spagna. Il piombo delle grondaie è utilizzato per fabbricare i proiettili per i cannoni, gli archibugi ed i moschetti. Intanto, una guerra molto speciale si svolge nei Caraibi per controllare il flusso dell’oro e dell’argento. Inghilterra, Olanda e Francia attribuiscono persino “lettere di corsa” (dette anche lettere di marca o patente di corsa) ai corsari che arrembano le navi spagnole cariche di metalli preziosi destinati a Siviglia. Corsari, pirati, bucanieri e filibustieri si dedicano a questa lucrativa attività che si estende anche ai galeoni carichi di cocciniglia, un materiale colorante (rosso) che viene prodotto solo in Messico. Questo tipo di rosso è molto più potente del rosso di garanza, prodotto in Europa, ma costa molto più caro.

In Giappone, la grande miniera d’argento di Iwami Ginzan (scoperta nel 1523) e quelle di Honshu svolgono un ruolo essenziale nella guerra civile che si conclude con l’inizio del periodo Edo12. Shogun, daimyo e samurai si battono duramente e chi controlla l’offerta del metallo bianco può assoldare mercenari ed armare gli ashigaru, la fanteria leggera equipaggiata con i moschetti che i Portoghesi vendono a Macao contro l’argento giapponese13. Ed è ancora l’argento che partecipa alla caduta della dinastia Ming (1644). Il paese è la vittima degli effetti della piccola glaciazione che ha colpito il mondo intero, della caduta del commercio internazionale che gli fornisce argento, dell’inizio dell’isolazionismo giapponese (uno dei principali fornitori del metallo bianco al paese), della corruzione dell’amministrazione e delle lotte di potere – spesso realizzate con omicidi che utilizzano i “rubans rouges” – tra concubine, donne ufficiali ed eunuchi nella Città Proibita che sabotano14 senza scampo il paese.

È l’oro in Brasile scoperto dai bandeirantes portoghesi che permette a Lisbona di uscire da una da una profonda crisi; le attività commerciali del paese hanno subito un grave collasso e sulle rotte verso l’Asia i lusitani sono stati parzialmente rimpiazzati dagli uomini della VOC olandese e dell’EIC inglese, le due grandi Compagnie delle Indie Orientali.

Le guerre napoleoniche creano un grave scompiglio nel mondo delle materie prime con i blocchi economici reciproci fra la Francia ed i suoi alleati e la coalizione Inghilterra-Austria-Prussia-Russia. Londra giunge persino a proporre ai suoi alleati di versare delle somme importanti, pagate con dell’oro, fornito dal banchiere Rothschild, le truppe che partecipano al conflitto; per ogni uomo che gli alleati mobilizzano ottengono un certo controvalore in metallo giallo, anche se il sodato è morto o se ha disertato; nel mondo colloquiale militare questi soldati sono chiamati la Golden Cavalry of St George15.

E sono anche le miniere d’oro scoperte in Sud Africa e Australia che permettono a Londra di affilare le armi e sviluppare la marina britannica; questa deve garantire la protezione delle rotte dei mercanti inglesi che occupano commercialmente mezzo mondo. In Siberia c’è un vero e proprio gold rush (1830-50), come in California a partire dal 1849 (ecco l’origine del nome affibbiato ai minatori: i Fortyniners). Queste scoperte finanziano delle mire espansioniste della Russia (guerra in Crimea, per esempio)16 … e l’oro appena scoperto in California partecipa in misura importante alla vittoria degli stati del Nord contro i Confederati del sud nella guerra civile americana. Le due guerre boere (1880 e 1899) sono fortemente legate alla scoperta di miniere d’oro e diamanti nella regione e al difficile dialogo tra boeri di origine olandese (Boero significa contadino in olandese) e gli Inglesi che hanno occupato l’area dalla fine delle guerre napoleoniche17 .

Rame, stagno, ferro e le guerre per controllarne la produzione

  Rame e stagno sono i due metalli strategici essenziali durante l’età del bronzo. Così i principali paesi europei produttori di rame diventano terre di conflitto: Sinai (ambito dagli Egiziani), Spagna meridionale (guerre puniche), l’isola di Cipro (che dà il nome al metallo, occupata dall’Egitto, dai Greci e infine dai Romani)18, il bacino germanico (i Romani fanno una corte frenetica alla provincia del Norico). E le due regioni che producono stagno sono terre di conquista per i Romani (Cornovaglia, con l’invasione della Britannia condotta da Cesare, e le montagne anatoliche del Tauro).

In Estremo Oriente, la mezzaluna dello stagno (Yunnan cinese, penisola indocinese, Malesia, Indonesia) è una regione di conflitti permanenti, come l’Indonesia, l’unico grande produttore di rame con il Giappone nella regione. Dal XII secolo a.C., dopo l’invasione del bacino mediterraneo levantino realizzata dai “popoli del mare”, si interrompe il flusso di stagno con una crisi dell’offerta di bronzo. Lo stagno è in parte rimpiazzato dall’arsenico per indurire il rame, ma queto metallo è molto tossico e micidiale per i fabbri…non a caso Vulcano, il fabbro dell’Olimpo, zoppica come gli dei delle mitologie scandinava e di tutta l’Africa: tutti sono vittime dell’arsenico che penalizza chi lo impiega con delle malattie nel sistema nervoso delle gambe (la mitologia spesso interpreta in modo poetico e con molta fantasia la realtà!). Allora, il bronzo è progressivamente sostituito dal ferro ed i fabbri si ingegnano a produrre una temperatura più alta (il ferro fonde a 1536°)  per potere fucinare il ferro. Questo metallo, per molto tempo non è stato estratto dalle miniere, ma proviene dal cielo: le meteoriti sono un misterioso “dono degli Dei” ed i potenti vogliono possedere le impugnature delle loro armi in ferro ed i religiosi vogliono esporre le meteoriti nei templi per provare l’esistenza degli dei: il ferro dunque costa molto caro…anche otto volte più dell’oro presso gli Ittiti19.Tutti i responsabili militari vogliono dotare i loro soldati di armi di ferro, molto più resistenti di quelle di bronzo. Questa domanda fa la fortuna dell’isola d’Elba, della regione Norica, della Slovacchia, delle aree germaniche. Anche il Luristan e l’India (la regione di Delhi) diventano terre di conquista per la qualità del loro ferro.  Inoltre, è possibile pensare che la reconquista spagnola delle regioni meridionali del paese nelle mani dei califfati sia un’operazione per recuperare le numerose miniere di argento, rame, ferro e mercurio (la più grande miniera dell’epoca, situata ad Almadén)20. E intorno all’anno mille, con la decadenza dell’Europa occidentale, il principale bacino produttore di metalli di base è la regione compresa fra gli Urali orientali e il deserto del Gobi e, ancora una volta, lo Yunnan. Il “go west” dei mongoli è anche largamente finanziato dalla grande disponibilità di metalli nelle regioni occidentali della Cina. Solo molto più tardi, grandi miniere di ferro sono scoperte in Norvegia, Svezia e Urali.

E le battaglie commerciali dei mercanti europei del Rinascimento mostrano il grande interesse per i metalli, soprattutto dal bacino germanico. Il rame viene commerciato a Venezia (sul mercato di Rialto) e il potente mercante-banchiere bavarese Fugger cerca di ottenere il monopolio sulle forniture di rame delle regioni germaniche per tutta l’Europa21.

La coppia ferro-legno rappresenta l’ingrediente principale per la produzione di cannoni di ferro che sono in competizione con i cannoni di bronzo (foto Pixabay)

La coppia ferro-legno rappresenta l’ingrediente principale per la produzione di cannoni di ferro che sono in competizione con i cannoni di bronzo; per entrambe le produzioni sono necessarie grandi quantità di legname per fabbricare il carbone di legna. È molto interessante osservare che le guerre europee post-barocche sono combattute soprattutto nel Nord Europa e nel bacino baltico; la grande disponibilità di ferro svedese di alta qualità e le foreste scandinave offrono un ruolo strategico a queste regioni e suscitano l’interesse di diversi paesi.

La scoperta dell’America è stata principalmente una fonte di metalli preziosi; il trasporto di metalli di base e ferrosi (pesanti e difficili da estrarre) ritarda notevolmente l’approvvigionamento dei metalli di base americani che, invece, diventano essenziali per accompagnare la rivoluzione industriale europea, circa tre secoli dopo. Ed è proprio la rivoluzione industriale (enorme domanda di metalli ferrosi e non) che innesca la prospezione e la ricerca di nuove miniere, ma anche i conflitti tra diversi paesi, soprattutto nell’Europa centrale, una regione ricca di metalli.

Un caso molto evidente di guerra per il controllo delle regioni produttrici di metalli di base è rappresentato dalla Guerra dei Sette Anni, la prima vera guerra mondiale perché le battaglie si svolgono in Europa, nell’America del Nord ed in Asia.  Questo conflitto inizia quando la dinastia degli Asburgo (Impero austriaco) decide di recuperare il territorio della Slesia (zinco, piombo, argento e grandi miniere di carbone), ceduto la Prussia durante la guerra di successione austriaca (1740-1748). La disputa territoriale si aggiunge alla rivalità tra Gran Bretagna e Francia per il controllo del commercio mondiale e il dominio di India, Canada e Louisiana22. La Gran Bretagna, alleato della Prussia e della dell’Austria, entra in conflitto con la Spagna, alleato della Francia. Molte guerre coloniali scatenate dagli Stati europei, soprattutto in Africa e in Asia, si basano su interessi economici, in particolare sulla fornitura di metalli essenziali per lo sviluppo dell’economia europea.

All’epoca, il ferro diventa essenziale per l’espansione delle reti ferroviarie, le opere pubbliche, la costruzione di edifici nelle città e degli impianti industriali. La rapida diffusione dell’elettricità richiede enormi quantità di rame; la domanda proviene dall’urbanizzazione delle città e dall’elettrificazione dell’apparato produttivo. Le compagnie minerarie cercano questi metalli dove si trovano e questo spiega alcune conquiste militari di regioni ricche di metalli (Congo, la mezzaluna asiatica dello stagno, per esempio).

Le ripetute guerre in Crimea tra la Russia e l’Impero ottomano confermano l’interesse per il possesso dei porti di questa penisola che consentono l’accesso alle grandi risorse dell’Ucraina e della Russia meridionale. La guerra franco-prussiana del 1870 ruota attorno ai bacini minerari (ferro e carbone) sul confine franco-tedesco e non è un caso se l’Alsazia-Lorena cambia bandiera due volte. E la Guerra del Pacifico (anche chiamata la Guerra del salnitro) che si svolge fra il Cile e la coalizione formata dalla Perù e dalla Bolivia è un classico esempio di una guerra combattuta per le materie prime; in questo caso per il guano (importantissimo concime per l’agricoltura europea; in pieno sviluppo), per il salnitro e per lo stagno. Il Cile, che vince la guerra, ottiene vari territori e la Bolivia perde l’accesso all’oceano dai cui porti esporta lo stagno verso l’Inghilterra23.

 Energia: conflitti per legname, carbone, petrolio, gas

 Nella storia, ci sono varie conferme di conflitti militari per il controllo dell’energia (quella dell’epoca). Si tratta di guerre per il controllo delle foreste che forniscono legno destinato alla costruzione navale (militare e commerciale), all’edilizia ed alla produzione di carbone vegetale… L’impero egiziano e, molto più tardi, l’impero ottomano hanno sempre avuto problemi per ottenere del legno di qualità; il Libano, con le sue foreste nelle catene montuose, è stato il principale fornitore. Questo legname è anche impiegato nella produzione di rame nell’isola di Cipro, che – dopo la drammatica deforestazione dell’isola per produrre carbone vegetale – deve importare legname dal Libano. E la “guerra dei 300 anni” tra Venezia e l’Impero Ottomano ha, tra le varie cause, il controllo dell’approvvigionamento di legname nei Balcani (per le navi e per il carbone da legna per la produzione di cannoni).

È interessante segnalare i reciproci  “colpi di mano” veneziani ed ottomani nelle foreste controllate dall’avversario (soprattutto balcaniche) per tagliare degli alberi con due obiettivi: il primo è quello di “rubare” del legname al nemico per utilizzarlo nella propria economia; il secondo è quello di sabotare la produzione del nemico che dispone di meno materia prima per fabbricare navi da guerra, per produrre carbone vegetale (armi bianche e da fuoco), legname destinato all’edilizia militare ed anche civile. L’impero ottomano crea persino un corpo speciale di giannizzeri, incaricato di proteggere le foreste contro le operazioni “commando” dei Veneziani, di coltivare alberi di alto fusto destinati alla marina e di lottare contro i tagli abusivi degli stessi abitanti della regione che sono alla ricerca permanente di legname per il loro uso personale24. Le guerre scandinave e baltiche post-barocche sono state motivate, fra l’altro, dall’ampia disponibilità di legname nella penisola scandinava e nelle foreste polacche.

Probabilmente, uno dei primi conflitti in cui il carbone ha avuto determinante è stata la guerra civile americana tra Nord e Sud.  Molte battaglie sono combattute nella regione carbonifera degli Appalachi, che hanno contribuito in misura importante allo sforzo dei nordisti; antracite (soprattutto nei bacini settentrionali) e carbone bituminoso e lignite (nei bacini meridionali) servono per fondere i cannoni e per far funzionare le locomotive, essenziali nella logistica del terribile conflitto25.

Con la rivoluzione industriale il carbone diventa un elemento fondamentale nello sviluppo dei paesi; quelli che lo controllano detengono le chiavi del successo economico. Ancora una volta, la guerra franco-prussiana del 1870 e le due guerre mondiali sono esempi in cui si manifestano interessi nel possesso di miniere di carbone.

Petrolio: conta poco fino alle grandi scoperte degli anni 1860

 È necessario ricordare certi conflitti regionali per il controllo di alcune fonti di bitume in Medio Oriente, materiale essenziale nel calafataggio di imbarcazioni e cisterne destinate allo stoccaggio dell’acqua. i Romani vogliono conquistare Petra che, all’epoca, è il grande mercato del bitume di tutto il Mediterraneo, ma non arrivano così rapidamente ed è Traiano che occupa Petra; la conquista senza combattere dopo la morte nel 106 del re nabateo. La città diventa anche un’importante base romana per lanciare gli attacchi contro i Parti.

Per molto tempo, non si parla di petrolio che è utilizzato nella farmacopea e non è ancora essenziale nella produzione industriale. Durante vari secoli, l’olio di balena è utilizzato per produrre della luce, per lubrificare le ruote dei carri, le pulegge e le cime della marina e le corde del mondo agricolo; in seguito, è largamente impiegato per i macchinari degli opifici ed il materiale ferroviario. Ed è proprio lo sviluppo dell’industria del petrolio che “salva le balene”; questa industria è molto sviluppata nella regione di Boston e rappresenta la quinta industria degli USA e la ricchezza della regione che attira molti pescatori, soprattutto i baschi, specializzati nella caccia alla balena!

Il successo del mondo petrolifero crea il collasso totale dell’industria della balena già penalizzata dalla guerra civile americana che trasferisce l’attività sulla costa americana del Pacifico; ma i costi molto bassi e fortemente competitivi del petrolio scardinano completamente il settore baleniero con una crisi drammatica ed una riduzione radicale della flotta baleniera mondiale26.

Guerre per il controllo dei cereali e la paura delle carestie

 Le carestie hanno dominato tutta la storia delle grandi regioni cerealicole hanno giocato un ruolo essenziale ed “alimentato” le popolazioni, ma anche le guerre. Numerosi conflitti si sono svolti per controllare la mezzaluna fertile persiana, le terre nere dell’Ucraina et le grandi steppe russe, le pianure polacche, tedesche, francesi, la valle del Po, la Sicilia e la Puglia che hanno sempre fornito cereali come, in Asia, le regioni cinesi dello Henan et del Shandong.

Le conquiste realizzate dalle città greche della Magna Grecia sono, di fatto, delle operazioni militari di tipo coloniale; le varie città greche, cioè i centri militarmente potenti ma minacciati dalla scarsità di materie prime, vogliono garantirsi l’approvvigionamento di grano, olio e vino. Una delle ragioni della strategia romana nella conquista dell’Egitto è proprio stata la necessità di mettere le mani sul granaio del Mediterraneo dell’epoca …paradossalmente, oggi, l’Egitto è il secondo importatore di grano nel mondo! Roma crea persino flotta “alessandrina” (classis alexandrina) specializzata nel trasporto del grano egiziano che giunge a Pozzuoli, il più importante porto italiano dell’Impero Romano. Numerose chiatte e piccole imbarcazioni lo trasportano ad Ostia e nel porto artificiale di Ostia (portus ostiensis, terminato da Nerone) da cui il grano riparte, navigando sul Tevere, per essere stoccato nei grandi granai di Roma, controllati da privati; e l’Annona acquista più di ¼ di questo grano per distribuirlo gratuitamente alla plebe romana (panem et circenses). Si stima che Roma importi 250 mila tonnellate di grano/anno, di cui più di 100 mila provengono dall’Egitto e che, all’epoca di Cesare, 320 mila persone ricevono il grano gratuitamente. Seneca descrive l’avvistamento delle prime navi celeri (le tabellariae) che preannunciano l’arrivo della flotta e Cicerone (il senatore è uno dei 15 legati che collaborano con Pompeo alla gestione di questo importante commercio di grano) afferma che Pompeo spesso concede la cittadinanza romana ai commercianti che collaborano intensamente alle operazioni per ricompensarli del loro aiuto. È interessante segnalare che, durante le guerre puniche, Capua ed alcune città limitrofe si ribellano e si alleano con Cartaginesi. I Romani si trovano immediatamente in grave disagio per la mancanza di grano; il frumentum tributum dalle province non basta e devono rivolgersi ad altri mercati e ad altri paesi, compreso l’Egitto. E quando nel 211 la ribelle Capua è riconquistata dalle forze romane, il senato subito si affretta ad incoraggiare la coltivazione di cereali nell’Agro Campano27 .

Evidentemente, l’espansione del mondo arabo deve fare i conti con la disponibilità di grano ed allora Sicilia, Puglia, Egitto, mezzaluna fertile diventano obiettivi essenziali; ma il grano ed il pane in particolare non compaiono con frequenza nel Corano, al contrario del Vangelo e dei testi ebraici; spesso sono citarti i datteri 28.

La scoperta dell’America, e più tardi dell’Australia, ha aumentato l’offerta mondiale di cereali – in particolare del mais introdotto in Europa e nel mondo intiero nella prima metà del XVI secolo – coltivati nelle Great Plains, nella pampa argentina, in Brasile (Mato Grosso, Goiás, Parana, Minas Gerais) ed in Australia.

Non bisogna dimenticare il riso, il cereale più importante nella dieta umana, soprattutto in Asia e in Africa. Le quattro occupazioni cinesi del Vietnam settentrionale (per più di un millennio dal II secolo a.C., durante l’era della dinastia Han) e la seconda invasione cinese del paese settentrionale, durante il periodo mongolo, sono in gran parte motivate dalla ricerca di riso e acqua nel paese. Molti periodi della storia cinese sono costellati dalle carestie che sono state una delle principali cause della caduta delle varie dinastie: dagli Han ai Tang, al disastroso collasso dei Ming. Ma anche la caduta di Roma è in parte l’effetto della carestia del V secolo.  E numerose rivolte contadine in Europa, soprattutto quelle che hanno preceduto la Grande Peste sono il frutto di gravi crisi alimentari, in particolare cerealicole. L’eruzione del 1600 di un vulcano peruviano (Huaynaputina) sabota in misura drammatica i raccolti di cereali russi del 1601-1602 e un terzo della popolazione muore di fame, nonostante la decisione del governo di Boris Godunov (proprio quello dell’opera di Musorgskij sul libretto di Puškin), di distribuire i cereali dei granai statali; disordini e instabilità politica nell’impero zarista durano una quindicina di anni.  Alla base della Rivoluzione Francese c’è un paio di raccolti cerealicoli, sabotati dall’eruzione del vulcano islandese Laki del 1783-8429 , come le gravi carestie del 1816/17 con le grandi instabilità dei regimi politici nel mondo intero, dopo la terrificante eruzione del vulcano Tambora (Indonesia) del 1815 che causa due anni “senza estate”…I cieli rossastri di  William Turner , dipinti nel 1816, sono la migliore testimonianza del disastro vulcanico che ha influenzato la vita sull’intero pianeta.

Numerosi conflitti per il controllo delle spezie e del sale

I paesi spesso si sono lanciati in guerre per conquistare terre, per proteggerle e per controllare il passaggio delle spezie con un preciso obiettivo economico (foto Pixabay)

 Fino alla rivoluzione industriale le spezie hanno rappresentato un buon terzo del valore del commercio mondiale e quindi hanno attirato  molti interessi economici e commerciali ed i paesi spesso si sono lanciati in guerre per conquistare terre, per proteggerle e per controllare il passaggio delle spezie con un preciso obiettivo economico (riscuotere le tasse e promuovere il commercio e quindi attirare un flusso di capitali che entrano nel paese consentendo l’importazione di altri beni essenziali). Si hanno notizie di numerose guerre che i paesi del Nord Europa (privi di spezie) hanno combattuto contro i paesi del bacino meridionale del Mediterraneo, produttori di spezie o semplicemente luogo di transito delle spezie, provenienti principalmente dall’Oceano Indiano. L’Egitto e la regione levantina (Libano, Siria, per esempio) sono sempre stati luoghi ambiti da diverse potenze, così come la regione di Bassora ed i due fiumi (Tigri, Eufrate) che circondano un paese agricolo e molto ricco e sono anche ottimi sistemi di comunicazione e di trasporto. La conquista romana dell’Egitto ha avuto tra i suoi obiettivi il controllo della rotta delle spezie; probabilmente uno degli obiettivi delle crociate è stato lo stesso…persino i Mongoli hanno occupato la regione siriana e conquistato nel 1260 Aleppo30! Lo sforzo di vari paesi europei per trovare la “strada la più efficiente” per andare nelle Indie Orientali è all’origine della rivoluzione marittima; tutte le marine (militari e commerciali) vogliono rendersi indipendenti dai rematori perché hanno un enorme bisogno quotidiano di vettovaglie e d’acqua; almeno un chilo di cibo e almeno 4 litri di acqua per rematore, che devono essere caricati a bordo ogni giorno con l’arresto obbligatorio in un porto.  Una nave a vele può “veleggiare” per molto tempo se dispone di una cambusa ben rifornita…basta pensare al viaggio nel Pacifico di Magellano, durato 105 giorni, anche se le ultime settimane sono state un inferno per l’equipaggio.Questo sforzo è amplificato dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, che riduce notevolmente l’arrivo di spezie e altre merci (tra cui l’allume, prodotto essenziale per l’industria tessile e della pelletteria, e lo stagno dal Tauro). Ad esempio, tutta la cucina europea limita notevolmente l’uso delle spezie nella preparazione dei piatti, come dimostra uno studio che analizza il rapido cambiamento nella composizione degli usi culinari, suggerito dai ricettari dell’epoca. Inoltre, l’impatto sulla salute degli Europei è pesante perché le spezie sono, all’epoca, il principale antibiotico ed importante componente della farmacopea. E la guerra commerciale tra Venezia e il Portogallo per controllare il flusso del pepe in arrivo in Europa non è solo una disputa commerciale che dura quasi un secolo. Venezia vuole perfino suggerire ai Mamelucchi la costruzione del Canale di Suez (nel 1504), ma l’ambasciatore incaricato di formulare la proposta di questo progetto “Far una cava dal Mar Roso che mettesse a drectura in questo mare de qua, come altre volte fo rasnado de far” si ammala ed è rimpiazzato da un altro ambasciatore che, proprio alla vigilia della sua partenza, è riconvocato d’urgenza dal Consiglio dei Dieci e l’iniziativa è annullata31. Però, Venezia riesce a far accettare l’idea di lanciare una spedizione contro la flotta portoghese presente nell’Oceano Indiano, diventato il “mare nostrum” lusitano. L’arsenale di Venezia costruisce sei grandi navi da guerra; salpano per Alessandria, sono smontate, trasportate a Suez e rimontate dagli “arsenalotti” veneziani. Queste imbarcazioni partecipano, con navi egiziane e indiane, alla prima spedizione contro la flotta portoghese che è sconfitta32.  Ma, in seguito, il risultato è disastroso per questa flotta che non è più sostenuta da navi veneziane ed i Portoghesi possono concentrarsi nelle conquiste in Asia che si concludono con la pacifica presa di controllo (contro una rendita annua pagata in tael d’argento) di Macao (1557). Poi, durante il XVII secolo, i Portoghesi devono cimentarsi con la strategia della VOC che è ben precisa: la Compagnia Olandese delle Indie Orientali vuole assolutamente occupare le posizioni commerciali portoghesi in Asia, operazione favorita dalla lentezza e dall’inefficienza della polverosa amministrazione barocca lusitana ma anche dalle azioni militari olandesi che estendono i loro possedimenti nella regione, molto spesso con le armi. E ancora gli Olandesi combattono contro gli Inglesi (due guerre) nella regione per il controllo dell’isola di Run, principale centro di produzione della noce moscata, che rimane in mani olandesi in cambio della città di New Amsterdam, che diventa New York, in onore del Duca di York 33, passando sotto il controllo inglese.Ma le guerre non riguardano solo le spezie, le “scintille d’oriente”. Il sale è una materia prima ambita perché utilizzato principalmente per la conservazione degli alimenti, è un importante componente dell’alimentazione dell’uomo e per alcuni animali, è un prodotto impiegato dall’industria ed è una enorme fonte del gettito fiscale. L’elenco delle guerre per il sale è lungo e va da Venezia, che ha costruito l’inizio della sua fortuna sul trasporto e il commercio del sale, alla Guerra della Camargue del XIII secolo, dalla Guerra dei Cent’anni (controllo del sale fondamentale per la pesca inglese, tra le altre ragioni) alla guerra di Venezia contro Verona (1338) e contro Ferrara (1482-84), dalla grave rivolta contro la tassa del sale di papa Paolo III (Farnese) nel 1540 nelle regioni dell’Umbria (con la vittoria delle truppe pontificie e la decisione dei cittadini di non usare più il sale nel pane)34 all’altra ribellione contro il Ducato di Savoia (1580-1599)35. E vanno ricordate le descrizioni di Marco Polo dell’industria e del commercio del sale della Cina con forti interessi nello Yunnan e le rapide conquiste mongole delle regioni occidentali del Paese, in cui le spie mongole preparano le invasioni individuando i luoghi dove i cavalli potranno trovare il sale per nutrirsi, in particolare, i tanti laghetti salati all’ovest del Gobi 36. La storia degli imperi del Ghana, Mali e Songhai si sviluppa attorno al mercato del sale di Timbuctu, ai laghi salati e prosciugati di Teghaza e Taoudeni, all’oro delle ricche coste africane e agli schiavi37. Sul grande mercato di Timbuctù si scambiano oro, lastre di sale e schiavi, il cui prezzo è calcolato in sale, secondo la misura del loro piede38…! E molto più tardi, il sale diventa un elemento strategico nella guerra civile americana. I centri di produzione del sale confederati sono sistematicamente attaccati e distrutti dai soldati dell’Unione per sabotare la conservazione del cibo, la concia delle pelli, la produzione di esplosivi e munizioni e… per privare i cavalli del sale. Esiste una ricca documentazione sulla cavalleria del generale Lee, indebolita perché le monture mancano di sale; si ammalano, le loro lingue e le loro zampe si gonfiano (fra lo zoccolo ed il ginocchio) e perdono molta mobilità …e le donne posano i vasi da notte sulle finestre delle loro case per permettere la raccolta dell’urina, organizzata dai militari, necessaria per la produzione bellica39.

Guerre, conflitti e materie prime: sempre alla moda, anche oggi

A partire dall’inizio del XX secolo, petrolio e gas e l’energia elettrica (in gran parte prodotta con carbone, petrolio e gas), vari metalli (soprattutto i tecnologici sviluppati proprio durante la 1GM e, soprattutto durante la 2° Guerra mondiale), hanno condizionato la crescita  economica mondiale, gli scambi e molte guerre…ma anche i cereali (vedasi il problema del corridoio del grano nel Mar Nero con il conflitto Russia-Ucraina) rimangono un elemento fondamentale ed è necessario ricordare che nel 1950 la terra era abitata da 2.5 miliardi di persone…oggi ne ospita  otto miliardi! La tecnologia ha, ancora una volta, distribuito e redistribuito le carte delle materie prime fra i paesi con una rivoluzione nelle priorità e nei prezzi…basta citare il sale che costava quanto l’oro, il ferro che costava più caro dell’oro, certe spezie che costavano quanto l’oro, come la noce moscata…oggi, con un chilo d’oro è possibile acquistare quasi due tonnellate di noce moscata e con lo stesso chilo di metallo giallo è possibile ottenere 340 tonnellate di sale…!

(1. Continua)

Bibliografia:

1 – Klemm, Dietrich; Klemm, Rosemarie; Murr, Andreas “Gold of the Pharaohs – 6000 years of gold mining in Egypt and Nubia”. Journal of African Earth Sciences. 33 (3–4), 2001-01-01, pp. 643–659

2 – Green, Peter Les guerres Médiques, Paris, Tallandier, 2008, ch. 1-2

3 – Keay, JohnIndia, a History,  London,  HarperCollins, 2000, pp. 70-714 – (“Augusto, Gaio Giulio Cesare Ottaviano” in Treccani, it

4 _ “Augusto, Gaio Giulio Cesare Ottaviano” in Treccani, it

5 – Giraudo, Alessandro Storie straordinarie delle materie prime, Torino, EDD editore, 2019, pp. 94-101

6 – Benoit, Féraud, Michaud, Téreygeol “Nouvelles recherches sur la mine de al-Jabalî” in Arabian Humanitatis, 11/2003

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8 – Balard, Michel “Pouvoir et argent à Caffa au XV siècle” in La Méditerranée Médiévale, Pairs, éd. Puicard, 2006, pp. 121-131

9 – Sito web ufficiale delle miniere del Rammelsberg, su rammelsberg.de

10 – Giraudo, Alessandro  Le nerf de la guerre, Paris, éd. De Taillac, 2013,  cap. 10

11 – Téreygeol, Florian et Cruz, Pablo « La mine d’argent de Potosì : la technique au centre d’une lutte de pouvoir entre les Incas et les Espagnols (xvie-xviie siècles) », Patrimoines du Sud , 13 | 2021

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15 – Harvey, Robert. The War of Wars: The Great European Conflict, 1793-1815, London, Robinson Publ., 2007, ch. 7

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17  – “South African War – British-South African history” in  Encyclopædia Britannica, Britannica.com. 31 March 2011

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19  – Giraudo, Alessandro Quando il ferro costava più  dell’oro, Torino, Add ed.,  2023, ch. 1

20 – Giraudo, Alessandro Storie straordinarie …, ibidem, pp. 206-210

21 – Graulau, Jeannette “Finance, Industy and Globalisation in the Early Modern Period: the Example of the Metallic Business of the House of Fugger” in Rivista di Studi Politici Internazionali  Nuova Serie, Vol. 75, No. 4 (300) (Ottobre-Dicembre 2008), pp. 554-598

22 – Baugh, Daniel The Global Seven Years War, NY/London, 2021, ch. 16

23 – Farcau, Bruce “The Ten Cents War: Chile, Peru, and Bolivia in the War of the Pacific, 1879-1884” in Hispanic American Historical Review, Feb.2002

24  – Giraudo, Le nerf de la guerre, ibidem, ch. 18

25 – Weber, Thomas The Northern RR in the Civil War : 1861-1865, Bloomington & Indianapolis,  Indiana Univ-Press, 1952, ch.2 et 14

26 – Giraudo, Quando il ferro…, ibidem, pp. 247-250

27 – Frederiksen, Martin W. Puteoli e il commercio del grano in epoca romana In : Studi e ricerche su Puteoli romana : Atti del Convegno (Napoli, Centre Jean Bérard, 2/3 aprile 1979) [en ligne]. Naples : Publications du Centre Jean Bérard, 1981 (généré le 11 août 2023). Disponible sur Internet : <http://books.openedition.org/pcjb/1830>. ISBN : 9782918887638. DOI : https://doi.org/10.4000/books.pcjb.1830).

28 – Stasolla, Maria Giovanna  “Alimentazione e cultura nel mondo dell’Islam; il pane e l’olio”  in Clionet, vol. 4, 2020

29 – Wood, C. A. “The climatic effects of the 1783 Laki eruption”. In Harrington, C. R. (ed.). The Year Without a Summer?. Ottawa: Canadian Museum of Nature. 1992, pp. 58–77

30 – Mitai, Reuven”Mongol Raids into Palestine (AD 1260 and 1300)”.  In Journal of the Royal Asiatic Society, 1987, pp. 236–255

31 – Valle, Marco “Quando il Doge ed il Sultano immaginarono il Canale di Suez” in Insider, 23.04.2023)

32 – Miotto, Marco “Le navi del Soldano e le speranze di Venezia” in International Journal of History, vol 3/2, 2011, pp. 301-320

33 – Giraudo, Alessandro Storie straordinarie …, ibidem, pp.174-177

34 – Monti, Alessandro La guerra del sale (1540) Paolo III e la sottomissione di Perugia, Perugia, Morlacchi,   2017, intro.

35 – Comolli, Gianpietro “Guerra del sale in Italia” in Newsfood. com, 1.03. 2019

36 – Giraudo, Le nerf de la guerre, ibidem, cap. 7

37 – Cartwright, Mark “The Salt Trade in Ancient West Africa” in World History Encyclopedia, 6.03 2019

38 – Meunier, D. “Le commerce du sel de Taoudeni” , in Journal des Africanistes, 1980, 50 (2): pp. 133–144

39 – Lonn, Ella  Salt as a factor in the  Confederacy , Tuscalosa, University of  Alabama, 06/2004, p. 112

*Alessandro Giraudo, insegna Finanza Internazionale e Geopolitica delle materie prime in due Grandes Ecoles di Parigi e al Politecnico di Torino; è l’autore di “Storie straordinarie delle materie prime” (vol 1-2 )  e di “Quando il ferro costava più dell’oro” (tutti pubblicati da ADD editore).

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